La sveglia suona. Ancora un altro giorno monotono come gli altri. Mi lavo, mi vesto, aspetto Helena e vado a scuola. Ancora tutta quella folla. Sbuffo esasperato e vado subito in classe. Nemmeno il tempo di sedermi che il prof arriva e decide di mandarmi alla lavagna, ed io non so niente, come al solito. Penso che in questi anni mi abbiano promosso per mandarmi via da scuola. Mi odiano tutti i prof e la cosa è reciproca. Sto davanti alla lavagna per un po', quando Louis decide di non farsi i fatti suoi e dire il risultato giusto. Lo fulmino con lo sguardo e torno al mio posto.
"Se vuoi posso darti ripetizioni." Stringo i denti e non dico nulla, lo ignoro soltanto. "Terra chiama Adam. Amico, ci sei?" Ricopio le cose alla lavagna e sto zitto per tutte le ore. Arriva l'ora di pranzo e mangio insieme a Helena.
"È antipatico e insopportabile. Mi provoca." Mi lamento e infilzo con la forchetta la fetta di carne nel mio piatto.
"Magari ci sta solo provando con te." Io la guardo malissimo e non rispondo.
"Lo so che mi stai maledicendo mentalmente."
"Sta zitta" continuiamo a mangiare, finché lui ancora non si avvicina e si siede.
"Chi è lei? La tua fidanzata?" Chiede lui ironico.
"No, ma anche se fosse?" Lo squadro da testa e piedi, noto solo ora la matita sotto gli occhi. "Hai anche la matita sotto agli occhi? Si vede che sei frocio."
"Adam, smettila" mi dà una pacca sul braccio Helena.
"La matita non ha sesso." Mette la mano a pugno sul mento e sorride.
"Che pezzente" faccio una faccia schifata. Lui si avvicina e mi prende il mento.
"Però sei carino". Io gli schiaffeggio la mano e mi scaravento sul suo collo.
"Adam, smettila per favore!" Urla mia sorella. Io non ci vedo più dalla rabbia e stringo il suo collo. Tutti i ragazzi li guardano, senza fare nulla, apparte un ragazzo alto, con i capelli verde prato, gli occhi marroni che lo soccorre.
"Chris, lascialo fare. Non mi farà del male." Urla lui all'amico, con un po' di difficoltà. Io non capisco e dopo essermi ripreso lo lascio. Noto che ha dei sogni sul collo. Prendo la mia giacca e me ne vado nel cortile della scuola. Fanculo.
Inizio a tirare calci ad un albero. Che cazzo, quel ragazzo lo odio. Maya viene da me e in quel momento tutta la tensione dentro di me se n'è andata.
"Ehy, ho visto ciò che è successo. Tutto bene?"
"Sì, ma per favore, scusa, voglio stare da solo." Non può vedermi in questo stato, me ne vergogno. Lei mi abbraccia ed io rimango pietrificato per un attimo, non me lo aspettavo, ma ricambio un po' titubante, incredulo. Avevo il cuore a mille e stavo sudando.
"Se hai bisogno io ci sono." Mi sorride e se ne va.
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Appena tornato a casa ripenso a quello che era successo oggi e sinceramente non so se definirmi scombussolato o felice; ho quasi strangolato quel coglione e la ragazza che mi piace mi ha supportato nonostante abbia visto quella scena. Ero sul letto e guardavo il soffitto, con sguardo assente, ma qualcosa mi distrae: Helena che bussa al muro. (È una cosa che facciamo sin da piccoli, per comunicare e lasciare allo stesso tempo, privacy all'altro). Faccio per avvicinarmi con l'orecchio.
"Adam, sei stato uno stupido. Ora tutti i giornali ne stanno parlando" io scrollo le spalle e sbuffo.
"Non mi interessa. È solo una rissa tra adolescenti." Prendo in mano il mio telefono e vado su internet a leggere la notizia.
"È Luois, non un'adolescente normale" mi risponde lei a tono.
"È una persona normale. Sai che c'è? Non me ne frega, che mi carcerassero pure. Avrò sbagliato, ma se l'è cercata." Insistere con lei è impossibile.
"Io non ne voglio sapere nulla."
"Stai tranquilla."
Io alzo gli occhi al cielo e mi sdraio sul letto, metto un po' di Spotify e mi ascolto qualche canzone con le cuffie. Dopo 4-5 canzoni, si riproduce una molto particolare che mi piace, non ho visto nè nome, nè cantante della canzone, non mi interessa. Il tutto si interrompe, con una chiamata di Marylin in cui mi dice di essere lì al bar tra poco. Sono stanco morto, ma lavorate lì mi piace un sacco, non mi snerva affatto.
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Ero nel camerino a cambiarmi e una volta fatto, vado a pulire qualche tavolo. Noto un gruppo di ragazzine guardarmi e parlare a bassa voce, per poi ridere. Io non ci faccio caso e continuo a lavorare.
"Adam, potresti servire il tavolo 2?" E casualmente erano loro.
Do a loro il menù e aspetto lì.
"Allora" parla una ragazza liscia, più o meno della mia età. "Prendiamo tutte una birra media e due brioche alla crema e due al pistacchio." Io prendo le ordinazioni.
"Va benissimo. Arrivano subito". Sorrido e vado a consegnare le ordinazioni a Lukas.
"Scusa" quelle ragazze mi richiamano e vado da loro.
"Avete bisogno signorine?" Rispondo in modo cordiale.
"No, però volevamo farti una domanda. Sei tu che hai aggredito Louis dei The Curls?" In quel momento mi svanisce il sorriso.
"Ehm scusatemi, ma non vorrei dire fatti privati della mia vita". Dentro stavo morendo.
"Ok, sei tu. Sicuro che non ti piaccia? Stareste così bene insieme!" Esclama una ragazzina riccia con i capelli rossi tinti, sembrava poco più piccola di me.
"No, mi piacciono le ragazze" e faccio una finta risata. "Vi serve altro?" Loro rispondono di no e torno a servire altri clienti. "Lukas, servi tu quelle ragazze lì, io non ce la faccio." Dico esasperato.
"Ti hanno inopportunato?" Chiede lui preoccupato.
"No no, poi ti racconto tutto."
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Le porte si aprono e do il buongiorno alle persone entrate, non lo avessi mai fatto... era Louis con la sua band. Io non dico niente, loro mi guardano e si vanno a sedere nel tavolo 24, (solitamente riservato a Lawrance, ma a quanto pare non viene oggi, se no era già qui.)
Mi avvicino a loro e faccio il falso.
"Che volete ordinare?" Sorrido, come se non fosse successo niente.
"Un'espresso e tre amari, una brioche all'albicocca, una al pistacchio, una al cioccolato e una al limone." Risponde Louis. Inizio a sentire un nervoso e un'agitazione dentro di me; tre di loro mi guardavano male.
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Se ne sono andati da un bel po', ed io ho finito di lavorare, ho raccontato tutto a Lukas ed è rimasto un po' sorpreso, ma mi ha dato conforto.
Avevo un mal di testa incredibile, mi girava tutto, ma almeno a casa dovevo andare.
Uscito dal bar vedo Louis venirmi contro.
"Dobbiamo parlare" mi blocca la strada.
"Non voglio parlare con te. Magari poi pensano ancora che io ti voglia aggredire. È da tutto il giorno che la gente mi guarda male per questo."
"Cosa intendi?"
"Cosa intendo? Leggi su internet che hanno scritto!" Il giramento mi sta salendo, devo stare calmo. Lui legge e rimane pietrificato.
"Non pensavo potesse succedere, scusami".
"Scusami? Hai rovinato la mia persona, la mia reputazione e pensi che uno 'scusa' basti? Ma per favore. Ora levati che voglio andare a casa." Lui mi prende per il polso.
"Abbiamo sbagliato entrambi. Non ti chiederò di chiedermi scusa, però davvero, scusami."
"Levati di mezzo"
e stringe la presa. "Non mi devi parlare, nè toccare, devi starmi lontano." Cerco di liberarmi dalla sua presa. "A te piace rovinare gli altri, solo perchè sei famoso e hai soldi, ma sappi che gli altri hanno dei sentimenti." Dopo questa frase, lui rimane immobile. Io vado per la mia strada, ma una forte emicrania mi fa accasciare per terra.
"Tutto apposto?" Mi prende per le spalle e mi tira su, io lo spingo.
"Si, ora va' via, non ho bisogno del tuo aiuto". Non riuscivo ad alzarmi. Louis mi mette la mano sulla fronte.
"Tu scotti!" Dice preoccupato. Stupido incoerente.
"Non fare il finto preoccupato adesso. E sto bene." Lui mi prende in spalla, senza che io potessi far nulla, non ho la forza di dire nulla, nè di fare nulla. Non so perchè, ma mi sono venute in mente le parole di quella canzone strana:
"you who shine this night, of which there is nothing around.
I who beg you not to go, but you flee so much."
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The Curls
Romansai The Curls sono una band molto famosa e una volta all'anno, vanno in una scuola diversa per un po' di tempo. Questa volta sarà diverso: Adam, un ragazzo che ha sempre considerato gli artisti famosi persone normali, si ritroverà a bisticciare con Lo...
