-Capitolo 2- *Tredici rose rosse*

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-Tredici rose rosse-

 

Il mio libro continua ad essere venduto e, con mio grande piacere, Ethan sta avendo la prova che tutto quello che crede riguardo il mio libro, è sbagliato!

Ma comunque sia, del giudizio di Ethan Scott non me ne importa proprio nulla.

Probabilmente, non sa nemmeno che significa amare.

«Pensi ancora a lui?» chiede Cristina mentre lavora al suo computer.

Lei è una giornalista e sta per pubblicare un articolo su di me sul suo giornale.

«Mi fa innervosire!!» esclamo schiaffeggiandomi la coscia.

«Ma lascialo perdere, Ana!! Sono passate due settimane e le vendite aumentano. Direi che il suo giudizio non ha più importanza, no?»

«Hai ragione. Mi sto facendo condizionare troppo, ma è la sua continua presenza in libreria che mi irrita»

Lei mi guarda alzando un sopracciglio. So cosa sta pensando.

Maledetta mente superattiva di Cristina Bailey.

«E' ridicolo» rispondo liquidandola.

Per fortuna, Cristina non approfondisce l'argomento, perché distratta dal suono del campanello.

Si alza, mentre io spengo la tv, dirigendomi in cucina per una bella tazza di te fumante.

Ritorna qualche minuto dopo con un mazzo enorme di rose rosse.

Sgrano gli occhi e sorrido. Sicuramente sono da parte del suo ragazzo, o quasi ragazzo. Non hanno ancora ufficializzato nulla e, ho i miei dubbi che la mia amica lo farà. Molto probabilmente questi fiori finiranno per direttissima nella pattumiera.

«E bravo Elliott. Rose. Bella scelta» dico versando l'acqua bollente nella tazza.

«Non sono da parte di Elliott» dice in trance.

«E di chi?» chiedo prendendo il biglietto che lei mi passa.

"Un mazzo di 13 belle rose rosse per una bella donna. Ho preso in parola il suo consiglio; quello di dover frequentare più donne. Mi concede l'onore?"

Mi avvicino alla spazzatura per buttare il bigliettino, ma la mano di Cristina arresta il mio gesto.

«Che stai combinando?» mi chiede.

«Non voglio averci nulla a che fare!»

«Ti sta invitando a cena; anzi... ti sta dicendo che vuole frequentarti. Lo sai che un'occasione come questa non ti ricapita più, vero?»

«Non mi importa. Non uscirò mai con uno come lui» rispondo dandole il bigliettino e, presa la mia tazza di te, mi chiudo in camera.

Come può pensare che io voglia iniziare a frequentarlo?!

È fuori come un balcone. Non arriverò mai a tanto.

Non accetterò mai il suo invito a cena o a qualsiasi cosa lui voglia invitarmi.

Ma, ahimè, nei giorni a seguire, non ha fatto altro che presentarsi in libreria e chiedermi delle rose.

«Allora, ti sono arrivati i fiori?» chiede prendendosi la libertà di darmi del tu.

«Abbiamo confidenza?» chiedo mettendo a posto un po' di libri. Credevo di essere stata abbastanza chiara sul fatto che non avrei voluto lavorare più con lui, tanto meno averci a che fare fuori.

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