Venere

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Quando la rabbia scema, sono ben altri i sentimenti che si affollano in Simone.
Dolore.
Delusione.
Vergogna.
Patetico, sei patetico.
Davvero pensavi di contare qualcosa per lui?

È convinto che Manuel abbia colto la prima occasione utile per liberarsi di lui, come succede sempre: le persone prima o poi si stancano e lo buttano via come un indumento vecchio che non si apprezza più e che viene sostituito da qualcosa di nuovo e alla moda, prelevato dagli scaffali scintillanti di un negozio.

Per tutta la vita, si è sempre sentito una persona ordinaria, a tratti mediocre e assolutamente priva di qualsiasi caratteristica che potesse suscitare interesse. Non si è mai considerato particolarmente bello, né affascinante, né brillante; gli sembra sempre di non avere argomenti di conversazione e di annoiare i propri interlocutori.

Del resto, il suo principale interesse è la matematica, che non si può propriamente definire un hobby divertente. Per lui, però, è un porto sicuro, perché è qualcosa che gli viene facile e in cui eccelle. La sua abilità in quel campo è l'unica cosa che, a suo parere, attribuisce un minimo valore alla sua persona.

La sua vita sociale, poi, è piuttosto scarsa: di solito si limita a frequentare Laura, Giulio e poche altre persone che reputa più conoscenti che veri amici. Ha passato la vita a essere invisibile; sua madre gli ha sempre detto che lui si sentiva tale, ma non lo era per davvero, e che forse inconsciamente voleva che fosse così, per difesa o paura.

Tuttavia, lui non è mai stato molto convinto di questa interpretazione dei fatti. A volte, poi, gli sembra di vivere a metà, di limitarsi a esistere più che altro. Le sue giornate sono scandite da una routine che si ripete in modo soffocante: fare sempre le stesse cose, vedere sempre le stesse persone.

Questi asfissianti pensieri lo perseguitano mentre si avvia verso l'edificio che ospita la sua facoltà; è una rigida mattina di dicembre e sono in programma le ultime lezioni prima della pausa natalizia. Mentre cammina verso l'aula, sente dei passi veloci dietro di sé.
"Simo! È successa una cosa troppo strana" esordisce Giulio, senza nemmeno salutarlo.
"Si è presentato da me quel ragazzo, quello delle poesie... Manuel, giusto? Prima ero al bar e si è avvicinato per darmi una cosa per te."

Simone sgrana gli occhi, spiazzato. Non proferisce parola mentre osserva Giulio armeggiare con lo zaino e tirare fuori un foglio arrotolato, tenuto fermo da un fiocco lilla e decorato da rametti di lavanda e qualche violetta di campo.
"Ha capito che siamo amici perché l'altro giorno ci ha visti chiacchierare, e mi ha pregato di riferirti che gli dispiace. Sembrava davvero distrutto. Ma che è successo?"

Simone, dopo qualche attimo di esitazione, tende il braccio per afferrare l'oggetto. Giulio non sa del loro litigio; non sa molte cose, in realtà, perché lui gli ha raccontato ben poco. Non sa bene il motivo; forse voleva che quella strana relazione restasse una cosa solo sua, o forse non trovava le parole giuste per parlarne perché non sapeva neppure lui come definirla.

"Grazie Giù, poi ti spiego" gli dice laconico, impaziente di leggere il contenuto di quel foglio.
Si congeda dall'amico con la scusa del ritardo a lezione; una volta in aula, sceglie una postazione sufficientemente isolata e si siede. Scioglie il fiocco con lentezza e ripone con cura i fiori sul tavolo, per non rovinarli.

Incontrarti
per la prima volta
all’angolo
di quella strada
è stata
una dichiarazione di vita
una poesia mai letta
un’esplosione di colori
una scala appoggiata nel cielo migliaia di fiori di campo
appesi a ogni tua parola.

Simone, scusa.
Ti ho detto delle cose orribili che non pensavo.
Ti prego, vieni da me oggi dopo le lezioni. Non pretendo che mi perdoni, so di non meritarlo, ma vorrei almeno spiegare.
Ti aspetto,
con la speranza nel cuore.
M.

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