3 | C come Camouflage

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• Faye •

«Primo quinto! È primo quinto! Non primo quarto!» Mi passo le mani sul viso stanca.

«Non è colpa mia se non ti sai spiegare» Zane poggia il suo basso accanto, iniziando a scrocchiarsi le dita.

«Non è colpa mia se non hai mai aperto il Dubois!» Gli lancio il libro di musica, che lui schiva con uno scatto felino.

«Nessuno studia davvero il Dubois» Dice con nonchalance, raccogliendo il libro da terra.

Chiunque studia il Dubois.

«Hai almeno fatto il conservatorio?» Lo guardo di sottecchi.

«Si»

Volevo mettere un punto a questa storia il prima possibile. Motivo per cui ho pensato bene di iniziare subito, a casa sua.

Col cavolo che lo faccio entrare a casa mia.

Lego i capelli con la stessa matita con cui gli ho spiegato trecento volte le stesse cose.

Ci ho provato davvero, giuro.

Dalle nozioni preliminari alla tonalità e modalità.
Dalla formazione e stato degli accordi ai raddoppi ed accordi incompleti.

Ma il signorino qua presente continua a non capire un accidenti.

«Non si direbbe» Incrocio le gambe.

«Sei una pessima insegnante» Scuote la testa con sguardo serio.

«E tu un pessimo alunno»

«C'era un motivo se ero il peggiore della classe»

«Ci vorrà un quintale di caffè per andare avanti» Mi massaggio le tempie delicatamente.

«A me o a te?»

«A me!» Esclamo indicandomi. «Mettiamo la musica a parte, ti prego» Sposto le ciocche che ricadono nel viso, portandole dietro le orecchie.

«Ma abbiamo iniziato da mezz'ora»

«Si, e vorrei già buttarti fuori a calci»

«È casa mia»

«Anche meglio, una casa gratis tutta per me»

«Dio, no. La trasformeresti in un covo per pupazzi di pezza e piantine finte»

«E tu che ne sai?»

«Davvero pensi che Dominique non mi abbia raccontato dei peluche e piantine finte che riempiono il negozio?»

«Per la cronaca: non sono finte» Borbotto spostando lo sguardo.

«Dicono tutti così»

Casa sua è un mortorio. Nessun colore oltre al marmo grigio che circonda ogni mobile, il bianco latte che ricopre i cuscini e tappeti; e il nero sbiadito che dà quel tocco di eleganza che nient'altro avrebbe potuto dare. Però c'è quel poco di legno che rende il tutto più casalingo e accogliente, anche se di poco fa la differenza.

Nemmeno un quadro o foto. Se questo è il soggiorno, non oso immaginare la sua camera da letto.

«Posso vedere camera tua?» Domando di getto.

«No»

«Perché?»

«Perché dovresti?»

«Perché voglio vederla»

«Perché vuoi vederla?»

«Perché sono curiosa»

«No»

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