Sono sveglia da qualche minuto, non sono certa di che ora sia, ma se il mio telefono deve ancora suonare, evidentemente mancherà ancora qualche minuto alla sveglia. La luce, entra timida dalle fessure, illuminando la camera da letto di Samantha.
Lei ancora dorme, beata e tranquilla, come se niente fosse successo prima che ci mettessimo a letto a dormire. È stata una coincidenza, che al mio arrivo, stesse per uscire una persona dal palazzo, lasciandomi l'opportunità di sgattaiolare dentro come un razzo.
Posso solo chiedermi cosa possa essere successo tra lei e i suoi genitori, perchè ho il timore che se provo a formulare qualsiasi altra domanda in merito, temo che la sua reazione possa nuovamente esplodere.
La sua reazione di ieri sera era stata esagerata, alla fine non le avevo chiesto nulla di così invadente e credo che ormai sia un mio diritto poterne sapere di più: il suo sguardo però è diventato da lì a poco perso, vuoto, lontano. E la sua voce, fredda e spenta. Una persona non può cambiare di netto al fatto, pensando alla propria famiglia a meno che, questa non la si collega ad avvenimenti spiacevoli. Ma posso solo immaginare e fantasticare, sbuffare e portare pazienza. Ancora un per po, ma se lei avrà intenzione di proseguire in questa direzione, a malincuore tirerò anch'io le mie somme. D'altronde stiamo assieme da due mesi, no?!
Quella frase mi ha spezzato. Mi ha tenuta seduta in divano, quando lei veloce è scappata di casa.
La rabbia mi ha preso il sopravvento, insoddisfatta in una discussione che non avevo torto.
Cosa potrà mai esserle successo?
Con questa domanda, mi sono alzata, rivestita, convinta che il suo uscire gli servisse solitamente per una boccata di aria. Invece, come aveva preannunciato, è realmente sparita e tornata a casa.
La sveglia suona, la spengo nell'immediato promettendomi di scervellarmi in un secondo momento.
« Ciao...» le sussurro non appena si volta a guardarmi.
« Sei già sveglia?» La sua voce ancora assonnata, sembra indifferente alla nostra prima lite.
« Da un paio di minuti.»
La guardo, rendendomi conto di essere innamorata di lei più di quello che potevo pensare.
« Mi hai guardato dormire?»
« Anche...»
Rimane il silenzio, tiene gli occhi chiusi.
« Mi dispiace... per ieri.» il suo tono è tornato freddo e spento.
Serro la mascella, guardo il soffitto e sospiro.
« Anche a me.»
La sento voltarsi, abbracciarmi, avvolgere le sue braccia e una gamba sul mio corpo. Mi bacia la guancia, poi il collo, cercando la mia mano per intrecciare le sue dita.
« Dammi tempo.»
« Non mi va di obbligarti a parlare, ma nemmeno di stare all'oscuro di tutto. Ti lascio il tuo tempo Sam... e il tuo spazio! Porterò pazienza ancora un po '.» dritta e sincera con la voce ma non con il cuore, la fisso negli occhi.
« E poi?» mi chiede sottovoce. « Se varcassi, quella pazienza...?»
« Cerca di non farlo!» mi divincolo, mi alzo ma le sorrido. « Caffè e poi partiamo? Abbiamo cinque ore e mezza di auto, se non troviamo un traffico eccessivo, potremo arrivare per pranzo.»
In Arizona le temperature sono nettamente diverse da Los Angels: l'inverno è leggermente più freddo e la notte la temperatura può scendere anche fino ai due gradi. Non mi porto mai un bagaglio esagerato, dato che dai miei genitori ho mantenuto tutto il mio vestiario invernale: per Samantha la situazione era un po diversa, letteralmente con cambi estivi o leggeri, ha dimenticato a New York tutto quello di troppo invernale. Ma ignoro il come, poi alla fine, sia riuscita a comprarsi qualcosa per partire.
« Ci saranno proprio tutti?»
« Tutti! Max, Logan ed Enrique...con rispettive mogli e figli.»
« Sono tutti sposati?»
« Si! Ma parte Enrique, che non ha figli perchè lui e la moglie al momento non se la sentono di diventare genitore e poi ci sono io. Son tutti sistemati.»
« Mai dire mai...! Potresti incontrare la tua anima gemella, sposarti e fare figli senza renderti conto!»
« Vorresti una famiglia?!» sorpresa da questa sua affermazione
« Sono onesta, non ci ho mai riflettuto. Ho ancora tante cose da fare, ma perchè no? Un domani forse...» mi sorride.
« Un domani forse...» le ripeto, meravigliata nel pronunciare una frase così ricca di significato. Però un domani sembra tanto lontano, lei è giovane: ovvio che non penserebbe di mettere su famiglia a breve, ma a me piace pensarlo come a un progetto prossimo e breve tempo, con un figlio tutto mio, insieme all'amore della mia vita.
Siamo in auto ormai da un paio d'ore: vorrei poter affrontare l'argomento di ieri sera ora che abbiamo toccato il tasto del "futuro"; la sua indifferenza davanti alla discussione avvenuta la sera prima, un po mi innervosisce e vedrei difficile davanti a una eventuale secondo scontro, che riesca a trovare una via di fuga. Ma rimango bloccata, al solo pensiero che non vorrei mai arrivare dai miei genitori con un muso lungo e imbronciato, rovinando così la nostra prima gita.
« Pensieri?» Mi chiede in un momento di silenzio tra di noi.
« No!» mento, ma la guardo e le sorrido « Sono emozionata di vedere la mia famiglia, ti piaceranno...» mi trattengo e devio l'argomento, mi morsico la lingua anche se la tentazione è forte. Samantha continua a fissarmi, forse in cerca di qualche mia smorfia o mimica facciale che freghi la mia frase.
« Ti invidio. Ieri sera mi dispiace averti bloccato in un eventuale incontro con i miei genitori... Ma non sono di mente aperta, e non solo per la nostra relazione se fosse. Hanno in idea di vita molto diversa da quella che stiamo conducendo io e te.»
« Hai subito violenza?» getto la domanda di impulso, suggerita da Alexia, ma che in questo preciso istante mi crea imbarazzo.
Samantha mi guarda allucinata « Oddio no! Pensi questo?»
« Ti arrabbi, ti agiti, diventi irrequieta quando si parla di New York! Se non sei una malvivente, ho dovuto fantasticare in altre direzioni.»
« No... tranquilla. I miei genitori sono brave persone.»
Chiudendo nuovamente il discorso.
Passiamo il viaggio in macchina tra cantare, rispondere alla Baker, rispondere a Lucy, fare una sosta e parlare della mia famiglia. Mia ma non la sua. Riesco però a farmi raccontare dell'università ( dato che l'argomento era già saltato fuori), di come il corsi andavano bene e che un certo professore l'avrebbe esortata a tornare tra i banchi. Di come ha conosciuto il suo ex ragazzo e di come l'ha lasciato, ed è partita senza rimorso: la lascio parlare senza porre alcuna domanda seria, resto superficiale, come il suo racconto del resto. Troppo sbrigativo, spiccio, si nota da come parla che evita spudoratamente di entrare in certi dettagli. Mi chiedo solamente come sia riuscita a fare tutto senza avere rimpianti.
Ma è giá un passo che si sia esposta così, facendomi capire che quando si mette in testa una cosa, nessuno e niente la ferma.
« Sei felice?» Sembra una domanda banale, ma per una persona che molla tutto per cambiare vita, credo sia un interrogatorio essenziale da farsi a distanza di tempo.
« Cazzo si!» Esclama compiaciuta.
Questo mi basta per cancellare qualsiasi domanda che avrei potuto farle riguardo alla sua famiglia o chi sa che altra cosa possa essermi saltato in mente.
Corriamo per un altra ora, la stanchezza inizia a farsi sentire: Samantha in più occasioni mi aveva chiesto se volevo un cambio, ma non potete capire l'emozione che provo quando comincio a intravedere le staccionate del recinto della fattoria.
La proprietà è composta da vari ettari di terra, quindi percorro qualche chilometro prima di imboccare la stradina di terriccio che mi porta dentro il vialetto di casa. Due maestosi salici piangenti posti ad entrambi i lati della stradina fungono come da cancello: la casa si trova immersa nel verde e mia madre, fioraia, con gli anni ha abbellito il contorno con fiori e vasi di piante di ogni genere, colore e stagione; regalando a quel insieme di travi di legno che ormai odorano da vecchio e vissuto quel tocco di pittoresco che rende l' abitazione qualcosa di unico.
Samantha ammaliata, guarda fuori dal finestrino: il meteo poi è stato dalla nostra parte, e malgrado il freddo il sole palpita raggiante in cielo.
Suono il clacson in segno di avviso del nostro arrivo, e in men che non si dica la ciurma si precipita fuori.
« Cazzo sono tutti ad aspettarci!» ha esclamo Sam ancora più stupita del paesaggio in se.
Quando scendo, inizio con il salutare i bambini, precipitandomi dai miei in un secondo momento: faccio altrettanto con il resto della famiglia, che impaziente si precipita da Sam, snobbandomi senza ritegno. Mia madre per prima, allarga le braccio, le va incontro:
« Avevo visto che eri bella! Ma dal vivo tesoro, lo sei ancora di più!» abbracciandola.
Samantha rimane visibilmente imbarazzata davanti a quell'accoglienza, lasciandosi andare a una stretta di mano più formale con mio padre e i miei fratelli.
Dato che posso comprendere che la mia famiglia sia esageratamente accogliente, mi faccio spazio tra la folla che la circonda, tempestata di domande sul « come è stato il viaggio», « Ma New York è così grande come dicono...» o ancora « Ma voi gente di cittá come fate a vivere senza un po di verde...» riesco ad avvicinarmi.
« Fatela respirare!» intervengo guardando la poveretta che non ha la più che la minima idea a chi rispondere e a cosa risponde. « Perdonali... a parte la sottoscritta, nessuno della mia famiglia è mai stata su una grande città. Hanno sempre preferito rimanere in paese e stare in campagna.» cerco di giustificarli.
Samantha sorride, li guarda: « È stato divertente!» commenta.
Guardo mia mamma, che capisce al volo la mia espressione « Faccio fare a Samantha un giro della fattoria, così da sgranchire un po le gambe»
« Va bene! Tutti dentro! Lasciamole tranquille un pochino!» richiama la ciurma « Però sbrigati! Ho sfornato da poco delle crostate! E il pranzo è pronto!»
Annuisco, le afferro la mano: « Andiamo.» invitandola a seguirmi.
« Guarda che mi piaceva! Questa si che accoglienza!» Commenta lei
« Il peggio deve ancora arrivare!» commento « Non si sono nemmeno riscaldati!»
« Cosa può esserci di così male? Sono felice di vederti...»
« Oh no Sam...! Sono felici di vedere te!» Sorrido « Se non l'hai notato sono stata calcolata giusto il tempo per il saluto, e poi si sono fiondati verso la tua direzione!»
« Non mi è dispiaciuto...» ribatte « Hai lasciato tutto questo verde per venire a Los Angeles?»
Samantha continua a guardarsi attorno: per arrivare alla stalla dobbiamo percorrere un piccolo tragitto, immerso nel verde dalle varie piante da frutto, che ora a causa dell'inverno, sono prive di foglie.
« Come mi ha detto una persona... anch'io avevo bisogno di un cambiamento»
Samantha mi guarda e non commenta ma sorride sconfitta alla battuta: « Dove mi stai portando?»
« Nei capanno dei cavalli... voglio farti conoscere Selly!»
Mentre cammino, mi rendo conto a parte il box di Selly, i restanti sono vuoti, e la cosa mi appare strana: non che mio padre tenesse numerosi cavalli negli ultimi anni, ma l'ultima volta che gli avevo fatto visita, ne avevo contanti almeno cinque. Selly risiede nell'ultimo box, un po isolata e su una zona tranquilla: di colore bianco, con l'avanzare dell'età, il suo bel manto ha perso negli anni la lucentezza.
« Ciao...» la saluto dolcemente, accarezzando il muso « Samantha ti presento Selly... la seconda moglie di mio papà! È cieca e non può vederti... ma se ti avvicini, sentirà comunque il tuo odore.» permettendole di avvicinarsi.
« Cosa gli è successo?!» mi chiede mentre piano, si lascia toccare.
« È anziana. Quando ho avvisato che venivamo in Arizona, mio papà mi ha accennato a degli acciacchi che lo stanno facendo preoccupare.»
« È la sua seconda moglie?»
Mi metto a ridere.
« L'ha acquistata da un contadino che voleva sopprimerla. Da cieca non gli serviva a nulla, e voleva ricavarne del denaro, vendendo poi la carne. Tra di loro c'è stato amore al primo tocco. Non so spiegarti, ma è come se lei avesse capito che lui l'avrebbe salvata. Era un esemplare giovane, troppo bella per essere destinata al macello presto.»
Samantha continua ad accarezzarla « Sarebbe stato un peccato.»
« Già! All'epoca poi non avevamo molti soldi, e quindi per comprarla... ha fatto arrabbiare non poco mia mamma. Poi Selly non era di molto aiuto: dispettosa, irrequieta...non poteva vedere ma il carattere non gli mancava!»
« Ora ho capito da chi hai preso l'amore per gli animali...»
« Selly è stata la mia prima paziente! Appena ci siamo conosciute è stato istintivo aiutarla a capirsi in un ambiente nuovo... sommato al fatto che quando ho sentito che un uomo voleva ucciderla per una cosa così banale, mi sono ripromessa che avrei guarito tutti gli animali.»
Sorrido ripensando ai ricordi d'infanzia, a come allora pensavo già al mio futuro, al come progettarlo, ideando la mia vita come se stessi girando un film.
Samantha mi bacia di soffiato, prendendomi alla sprovvista.
« Sai che sei attraente quando ti perdi dentro te stessa!» mi dice accarezzandomi una ciocca di capelli.
« Cosa intendi?»
« Ci sono volte dove diventi assente, assumi l'espressione di una persona che si sta facendo chissà che pensierone... come pochi secondi fa!»
« Non pensavo mi guardassi così intensamente!»
« Sapessi come ti guardo!» mi strizza l'occhio, pronta a baciarmi nuovamente, se non fosse che in lontananza una vocina strillante e vivace, ci chiama.
« Zia Keyline...!? Amica speciale della zia...?»
Noi ci guardiamo, ascoltiamo attentamente: la voce sembra proprio della piccola Angy di cinque anni. Un richiamo molto esplicito, ripetitivo e innocente.
Sam scoppia a ridere « Amica speciale?!» prima che la bambina faccio il suo ingresso nel capanno.
« La mia super amica speciale!!» le confabulo divertita.
Angy si avvicina, allegra, si guarda attorno e guarda Samantha timidamente.
« La nonna ha detto che il pranzo si raffredda»
« Arriviamo...» le rispondo dolcemente « Siamo venute a salutare Selly» le prendo la mano, gli indico la cavalla e gli faccio cenno di tornare a casa. Ma lei rimane ferma, ci guarda:
« Ma perchè la tua amica è speciale?» Indicando Samantha.
« Già zia Key! Perchè sono speciale?» Mi stuzzica a sua volta, incrociando le braccia aspettandosi una risposta:
« Mmh...» cerco di intrattenerle, in modo da suscitare curiosità « È speciale, perchè sta rendendo la zia felice!»
Felice ed innamorata, vorrei aggiungere.
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Insegnami a restare
RomanceUn'ironica coincidenza dà inizio ad un sentimento nuovo e mai provato prima, un sentimento che stravolge, che pone la vita di fronte a infiniti dubbi e alla propria verità. Ed che così che senza preavviso, ma in un modo naturale e passionale, viene...