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Il giorno seguente al mio incontro con Evan Powers mi presento in ufficio sentendomi ancora abbastanza sconvolta, considerato che non solo ho trascorso una notte insonne cercando di riparare tra le lacrime la mia macchina fotografica – riducendomi...

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Il giorno seguente al mio incontro con Evan Powers mi presento in ufficio sentendomi ancora abbastanza sconvolta, considerato che non solo ho trascorso una notte insonne cercando di riparare tra le lacrime la mia macchina fotografica – riducendomi ad un certo punto ad avere la vista appannata a causa della stanchezza mista al pianto – ma ho speso anche gran parte della mia serata pensando all'interazione avuta con il famoso batterista dei Black Shadows. Un incontro che, se fosse dipeso da me e non fossi stata ovviamente obbligata dal mio capo, non sarebbe mai avvenuto. Mi sarei volentieri risparmiata l'umiliazione di essere trattata come una nullità, nonché come la personificazione del male assoluto. Ho dunque cercato di analizzare in modo critico i fatti, rivivendo più volte nella mia testa le varie fasi del nostro confronto senza farmi influenzare dalle mie opinioni personali e da giustificabili sensi di colpa relativi soprattutto al mio comportamento. Mentre rimuginavo sull'accaduto quindi ho tralasciato per un attimo le mie azioni sconsiderate, ovvero quello schiaffo che aveva solo peggiorato l'atmosfera generale, per cercare di capire quale fosse stato in fondo il motivo scatenante che aveva portato a quello spiacevole evolversi degli eventi culminante con la distruzione del mio autocontrollo e anche della mia attrezzatura. Mi sono sforzata inoltre di dare un senso alla freddezza gratuita di Evan, rifiutandomi di credere che avesse volontariamente ignorato la mia cortesia soltanto a causa dell'etichetta di sanguisuga associabile al mio lavoro, e poi sono passata ad interrogarmi su cosa avessi sbagliato. Per non commettere di nuovo lo stesso errore, se mai si fosse presentata un'altra occasione simile. Però avevo davvero fatto di tutto per non irritarlo, utilizzando a mio avviso un approccio diverso proprio per non dargli l'impressione di essere un'approfittatrice, eppure la situazione mi è comunque sfuggita di mano. Ho quindi esaminato momento per momento, intanto che tentavo di ripristinare almeno le funzioni digitali della mia macchinetta nonostante il display scheggiato e alcuni tasti mancanti, giungendo alla conclusione che per quanto potessi risultare una seccatura per Powers non meritavo certamente di essere trattata come spazzatura. Come una zanzara fastidiosa da poter eliminare senza troppi sensi di colpa. Oltretutto mi ha fatta sentire una completa fallita, inginocchiata in mezzo a quel marciapiede a raccogliere i pezzi della mia attrezzatura con la pioggia che ha contribuito a rendere il momento ancora più drammatico.

Non ero così ingenua da aspettarmi un'accoglienza entusiasta o in alternativa un sorriso minimamente amichevole da parte del popolare musicista di una delle band più quotate del paese, conosciuto piuttosto per la sua chiara antipatia nei confronti della stampa e il suo carattere indifferente. Ma sebbene io mi sia mostrata fin da subito diversa, rappresentando in pratica un'eccezione – se non per meglio dire una vera anomalia rispetto agli stereotipi più o meno veritieri sui paparazzi, che già in base alla loro reputazione nel settore non offrono un buon biglietto da visita – non ho comunque ottenuto niente. Sono stata ugualmente etichettata come un'avida fotografa, quando al contrario sono stata fin troppo educata e ho sfruttato al meglio la mia empatia.

Ciò nonostante, alla fine dei conti, non importa se ho aspettato con pazienza che Evan fosse libero prima di avvicinarlo. Non importa se ho evitato appositamente di invadere il suo spazio personale o fare qualcosa che potesse metterlo a disagio. Non importa se ho preservato a prescindere la sua privacy, rifiutandomi nel rispetto delle mie convinzioni morali di rubare qualche scatto sfruttando la sua distrazione. In cambio delle mie accortezze ho comunque ricevuto soltanto disprezzo, insulti non molto velati e l'attacco da parte del suo bodyguard eccessivamente servile. Di conseguenza, benché mi sia sforzata di analizzare le cose il più obbiettivamente possibile per dare al batterista almeno il beneficio del dubbio, non sono riuscita a giustificare la sua indifferenza e la sua maleducazione. Non ho davvero trovato un senso al suo completo disinteresse, unito al suo palese disgusto. Tuttavia anche io ho commesso il grave errore di perdere il controllo delle mie emozioni, dando sfogo alla mia sofferenza con uno schiaffo di cui poi a mente lucida mi sono subito pentita. Perché la violenza non mi è mai appartenuta, nemmeno da piccola. Non sono mai stata una bambina scalmanata o litigiosa, facilmente condizionabile dai suoi stati d'animo. Neppure nei miei giorni più neri, quando ero arrabbiata con il mondo per avermi sottratto le uniche persone che contavano qualcosa per me, sono stata propensa ad avere scoppi di ira. Mi sono sempre tenuta tutto dentro, preferendo affogare la mia disperazione piuttosto che darne prova e libero sfogo.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Feb 18 ⏰

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