Il maestro silenzioso

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Nel petto, nelle braccia,
nelle mani. Lo senti.
Nel silenzio, nel buio,
nella pausa. Lo vivi.

Si aggira tra le strade.
Entra senza invito.
Ti insegna senza consenso.
Il più perfido, il più utile.

Non usa parole o numeri.
Insegna coi gesti,
rimane nella mente e nel cuore.

Chi ha imparato non lo ringrazia,
ma lo odia.
Perché è con scosse, pugni e
coltellate che insegna.

È con le cicatrici interne
che non ti fa dimenticare.
Un odore, un sapore.
Una parola, un paio di lenzuola.
Un colore, un rumore.
Una melodia, una regia.

Di cui esser grati c’è poco,
perché di esso
non in molti ne sono degni.

Ma quando se ne va,
hai imparato a fare meglio.

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