18. principiante in amore

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Kei

Un unico suono di un campanello costruito per far sapere alle persone all'interno della casa che qualcuno ti cerca, mi ha fatto provare brividi ed emozioni contrastanti, e il motivo è semplice: so chi è quella persona, e la stavo aspettando, anche se  non sono minimamente pronta. Ho due occhiaia che mi fanno sembrare per davvero un panda e addosso ho semplicemente una maglietta extra large che uso per dormire che copre dei pantaloncini neri della tuta. Ma di cosa mi preoccupo? Reki m ha vista anche senza vestiti, fatto che non aiuta in questa situazione. Forse mi preoccupo del motivo per cui è qui? Già deve essere quello. Dopo averlo trattato in quel modo al ristorante dovrei solo vergognarmi, o almeno provare a scusarmi "non ti ascolterà, è arrabbiato con te. Sarà venuto qui per dirti che è stufo."

Qualunque sia il motivo, che sia bello o brutto, devo affrontarlo. Anche se adesso ho 1000 cose per la mente di cui quasi tutte il soggetto è l'onorata donna che mi ha messo alla vita.

Mi stringo il ciuccio sperando che almeno i capelli potessero sembrare validi e, decisa, vado alla porta ad aprirgli.

Capelli sparsi sulla testa, rossi come il fuoco che sembra circondargli l'anima, stavolta scompigliati, come sempre, ma senza la solita fascia che circonda il suo capo. I suoi occhi che mi guardano anch'essi studianti verso i miei, sempre di quel colore particolare fra il nocciola e la crema. La bocca aperta un soffio per farci passare i suoi respiri affannosi, deve sicuramente aver corso. Studio ancora, curiosa, la sua figura appoggiata allo stipite della porta che anche se sta prendendo fiato non mi toglie di un secondo il suo sguardo. Troppo tempo separati, è questo che stiamo a pensare tutte e due, potrà non essere vero, potrà essere sdolcinato da far venire le carie, ma è la semplice verità. Vogliamo abbracciarci, baciarci, cercarci, ma purtroppo c'è un ostacolo troppo alto; dobbiamo chiarirci, raccontare cosa mi è successo, cosa ho scoperto, perchè è quello il motivo della nostra incomprensione.

Prendo di nuovo il controllo da me stessa e il respiro, prima lontano, sembra essere riapparso. Devo dirglielo, se non glielo dico potrei impazzire. <<scus->>,<<scusa>> vengo bloccata dal mio intento dalla sua voce, che dice la stessa identica cosa che volevo dirgli con tanta brama io. Ci guardiamo stupiti e io molto confusa. <<Perchè cavolo ti dovresti scusare tu? sono io quella che ti deve delle scuse!>> gli dico stupefatta lasciando la maniglia, ormai calda per la mia presa, della porta. Reki strizza gli occhi e poi si ricompone, abbassando lo sguardo, deciso sembra volermi dare una risposta definitiva <<Avevi sicuramente le tue ragioni per cui mi hai attaccato così al ristorante, io non dovevo prendermela con te e andarmene arrabbiato...>>

Rimango a bocca aperta per svariato tempo per la sua assurda confessione. Come ho fatto a trovare un ragazzo così bello e gentile?

Mi sposto dalla porta di legno e, senza proferire parola, gli faccio segno di entrare. Mio padre è ancora chissà dove e mio fratello è andato da Miya a dormire, avevo tutto il tempo che desideravo per spiegargli per bene il motivo della mia stupida scenata. E sinceramente ho bisogno di sfogarmi un po', ho mantenuto questo peso anche per troppo tempo.

Dopo che Reki è entrato, senza chiedere altro, lo faccio sedere sul divano e gli porto un bel bicchiere d'acqua, probabilmente ne avrà bisogno.

Mi siedo di fianco a lui sul divano e, indecisa su cosa dire, inizio a raccontare, sperando il motivo delle mie urla al ristorante

<< Ero sconvolta...ho trovato un bigliettino nei pantaloni di Akio in cui diceva...>> inizio a raccontargli tutto quello che mi è successo, tutti i miei pensieri, da quando questa mattina ho trovato quel bigliettino, scoperto poi essere stato scritto da mia madre. Inizio a dirgli, sempre con tono più disperato, tutti i pensieri tornati a galla, la paura di essere abbandonata.

reki × reader (oc) il colore dell'amoreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora