5. Masquerade

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Mi risvegliai dal tepore dell’acqua che avvolgeva l’intero bagno. Ero qui da quanto? Un’ora? Forse qualcosa di più, ma mi sentivo dannatamente bene. Un bel bagno caldo nella mia vasca ad idromassaggio era quello che mi ci voleva per rilassarmi ancora un po’ prima di pensare alla seduta in palestra delle 4 di oggi. Avevo deciso di andare un’ora prima avvisando Christian, il mio insegnante, con un rapido messaggio. Lui era uno degli uomini per cui nutrivo profondo rispetto. Me l’aveva consigliata mio fratello la sua palestra, conosceva Christian dai tempi dell’università, anche se dopo un anno abbandonò gli studi per seguire le orme del padre che, morendo per un infarto, gli aveva lasciato in eredità l’intera palestra. Sin da piccolo si allenava nelle arti marziali, ma crescendo aveva affrontato un po’ tutti gli sport, dalla ginnastica artistica al judo, dal karate al krav maga. Ma la cosa che più mi sorprendeva era che nonostante fossimo a contatto quasi tutti i giorni, da quando ci conoscevamo, non ci fossi mai andata a letto. Eppure era bellissimo, da mozzare il fiato. La sua carnagione abbronzata tutto l’anno era da far invidia, e ci teneva tantissimo al suo aspetto, per questo si curava quasi come fosse una donna, anche se potevo assicurare che fosse etero. Conoscevo le sue conquiste, ne parlavamo ogni tanto quando eravamo sul tappeto a menarci. Come molte volte avevo bisogno di scaricare lo stress a lezione, anche lui era un essere umano, e sentiva gli stessi bisogni.

Osservai la busta poggiata sul bordo della vasca, ancora non l’avevo aperta. Cosa c’era che mi preoccupava, che mi spaventava? Cosa ci poteva essere lì dentro da farmi attendere così tanto, senza che me ne accorgessi? Feci una smorfia presa dalla curiosità ed uscii dalla vasca in cui l’acqua era ormai tiepida. Se ci fosse stata una regola nel fare il bagno, era quella di farlo finché l’acqua fosse calda, dopo... non avrebbe più avuto senso. Così mi avvolsi in un asciugamano, raccolsi i capelli in un turbante fatto con un altro asciugamano e presi la busta, andandomene in cucina, dove avevo lasciato la bottiglia dell’acqua sul tavolo. Mi riempii il bicchiere, e con le forbici aprii la busta nel più delicato dei modi. Non mi era mai capitato di ricevere dediche anonime, infatti nel camerino avevo solo una foto di mio fratello con la sua fidanzata – quasi moglie, e una dei miei, mentre erano davanti al Big Ben, la prima sera che arrivarono a Londra. Avevano un sorriso bellissimo nella foto, ed io me l’ero conservata. Sapevo che non avrebbero approvato quello che facevo, ma mi piaceva. Mi faceva sentire viva, passionale, accesa. Era un’arte che andava studiata ed accurata, migliorandosi giorno dopo giorno. Ci mettevo davvero l’anima quando ballavo, e non lo facevo in modo volgare. Per quello c’erano le altre migliaia di donne di New York. Strappata la busta in modo accurato, estrassi il biglietto che conteneva, restando sorpresa dal gioco di colori: nero ed argento. Diedi un’occhiata accurata al biglietto, capendo che si trattava di un invito.
Era un invito per una festa mascherata, in un locale a Brooklyn. La festa si chiamava per l’appunto Masquerade. “Originale”, pensai sarcastica. Aggrottai la fronte, lusingata da tale invito e girai il biglietto, trovando una calligrafia chiara sul retro.

“Mi piacerebbe che tu accettassi.
Daniel J.”

La festa si sarebbe tenuta venerdì sera, ed io lavoravo. Non potevo rinunciare allo spettacolo per andare a questo pseudo appuntamento con qualcuno che nemmeno conoscevo. Perché decisamente era un invito per un appuntamento. E se mi fossi trovata davanti un maniaco? Avrei saputo rispondere a tono, viste le lezioni di Christian. E se mi fossi trovata davanti un ragazzino troppo giovane? O un anziano? Non conoscevo bene la clientela di Layla, a parte qualche ragazzo che si sballava bevendo qui e lì.
Layla.
Pensando a lei, mi venne in mente che avrei potuto chiamarla e chiedere direttamente a lei se si ricordasse chi fosse il Daniel che le aveva passato la busta. Per questo presi velocemente il telefono, stranamente interessata all’uomo misterioso. Al primo squillo, rispose preoccupata.

<E’ successo qualcosa Jessica?>
<No no, va tutto bene Layla. E’ solo che mi chiedevo se avessi visto chi ti ha dato il biglietto per me, ieri sera.>
<Mmh, fammici pensare. Parli della busta che ti ho dato quando te ne stavi andando?>

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