«Allora, hai già avvisato i tuoi genitori? Ho detto ai miei che rimarremo a studiare a scuola, di sera, e che subito dopo andremo da te a dormire...»
«Questa storia di andare a spiare il preside non mi convince. Se ci scoprisse? Se ci buttassero fuori dalla scuola?» rispose Mary, dall'altro capo del telefono.
«Non se ne preoccuperebbe più di tanto, ne ho avuto la prova, gli è tutto troppo indifferente per scomodarsi, potremmo aggirarci in abiti rosa, con delle maracas e farebbe comunque finta di niente.»
La sentii ridere.
«Sei sicura di quello che dici? Non pensi che il preside legga certi libri solo per... Per... Svagarsi?»
«Svagarsi?» ripetei incredula. «Ci si svaga bevendo tea, lavorando con l'uncinetto, leggendo romanzi rosa non sfogliando pagine che ti spiegano come evocare spiriti!»
«Beh tutti siamo un po' stravaganti no? Non puoi aspettarti che dietro a qualsiasi cosa, anche a una semplice tazza di tea, ci sia qualcosa di sovrannaturale.»
«Ma se ci fosse davvero qualcosa di nascosto, qualcosa di speciale dietro ogni cosa... Dietro a quello che per noi è normale e che ci ostiniamo a ritenere tale. Se ci fosse una svolta ad aspettarmi dietro l'angolo, qualcosa di nuovo... »
«Tutti lo desiderano, ma le ragazze della nostra età puntano al fidanzamento per dare una svolta alla propria vita, non a incontrare spiriti. A proposito, lo spirito non si è ancora fatto sentire?»
«No, purtroppo e oserei dire che mi manca...» risposi sospirando, colpita nel mio punto dolente, distendendomi sul letto e ricordandomi immediatamente della folata di vento.
«Ma quella sera in biblioteca la porta si è aperta e chiusa da sola, senza che nessuno entrasse o uscisse... Eppure non era lui, l'avrei capito.»
«V'intendete ora?»
«Più o meno... Fa parte di me, qualcosa che solo io posso riconoscere. La sensazione che provo quando è intorno a me non è riconducibile a quella di una qualsiasi folata di vento.» la sentii sospirare e approfittai del momento per porle una domanda abbastanza azzardata. «Con Jonathan?»
«Sembra intenzionato a chiedermi un appuntamento, ma parlando di te... Come sei messa a ragazzi in carne e ossa e con tutti gli organi al proprio posto?»
«Direi che la situazione è abbastanza disastrosa... Dove puoi trovare un ragazzo gentile, intelligente, romantico, che ti ascolti per ore e che spicchi in pazienza?»
Se c'era una cosa che non dovevano fare, era chiedermi di descrivere il mio ragazzo ideale, ci avrei scritto addirittura un libro se ne avessi avuto la possibilità, ma a nessuno sarebbe interessato più di tanto leggerlo. Ormai il ragazzo dei miei sogni era passato in secondo piano... La folata di vento era sempre la priorità.
Il giorno seguente trascorse più lentamente del solito, le lezioni sembravano ancora più noiose mentre osservavo l'orologio che scandiva, odioso, i minuti, ordinando al tempo di trascorrere più velocemente. Dovevamo indagare, non avevamo certo tempo da perdere, noi.
Terminate le lezioni ci recammo in biblioteca per studiare... Credevo addirittura che Mary avrebbe finto di dimenticarsene per svignarsela. Speravo che il college si liberasse presto, come la sera in cui ero rimasta sola nonostante continuassi a ripetermi che si era trattato esclusivamente di un caso fortuito e irripetibile. Nonostante tutto ignoravo ancora perché il preside trascorresse tutte quelle ore all'interno dell'edificio, dopotutto aveva la sua famiglia. Nessuno sapeva molto di lui, magari faceva parte di una qualche setta religiosa.
«Hey, quando s'inzia?» bisbigliò Mary, sorreggendosi la testa con una mano, ormai annoiata per quel continuo aspettare. Evidentemente desiderava concludere le ricerche il prima possibile.
«Verso le 18:00...» le risposi seria.
«Preferirei tornare a casa il prima possibile, i miei si preoccuperanno...»
Sospirai tornando a concentrarmi sul libro.
«Muovetevi su... Camminate più velocemente...» sibilai tra i denti, scrutando minacciosa gli studenti.
Stressata dall'attesa, mi alzai per sgranchirmi le gambe, prendendo a camminare tra gli scaffali, ricordandomi immediatamente del libro sugli spiriti, di cui mi ero completamente dimenticata. Con mio grande sollievo era ancora al proprio posto. Lo presi tra le mani accorgendomi solo in quel momento di quanto fosse pesante rispetto all'ultima volta. Avvertii tutto quel peso riflettersi su di me, come un macigno che gravava sul mio petto.
Sfogliai velocemente le pagine, alla ricerca dell'incantesimo che avevo letto. Sparito, la pagina era stata strappata ancora. Mi guardai intorno, confusa, quasi avessi percepito qualcuno ridere e prendersi gioco di me, mentre mille domande iniziavano ad affollare la mia mente. Chi l'aveva strappata? Ogni volta che si cercava di invocare uno spirito, scompariva una pagina? Qualcuno aveva già tentato di invocarlo? Tutte quelle domande sembravano unirsi in una sorta di test, magari a crocette. Richiusi il libro con scatto fulmineo, impallidendo. C'era una sola cosa fare: chiedere informazioni alla bibliotecaria.
Le andai incontro a passo svelto, mentre lei mi scrutava preoccupata e stranita dalla scrivania... Possibile che la mia espressione fosse così preoccupante?
«Mi scusi, saprebbe dirmi gentilmente se qualcuno ha già preso in prestito questo libro?» chiesi senza troppe presentazioni, piombandole davanti, tentando di riacquistare almeno un briciolo di sicurezza. Lo prese, scrutandolo e aprendolo più volte come se stesse tenendo tra le mani un qualsiasi insignificante romanzo rosa.
«Questo libro non fa parte della biblioteca, ma è qui da molto. Qualche studente deve averlo lasciato qui. Credo sia abbastanza antico, non mi ricordo di aver visto mai nessuno consultarlo ed io sono qui da tanto tempo. Certi argomenti non interessano a molti.» rispose asciutta e sbrigativa, scoccandomi un'occhiataccia.
«Ma due pagine sono strappate!»
«Beh questo libro è antico, dovresti capire, le avrà strappate il proprietario...»
«Non è solo questo, qualcuno ha evidenziato con la penna!» dissi con voce stridula, sperando capisse, invitandola a controllare le prime pagine.
Iniziò a sfogliarle per poi tornare a fissarmi dritta negli occhi.
«Io non vedo niente...» affermò irritata, come se le avessi teso un qualche stupido scherzo, proprio come la signora Fox quando si era ritrovata la facciata di casa piena di uova e gusci... E in seguito la situazione era peggiorata, dopo che aveva scoperto che le uova macchiano, anche troppo, soprattutto se si tratta di una facciata bianca.
«Come scusi?» chiesi incredula, sperando con tutta me stessa che i suoi occhiali avessero qualche problema.
Mi avvicinai di scatto, pensando al peggio, prendendo il libro tra le mani. Era davvero così, i segni della penna erano scomparsi, la pagina era tornata come nuova. Sbiancai mentre con i polpastrelli sfioravo delicatamente la carta, in cerca del segno lasciato dalla penna. Se tutto quello era opera di un qualche spirito, allora quest'ultimo doveva essere proprio un immaturo... Il mio non poteva essere certo così stupido da divertirsi con scherzetti simili.
Restituii il libro alla bibliotecaria e tornai da Mary che lasciava trasparire una certa preoccupazione, vista la mia espressione. Non volevo farla entrare in questa storia e non desideravo nemmeno intimorirla, avrei sbrigato questa faccenda da sola, cosa poteva farmi uno spirito?
Continuavo a fissare gli altri andarsene, sorvegliandoli e prestando attenzione a ogni singolo movimento, pregandoli di sbrigarsi, mentre la biblioteca si stava lentamente svuotando come la scuola, dopotutto. Infine verso le 18:15 vi erano rimasti pochissimi studenti, così pochi che si sarebbero limitati a fare da sfondo al mio piano.
Le feci cenno di alzarci e, dopo aver rimesso i libri al proprio posto, ci dirigemmo tranquillamente verso la stanza del preside. Mi voltai per concentrarmi su alcuni ragazzi intenti a chiacchierare nei corridoi mentre iniziava a farsi strada l'idea di ritirarmi. Non potevo mollare ora, non dopo che avevo tutte quelle prove, in più dovevo rintracciare il mio fantasma e quello che aveva architettato quello stupido scherzo. Io e il senza volto gli avremmo proprio dato del filo da torcere. Risi all'idea prima di fermarmi proprio davanti alla porta, stranamente socchiusa. Subito immaginai il preside che, preso da chissà quali pensieri, l'aveva semplicemente spinta verso di sé, confidando di averla chiusa.
Era un gesto azzardato e me ne rendevo conto, anche perché Mary non faceva altro che ripetermelo. Solitamente ero io quella responsabile, ma questa volta dovevo cedere il testimone a lei. Sussultai nel sentire la voce austera del preside e pregai che non ci fosse nessuno con lui che, uscendo, avrebbe potuto scoprirci. Fortunatamente stava semplicemente conversando al telefono e, almeno secondo quello che mi stava riportando Mary, sembrava particolarmente irritato, da ciò che si poteva ipotizzare soffermandosi ad ascoltare il suo tono. La voce era così alta che risuonava come un eco nella stanza e si espandeva addirittura lungo il corridoio. Mi voltai verso Mary che sembrava pregarmi di andarcene, ormai spazientita. Feci un cenno con la testa che non ammetteva repliche iniziando a guardare all'interno della stanza, mettendomi davanti a lei. Il preside se ne stava seduto al suo tavolo e continuava a gesticolare, discutendo con la persona che si trovava dall'altro capo del telefono. Sentii chiaramente la mano di Mary stringermi il braccio, ma ciò che più mi premeva era che il preside aveva riattaccato, sbattendo con forza la cornetta, come se dovesse rompere delle uova, passandosi una mano fra i capelli. Mi ero dimenticata di un particolare importante: avremmo dovuto aspettare a lungo prima di scoprire qualcosa. Iniziavo davvero a ripensarci perché l'aspettare non era il mio forte e non avevamo a disposizione molto tempo.
Iniziò a ordinare delle carte mentre noi restammo in attesa per un intervallo di tempo che, seppure breve, ci parve un'eternità. Sospirai, incrociando lo sguardo di Mary che impaziente attendeva una mia decisione. Scossi il capo facendole cenno di andare e mi sorrise. Ok, l'aveva avuta vinta.
A salvarmi, o a condannarmi, fu il telefono della presidenza che riprendeva a squillare, facendomi balzare sull'attenti. Mary sbuffò ancora lamentandosi per il dolore alle gambe. Mi accostai alla porta per sentire meglio, il suo tono era pacato, lo sentivo ridere e scherzare.
«Sì, sì tutto ok...» esordì sorridendo, roteando appena sulla poltrona. La conversazione era più noiosa di quanto pensassi, preferivo il litigio iniziale nonostante il preside irritato fosse a dir poco spaventoso. «Ah sì il libro? Sì, sì. Quello sugli spiriti dici?» iniziai a mordermi un labbro per scaricare tutta l'adrenalina che avevo in corpo, facendo cenno a Mary di rimanere in silenzio, per accertarmi di imprimermi ogni singolo termine nella testa. «Sì l'ho letto...» disse prendendolo tra le mani e osservandolo, quasi a disagio. «Non è il mio genere, purtroppo...»
Lasciò scivolare il volume sul tavolo, iniziando ad avanzare verso di noi. Se Mary non mi avesse afferrata per il braccio, costringendomi ad allontanarmi sarei rimasta lì a farmi scoprire, come una stupida. Il preside uscì avviandosi verso il giardino lasciando, ancora una volta, la porta socchiusa. Quell'uomo poteva essere così costantemente distratto?
Dovevo ammettere di essere rimasta delusa e Mary probabilmente me l'avrebbe rammentato per il resto della mia vita.
«Contenta adesso?» chiese Mary con un pizzico di sarcasmo. «Non puoi pretendere di avere un preside che evoca spiriti!». Con scatto fulmineo entrai nella stanza lasciandomi alle spalle Mary che mi chiamava preoccupata, battendo i piedi. Afferrai velocemente il libro, nascondendolo tra le braccia, per poi uscire alla velocità della luce e farlo scivolare sotto la giacca. Era un furto, ma non potevo lasciar perdere una storia simile. Appena Mary mi vide nascondere il libro sbiancò e iniziò a correre insieme a me verso l'uscita. Ricordo ancora a memoria tutti i suoi rimproveri.
«Sei pazza?» urlò fuori di sé mentre ci dirigevamo a casa sua, col fiatone e i capelli in disordine.
«Se il preside si accorge di qualcosa?»
«Gli restituirò il libro, non preoccuparti...» risposi senza darci troppo preso, troppo emozionata al solo pensiero di invocare la mia folata di vento.
«Cos'hai intenzione di combinare? Non vorrai evocare uno spirito?»
«Ovvio che sì, poi scommetto che si annoiano a rimanersene sempre soli a fluttuare nell'aria.»
Mary sbuffò, prima di addolcirsi.
«Non so te, ma non ci tengo ad avere spiriti che si aggirano per casa mia. Questo è l'ultimo tentativo, poi promettimi che lascerai perdere questa storia, ok?»
Per quanto tentassi di fermarmi sapevo benissimo che quella non sarebbe stata l'ultima volta.
Quella sera, a casa di Mary, i suoi genitori non sembrarono curiosi o allarmati visti il ritardo, bastò raccontare delle nostre ore di studio perché ci spedissero a letto senza troppi convenevoli. Mia madre avrebbe saputo esattamente cosa fare, ma preferivo non disturbarla, dopotutto era impegnata nel suo lavoro e non volevo essere rinchiusa in una qualche clinica o prendere un qualche appuntamento con un esorcista. Dopo cena mi sistemai nella camera di Mary, sua madre aveva preparato un letto vicino a quello della figlia; le lenzuola profumavano di gelsomino.
Dopo aver indossato il pigiama mi abbandonai sul letto aspettando Mary e ispirando a pieni polmoni quel buon profumo di cannella e zucchero che si sprigionava nella camera da letto.
Scrollai le spalle e ripresi a sfogliare il libro con più calma concentrandomi sugli incantesimi che mi sembravano più semplici. Speravo che fossero davvero tali nonostante non fossi molto portata per le cose semplici, per modo di dire. Appena ne vedevo uno troppo voluminoso, che richiedeva l'uso di oggetti strani, voltavo pagina sentendomi come durante un compito di matematica, come quando scrutavo la prima espressione e passavo immediatamente alla seconda. Alcuni sembravano addirittura delle ricette: erano riportati in alto, nei minimi dettagli, tutti gli strumenti da usare. Ne trovai uno fin troppo semplice, con delle candele, che ricordava una semplice seduta spiritica se non fosse stato per le parole, a mio avviso del tutto inventate dall'autore, riportate nella pagina.
Mary spuntò poco dopo da dietro la porta, già pronta per coricarsi.
«Come procede con il libro?» chiese chiudendo la porta alle proprie spalle e sedendosi accanto a me.
«Ho trovato un incantesimo...» risposi abbassando lo sguardo. Sospirò.
«Dobbiamo trovare una candela giusto e leggere in questa
strana lingua? Sicura che non l'abbia inventata?» chiese basita per poi iniziare a rovistare nel suo tavolino.
Si voltò poco dopo, brandendo una candela rossa e facendomi cenno di sedermi a terra.
«Non è specificato il colore, ma ho solo candele rosse...» sottolineò divertita, sedendosi a gambe incrociate. .
Dopo aver acceso la candela, ci mettemmo nella posizione menzionata, ossia una davanti all'altra.
«Pronta?» chiese tentando di far stare ferma la candela che
aveva messo in mezzo a noi, su un piattino di ferro. Mi concentrai a osservarne la fiamma, piegata appena secondo l'inclinazione della candela, che sembrava spegnersi da un momento all'altro. Pregai seriamente affinché la candela non cadesse come se niente fosse, come un soldato morto in battaglia, e ogni tanto tornavo a sorreggerla, per farla stare dritta.
«Spero di sì.»
Respirai profondamente tenendo il libro aperto da una parte, tentando di non illudermi troppo, mentre stringevo le mani calde di Mary, inarcando la schiena.
Iniziai a leggere e alzai gli occhi verso di lei, rischiando di perdermi. Tutte quelle frasi erano così assurde e confuse, ma ripetute velocemente sembravano formare alcune parole nella nostra lingua. Parole sconnesse, però. Magari quella era la lingua degli spiriti... Se così fosse stato avrebbero sicuramente preferito rinunciare ai propri timpani, pur di non starsene ad ascoltare quello scempio.
«Allora?» provò a chiedere Mary notando che mi ero fermata, segno che l'incantesimo doveva essere terminato. Osservai un'ultima volta il soffitto e socchiusi gli occhi pregando al mio senza volto di tornare da me. Volevo che mi sentisse, che solo per quei pochi istanti potesse accorgersi di quella vocina nella mia testa... Ovunque fosse, qualsiasi cosa stesse facendo. Solo la mia voce che si prendeva possesso della sua mente come lui si era impadronito dei miei pensieri e se ne rimaneva lì, vibrante come un eco.
Scossi poi il capo delusa, ripromettendomi che mi sarei vendicata anche del senza volto. Ero stufa di tutti quegli stupidi spiriti che si prendevano gioco di me.
Ci coricammo in silenzio, mentre mi ripromettevo di tenere il libro ben nascosto sotto al mio cuscino quella notte, come per evitare che facesse la stessa fine di quello in biblioteca.
Mary mi guardò un'ultima volta ed io accennai un sorriso spento e malinconico.
«Voglio solo che il mio fantasma torni da me...» sussurrai appena, chiudendo gli occhi, come se avessi appena espresso un desiderio a una stella cadente.
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Apparition
RomanceElisabeth è appena tornata a Londra dopo alcuni anni e finalmente può dedicarsi alla scuola, agli amici e vivere come qualsiasi ragazza della sua età. Eppure, nonostante riesca finalmente a inserirsi, non l'abbandona mai uno strano senso di solitudi...
