Capitolo 10: Essere o non Essere

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"Non sono gay"
Continuo a ripeterlo come un rullino che si è inceppato: da quanto solo salita sul taxi mi viene difficile credere che io abbia fatto quello che ho fatto, e per lo più molto tranquillamente con i vari drink che scorrevano nelle mie vene.
Concentrata com'ero a pensare in grande, tra essermi svegliata nuda, e aver dimenticato il telefono, ho omesso i particolari più delicati della faccenda: ho toccato la zona X di Keyline.
Mi metto a ridere come una stupida appena mi immagino la scena di me ubriaca che vado alla conquista della sua zona X.
Quando finalmente cerco di darmi un contegno per far capire al poveretto che sta guidando che no, non sono una pazza psichiatrica, prendo il telefono ed invio subito un messaggio a Key. Un messaggio semplice, cortese, che non allude a niente di preciso.
Ma cosa voglio dimostrare?
« Non sono gay» borbotto tra me e me. Eppure, mi sento dannatamente in colpa per averle risposto in un modo così diretto e freddo.
Eppure continuo a ripetermelo come volessi auto convincermi che faccio ancora parte del club etero: ed è forse così?
Rientro in casa gettando praticamente borsa e chiavi a terra, chiudendo la porta con un solo tocco di piede. Se mia mamma mi vedesse ora, non si farebbe problemi nel darmi un ceffone mentre mi chiede dove ho dimenticato le "buone maniere". E onestamente, in particolare in questi due giorni, devo aver dimenticato veramente il galateo a New York.
Keyline è una donna. E come tale mi sento strada, come se dovessi trattarla bene perchè è come me.
Sospiro e mi getto in divano: sono ormai le due del pomeriggio, sono stanca, e l'idea di andare a lavoro tra un paio d'ore non mi allegra di certo. Per quanto però vorrei poter approfittare di queste ore di pausa per concedermi un riposino e recuperare energie per la serata, non riesco a non pensare a me e lei sotto le lenzuola.
È stampata nella mia testa quanto quella maledetta frase, e per quanto mi conosco, e conosco il mio menefreghismo in certe circostanze: il fatto che mi stia tanto scervellando per una situazione, di certo significa che tanto indifferente non mi è.
Mi soffermo nuovamente a osservare anche il soffitto del mio salotto, ed oltre a notare che necessiterebbe di una rinfrescata di colore, la mia mente comincia a proiettare immagini della notte scorsa.
Riesco a vedermi mentre distesa nel letto, le accarezzo i capelli facendo scivolare la mia mano nel suo volto in cerca poi delle labbra per poterla baciare più e più volte: ebbene si, ubriaca e ricercatrice d'affetto, ma fuggitiva nel momento della resa dei conti. Ma lei è dolce, glie l'ho letto nel volto subito. Ragione per la quale mi sono sentita sicura di accettare il suo invito, sebbene ero in una situazione vulnerabile.
Non sono gay, ma Keyline mi piace, ma mi piacciono anche gli uomini:
« Ah! Che cazzo di confusione mi hai creato!» sbotto abbracciando il cuscino. « Non sono gay! Mi piacciono gli uomini! Perciò cosa sono? Bisessuale?» Alzo le spalle e mi giro di lato cercando di dormire con la convinzione che voglio arrivare alla fine di questa faccenda.
Non ho intenzione di provarci nuovamente con lei, onestamente la conosco poco, e in questo periodo l'ultima cosa che vorrei è gettarmi come un incosciente in una storia che magari poi non mi piacerebbe. E non voglio farla stare male. Lei è una donna come me, e tra di noi ci dovrebbe essere supporto. Cercherò di tenere un profilo basso, conoscerla meglio, approfondire questo lato senza dare troppo nell'occhio, in modo tale da capire cosa mi ha spinto ad andarci a letto ieri sera.
La vibrazione del telefono, mi riporta alla vita terrena:

« Allora?! Hai recuperato questo telefono?"Natasha

Natasha non è una persona dalle lunghe attese per ricevere una risposta, per lei, se una persona non le risponde entro il tempo prefissato dal suo standard, non attende molto nel chiamarti.
Infatti, faccio appena in tempo a sbuffare, indecisa se chiudere gli occhi o risponderle che il telefono inizia quindi a suonare:
« Sei tu?»
« No.» affermo disinvolta.
« Ah bene sei tu! Quindi il telefono c'è l'hai»
« A quanto pare...»
« Quindi? Avete fatto sesso o no?»
Sospiro. Un lungo sospiro.
« No.» affermo nuovamente.
« Ah...» mi risponde delusa « Che schifo Reynolds! E io, che aspettavo una tua chiamata all' idea di sentire una storia erotica lesbo!»
« Non ti avrei raccontato i dettagli comunque!»
« Non sarai mica timida!»
Rimango in silenzio.
« Mi stai mentendo?»
« Forse...» affermo ridendo « Mi devi interrogare?»
« E che cazzo Samantha!» mi incita « Ho sempre desiderato avere un amico gay! Non vorrai tirarti indietro sul più bello?»
« Sono una donna!»
« Donna... Uomo, stessa cosa! Basta sia gay.»
Mi metto a ridere.
« Non abbiamo fatto sesso, ma solo spogliate, coccolate e io ho toccato la sua...si quella.»
« Vagina?»
« Keyline la chiama la zona X» rifletto sul nome assai bizzarro.
« L'hai solo toccata o anche leccata?»
« Cristo no!» esclamo alzandomi di netto, sentendo una vampata di caldo all'idea che se la cosa continuasse, potrebbe anche succedere. « Solo toccata.»
Comincio a camminare avanti e indietro.
« Non avete fatto un cazzo allora!» ribatte restando delusa.
« E tu? Non dovevi raccontarmi del giocatore di football?» Meglio cambiare argomento.
Natasha ha il brutto vizio che quando ti deve raccontare qualcosa deve iniziare il discorso come se stesse leggendo una storia con tutti i particolari e i dettagli che in un dialogo normale riassumeresti per tagliare corto: lei no, è una narratrice nata quindi mentre mi racconta per le lunghe di come lui l'abbia prima trovata su Instagram, si siano poi scambiati dei messaggi con rispettivo numero di telefono, e abbiano avuto un incontro in un hotel per una colazione; decido di infilarmi i calzoncini e auricolari per andare a fare una corsa breve ma i intensa mentre lei parla, parla e ancora parla.
Terminando con: -« Reynolds fai la brava ok? La prossima volta che hai intenzione di fare serate alcoliche vedi di chiamarmi per cominciare! E per concludere assicurati almeno di fare sesso! e devi finire nuda a letto con qualcuno, è sempre un sport meglio della corsa se proprio devi sfogarti!»
« Farò la brava.»
In effetti, forse, sono delusa da me stessa per non aver nemmeno fatto sesso. Almeno avrei le idee più chiare, e sarei sicuramente più consapevole se preferisco la destra o la sinistra: e poi, forse sento il peso dell'astinenza, perchè esserci arrivata vicino e non aver "consumato" fino alla fine, un po, infastidirebbe chiunque.
Dopo essermi sistemata ed aver pure trovato il tempo per fare una lavatrice, riesco comunque a dormire un po 'prima di andare a lavorare.
I minuti di quiete che anticipano il caos prima dell'apertura, sono fondamentali per prepararti mentalmente alla serata: tutto lo staff si prepara alla sua postazione. I baristi preparano gli ingredienti per i cocktail, il DJ la playlist da eseguire, noi camerieri i tavoli.
Stasera però, per quanto sono a servire, ho deciso di aiutare Julia a tagliare il lime e a sistemare le bottiglie.
« Allora com'è andata la serata? Sai che mi son sentita anche il colpa per averti fatto bere tutti quei giri!»
« Quei tuoi drink hanno estratto il mio IO interno!» esclamo « Quello che Sigmund Freud studierebbe senza esitazione!»
Lei si ferma, mi guarda « Che hai combinato?»
« A parte svegliarmi nuda nel letto di un estraneo? Nulla!»
Julia si ferma, pone la mano sulla bocca per tappare una risata che a quanto pare non vuole fare. « Stai scherzando?!»
« No.» esclamo « Ma prima che tu me lo chieda. Non abbiamo fatto sesso! Forse... avevamo solo caldo.» affermo passandogli l'ultima bottiglie di rum « Ma quel tuo drink strano alla fragola era veramente buono!» finisco sorridendo.
« È una mia invenzione! Ma dovrei perfezionare le dosi, dato che assaggiandolo lo trovo pesante con tutta quella vodka...» risponde ancora sovrappensiero « È quella tua amica?»
« Lei ha fatto meno giri di me. Quindi tra le due fortunatamente è quella che è riuscita a portarci a casa entrambe...»
« Non intendo questo!» mi ferma con la mano « Lei dov'era?! Cioè...Ti ha lasciata da sola con qualcuno?»
« Nuda pure lei.»
Lasciandola taciturna quel tanto che basta da farmi ridere. Julia prova a dire qualcosa, poi ci ripensa, afferra un bicchiere, guardandomi come fossi trasparente. Lo riempie con acqua frizzante, lo beve e sorride.
« Te e lei...?»
« Sigmund Freud sarebbe fiero di me! Perchè al momento sono così confusa, che avrei veramente bisogno di un aiutino.»
Ma lei alza le spalle « Devo decisamente metterci meno vodka! Cazzo Sam... Ti ho fatto diventare gay?» poi ci pensa « O... Sapevi di esserlo già?»
« Non voglio saperlo!»
« Ma lei ti piace...» tenta di capire « Insomma, o non sareste finite nude!»
Ma alzo gli occhi al cielo, guardo l'ora « Cerca di fare i drink leggeri!» indicandogli il portone scalpitante di gente che preme per entrare.
Il secondo round ha inizio.
Ma stasera, per la prima sera, avrei voglia di essere a casa. Ma quale casa? Penso incessantemente a Keyline e a cosa starà facendo ora: oddio ma perchè ci penso?
Onestamente devo ancora rispondere e quando lo faccio, in un momento di pausa, fuori dal locale, ne approfitto per prendere una boccata d'aria mentre attendo che mi risponda.
L'aria profuma di alcol, e il mio stomaco ancora troppo suscettibile a certi odori, inizia a contorcersi disperato: ma devo essere veramente ubriaca lo stesso, quando mi viene spontaneo rispondere che ricordo come arrivare a casa sua e non la mia, nell'eventualità che mi ritrovassi nuovamente su di giri.
Cosa sto facendo? Già di per sé, la mia battuta non trova sostegno dato che nel tragitto non ero pienamente cosciente, realmente fatico ad orientarmi per trovare la mia di casa, figuriamoci quella di qualcun altro. Ma qualcosa dentro, mi spinge nel volerla rivedere e in qualche modo ritrovare quella sensazione piacevole nel godere di una buona compagnia insieme a una persona che tutto sommato proprio indifferente non è.
Sospiro, finché servo da bere alla gente intenta a divertirsi, chiedendomi se qualcuno in mezzo a loro stia vivendo quello che sto vivendo io: insomma, li vedo tutto così allegri e spensierati che mi vien normale chiedermi se son così bravi a recitare la loro parte. Mi sento diversa stasera, come loro, sto recitando bene la parte della Samantha disinvolta. Da quando ho iniziato a lavorare al Hollywood, non ho mai fatto molto caso alla gente che con un battuta o molto direttamente tenta di approcciarmi con qualche frase fatta o complimenti di vario genere: e per quanto resto al gioco, finisco sempre con svincolarmi. Ma stasera è come se facessi più caso ai complimenti delle ragazze che non dei ragazzi.
Complimenti di vario genere, dal fisico al look, chi mi chiede il profilo social e chi addirittura un drink a fine serata: con che finalità? Sarò io che ora penso subito a secondi fini, ma ora come ora mi sembra strano che una ragazza mi chieda con tanta tranquillità che programmi ho per la serata a fine turno senza neppure conoscermi. Ad ogni modo, svincolo gli inviti e finisco il mio turno stanca e sorda per la musica.
Non vi è mai capitato di rientrare a casa e chiedervi dove siete state per tutto quel tempo? Mi sento come se il mio fisico avesse lavorato in un posto e la mia mente in un altro, ritrovandosi a fine giornata a commentare le mie decisioni una volta distesa a letto. È una sensazione stranissima che non provavo da tempo quella di sentirmi per la prima volta da sola da quando mi sono trasferita: ho sempre dormito al centro del mio letto, ma stasera mi son messa in un lato a guardare quello opposto come in attesa che arrivi qualcuno a riempirlo.
Sono stanca ma non riesco a dormire.
« Ma che confusione mi hai fatto?» domando al soffitto. Iniziando ad innervosirmi e a girare per il letto come una trottola in cerca di pace.
Poi mi fermo, allungo la mano e sfioro la mia zona X. Non ho intenzione di masturbarmi, ma lascio la mano li, chiudendo gli occhi ricordando a come lei temeraria forse più di me, non si sia fatta problemi a toccare Keyline.
Ricordo i suoi baci, le sua mani che mi accarezzano e i suoi baci che mi sfiorano. La stringo, esploro il mio corpo e la penso.
Sobbalzando quando il telefono sul comodino esclama un sonoro cinguettio:

"Dottoressa salva animali in azione! Beato chi, la notte, la usa solamente per dormire" Key

"Di notte si possono fare molte cose, oltre che dormire. Ma sono d'accordo." Sam

" se hai suggerimenti alternativi. Forse dopo lavoro, potrei pensare. Sempre se sarai ancora sveglia."

Leggo e rifletto: onestamente non so nemmeno io cosa volessi dire con il mio messaggio ma sonno non ne ho.
Accendo la luce, mi sistemo il cuscino e la chiamo.
« Ciao!» risponde pimpante.
« Una telefonata è bastata a tirarti giù dal letto?»
« Ho il sonno leggero.»
« Stamattina non sembrava...»
« Stamattina... ero stanca. Mi sono evidentemente rilassata troppo.»
« Vorresti un aiutante? Anzi... Apprendista?»
« Per stanotte?»
« Giuro che non disturbo. Farò la brava, zitta e...Al dopo ci penseremo insieme.»
Keyline rimane in silenzio, la sento dai rumori di sottofondo che deve essere salita in auto.
« Al dopo?»
« Qualsiasi dopo avrai voglia di fare.» ribatto aggrottando la fronte.
La sento ridere « Adesso l'indirizzo di casa tua lo ricordi?»
Sento una fitta allo stomaco strano, gli fornisco la posizione e mi infilo i jeans: sono quasi le tre di notte e sono sicura che a lavoro ne pagherò le conseguenze, quando la Tolman si renderà conto delle mie occhiaie. Ma non mi importa.
« Arrivo a prenderti.» dolce e contenta, Keyline riaggancia.

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