TWO

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Cerco di sorvolare alla strana sensazione che ho appena avuto e ritorno con i piedi per terra.

«Ci vediamo allora, buona continuazione» rispondo sorridendo e dandogli le spalle, per poi continuare la mia passeggiata subito dopo aver sentito dire dai ragazzi «Grazie anche a te!»

La musica si fa passo dopo passo sempre più fievole, dando così spazio alla melodia della natura. Arrivo fino a un piccolo canale ormai asciutto, sedendomi in una delle due panchine di legno ormai vecchie, chiudendo gli occhi e lasciandomi trasportare dal cinguettio degli uccelli e dal frinire delle cicale. Riapro gli occhi nell'istante in cui sento una presenza vicino a me, saltando dallo spavento appena vedo il ragazzo ricciolo Dadda di fronte a me.

«Scusa, non volevo spaventarti!» si affretta a dire. 

«Non mi aspettavo che qualcuno venisse qui, mi hai per caso seguita? Devo chiamare la polizia?» domando ironica cercando di riprendermi.

«No no, ho semplicemente seguito il sentiero» si giustifica.

«Stavo scherzando!» affermo ridacchiando.

Si siede accanto a me, guardando dritto davanti a sé.

«Deve essere bello vivere qui, lontano dalla città e dai rumori...»

«Sí, diciamo che qui mi sto disintossicando da quello che avevo quando vivevo con in miei in città.»

«In che senso?» domanda girandosi con la nuca verso di me, inchiodando i suoi occhi marroni nei miei.

«Beh, prima di trasferirmi qui ho avuto dei problemi di salute che mi hanno fatto chiudere in me stessa, nel mio vecchio lavoro avevo una collega che sfogava la sua rabbia e frustrazione su di me, buttandomi ancora più giù di animo. Ma ho avuto il coraggio di licenziarmi e di mandarla a quel paese prima che diventassi la sua vittima numero due.»

«Vittima numero due?» chiede confuso.

«La prima persona che ha tratto come me è finita in un manicomio per causa sua, l'ha fatta uscire fuori di testa.»

«Ma questo si chiama Mobbing!»

«Lo so, e io ci sono stata vittima per un po'. Ma adesso basta parlare del mio passato, perché non mi racconti un po' di te... Siete di questa zona tu e i tuoi amici?»

«Non siamo della zona, veniamo tutti e tre da Milano.»

«Milano? E come mai siete venuti fin qui per fare festa?»

«Volevamo un posto sperduto dove nessuno ci potesse citofanare per via del volume troppo alto della musica.»

«Ci sta come idea» dico ridacchiando.

«Te di solito cosa fai alla sera?» 

«Sinceramente nulla, come ben sai per poter andare nella civiltà bisogna fare minimo venti minuti di macchina e stando a casa da sola non mi viene proprio voglia, così opto per vedere qualche film o serie TV.»

«Ma così non va bene! Sei una ragazza giovane, se non ti diverti adesso quando lo vuoi fare?»

«Chi ti dice che sono giovane?» dico con tono provocatorio e sarcastico.

«Almeno che tu non abbia novant'anni e che te li porti bene, deduco che sei giovane. Secondo me avrai sui venticinque o ventisei anni.»

«Hai un buon occhio! Quest'anno ne faccio venticinque. Tu invece?»

«Quanti me ne dai?»

«Ti avviso che faccio schifo col indovinare l'età delle persone!»

«Provaci!» 

«Secondo me sui ventotto massimo trenta.»

«Magari... Ne ho trentacinque.»

«Non lo avrei mai detto!» dico quasi stupita.

«Senti, che ne dici di venire da noi stasera a divertirti un po'. Ti presento i miei amici.»

«Non voglio fare la guastafeste.»

«Ma va la, con noi ti divertirai!»

«Posso almeno farmi una doccia prima? Sono sudata fradicia con sto caldo!»

«Certamente!» afferma ridacchiando «allora ti aspetto da noi per le nove e mezza?» continua alzandosi in piedi.

«D'accordo, ci vediamo alle nove e mezza da voi» dico sorridendogli. 

Mi saluta sorridendomi ampiamente, notando solo adesso la tenerezza delle sue guance quando vengono tirate su dalla bocca per farmi ammirare il suo bel sorriso.

Semplicemente tu|Daniel Daddetta|Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora