3. Road trip

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Nils

Quando si hanno degli obiettivi meno difficili, ci sono dei lavori talmente ben pagati che non si possono rifiutare, anche se pessimi. Esempio : lasciarsi volontariamente malmenare per infiltrarsi in una rete di trafficanti che hanno rapito una piccola principessa che si ha giurato di riportare al suo paparino. Quando il mio amico Charlie, ambasciatore, reietto reale e pecora nera della crème de la crème dell’aristocrazia francese, mi ha presentato il miliardario Darren Cox, un tipo freddo e secco come un cono di pistacchio (senza il sapore dolce), ho capito che la nostra collaborazione non sarebbe stata una cosetta piacevole. Ma l’uomo aveva dei validi argomenti : - Mia figlia Valentine è stata fatta prigioniera in Madagascar da dei trafficanti, mi ha detto tendendomi una cartellina di cartoncino con una bella brunetta in copertina. Quanto vuoi per riportarmela viva? - Trecentomila, ho risposto dopo aver sfogliato il dossier che mi prometteva dei momenti epici e pericolosi al minimo passo falso. Più i costi. La mascella di mio fratello Samuel, che mi accompagnava, si è quasi staccata. Si è perfino sentito il rumore del criceto nel suo cervello che vedeva danzare i dollari davanti ai suoi occhi. È rimasto piantato come un cretino osservando Cox che ha stabilito : - Quattrocento mila se è davanti a me prima di mezzogiorno, venerdì 14 agosto, e se opera in tutta discrezione. Non deve arrivare niente alla stampa, il mio gruppo non ha bisogno di questo genere di pubblicità. - Concluso. Sam ha emesso un rumore buffissimo, come se avesse ingoiato la lingua. - Il mio avvocato programmerà due bonifici: centomila oggi, il resto alla consegna, ha detto Cox come se la transazione si riferisse ad una macchina o un frullatore. Charles si è portato garante per lei. Sembrerebbe che lei sia il migliore. Quindi la riporti qui. E velocemente. Poi se ne è andato, senza una stretta di mano, senza una parola, con gli occhi sempre secchi. Un perfetto idiota. Ma un idiota ricchissimo, disposto a lasciare delle somme indecenti. E anche un po’ emotivo, sembrerebbe, Charlie mi ha detto che aveva smosso mari e monti per trovare qualcuno di fiducia capace di riportargli sua figlia. Ci deve tenere almeno un po’. Ho scosso Samuel, sempre incantato dalla cifra astronomica dello stipendio promesso, e seguito l’avvocato in un vecchio ufficio nel salotto dove ci aveva ricevuti Cox, pavimento di marmo immacolato, lampadari di cristallo, decoro in lapislazzuli e muri di un bianco splendente venato di azzurro. Un’ora dopo, quando lasciamo la villa, perfettamente situata di fronte la spiaggia di Santa Monica, mio fratello ha un nuovo conto in banca in un paese molto rispettoso dei segreti bancari (le persone ricche possono fare miracoli in tempi record) con centomila dollari. - Corrisponde a quello che mi avresti tassato o preso in prestito prima o poi, ho risposto quando Samuel mi ha chiesto perché tanta generosità. Preferisco anticipare e darmi l’illusione di controllare la situazione. - Per quella tariffa, ti accompagno a Mada, ha detto gioiosamente. Avrai bisogno di un autista competente, senza paura né timore, e per tua fortuna il tuo Sam adorato è qui. Ho tenuto per me quello che mi ispirava la coabitazione di “Sam” e “senza paura” nella stessa frase e, a corto di argomenti validi per declinare la sua proposta, l’ho portato con me. Come sempre. Samuel sa essere terribile e una fonte inarrestabile di scocciature ma è il mio fratellino e non ho nessun altro. Ecco come ci siamo trovati in una bella notte di agosto, con una truppa di malgasci pazzi scoppiati alle calcagna. Col piede sull’acceleratore, mantengo il pick-up alla velocità massima che mi autorizza la pista sfondata per mettere più kilometri possibili tra noi e i nostri inseguitori. Samuel armato del suo più bel sorriso, cerca di rassicurare le due ragazze immobili sul sedile posteriore, ma una è ancora mezza svenuta, e l’altra ci riempie di ingiurie. Promette bene. - Era obbligatorio fare un’entrata nel campo alla Mad Max? chiedo a Sam. - Ammettilo che è stato grandioso, si diverte. - L’idea era di tirarci fuori senza troppo rumore, non mettere in allerta tutto il paese con stile per impressionare le donzelle. - Non mi ringraziare per averti salvato il fondoschiena, mi raccomando, risponde con il suo solito buon umore. - Non hai salvato proprio niente, ti sei accontentato di seguire il mio piano. - Se ho seguito il piano, non vedo proprio di cosa ti lamenti, ribatte con una logica evidente. - Hai sempre la risposta a tutto, dico malmenando l’acceleratore recalcitrante che scricchiola atrocemente. Avresti dovuto essere un avvocato o uno scroccone. - C’è differenza? - Se avessi studiato legge, non avrei avuto bisogno di venirti a tirare fuori dai casini ogni volta che freghi uno più furbo di te. Sistemereste i vostri conti al tribunale e non sul ring... - Non è colpa mia se sono sempre in disaccordo con dei bruti refrattari alla negoziazione. - Quando si ha il fisico di un’ostrica anemica non si può provocare dei tizi grossi come menhir. Una curva violenta lo proietta contro il vetro, tagliando corto la discussione. Colpirlo è il solo modo che conosco per farlo azzittire. È terribile, ma non abbastanza testardo da rilanciare un dibattito sterile dopo un brutto colpo in testa. - Tutto bene lì dietro? chiede da gentiluomo, mentre ristabilisco la traiettoria del pick-up. - Se l’idea è quella di ammazzarci, continuate così, siete sulla buona strada! si lamenta la ragazza con le trecce. - E la sua amica, la bella addormentata, ronferà ancora per molto? - Non sto ronfando, grugnisce l’interessata rialzandosi. - Ok, allora ne approfitterò del fatto che siamo tutti svegli per fare le presentazioni, continua Sam senza lasciarsi smontare. Lei deve essere Valentine, e la lamentosa Aïna. Giusto? - Come lo sapete? E io credevo che parlasse solo venusiano, il suo amico lì. Ma chi siete porca miseria? - Mi chiamo Samuel Torres e il boia che strapazza il povero pick-up è mio fratello, Nils Eriksen. Non sapevo che parlasse venusiano, però nei suoi momenti buoni gli succede di straparlare in norvegese, cosa che mi fa innervosire non poco visto che non sono mai riuscito a capire nemmeno una parola di questa lingua barbara. Siamo stati assunti dal signor Darren Cox per riportargli la sua cara prole, rapita da trafficanti cattivoni sotto gli occhi di Lanto Ravolo-qualcosa, un ragazzino coraggioso che ha subito avvertito suo nonno che ha avvertito suo zio che ha avvertito non-so-chi che ha avvertito il vostro hotel che ha avvertito Cox. Riassumo ed interpreto un po’, ma è così. Non c’era nessun bonus per l’amica ma abbiamo deciso di salvarvi entrambe, perché siamo dei bravi ragazzi. Nello specchietto, osservo la smorfia scettica delle due ragazze che ci osservano e ci paragonano : - Fratelli? si stupisce la piccola malgascia guardando Samuel. Con i suoi capelli neri, la pelle scura e l’aspetto da modello di Yves Saint Laurent, lei dovrebbe avere lo stesso DNA di... di... - Del bel vichingo con la faccia d’angelo caduto dal Paradiso e dagli occhi grigi che respirano il sex-appeal? dico divertito riprendendo le sue stesse parole. - Lei, la preferivo quando non parlava per niente, risponde la ragazza imbarazzata. - Nils fa spesso quest’effetto alla gente, ridacchia Sam. - Sembrate cane e gatto, non parlate la stessa lingua e non avete nemmeno lo stesso nome, ricapitola la bella brunetta. Ci state prendendo per due stupide? - È una lunga storia, sospira mio fratello. - Che vi racconteremo un giorno in cui nessuno starà cercando di ammazzarci tutti, dico vedendo dei fari avvicinarsi dallo specchietto retrovisore. Abbassatevi e tenetevi forte ragazze! Samuel obbedisce subito e si butta sulle mie ginocchia, con la testa tra le mani. Io schiaccio l’acceleratore e spingo il pick-up a fondo. - Non tu, Sam, cavolo! Tu mi dai fastidio! Levati! grido con le mani aggrappate al volante che sobbalza ad ogni buca, ogni sasso che ci prendiamo in pieno. - Scusa, è stato un riflesso! si scusa pietosamente, riprendendo il suo posto ed aggrappandosi allo sportello. I fari apparsi dietro di noi ci annunciano almeno due veicoli lanciati a piena velocità sulla pista malmessa. Guadagnano terreno rapidamente, impossibile distanziarli. Dovrò contare sulla nostra buona stella per seminarli. Il nostro pick-up protesta quando lo porto senza complimenti su una pista parallela, ancora più sfondata di quella di prima. - Sam fammi stare tranquillo: hai rotto i fari posteriori della nostra macchina, come ti avevo chiesto. E bucato le gomme dei 4 x4  del campo? - I fari sì, le loro gomme no, riassume aggrappandosi ancora di più al sedile. Cioè non tutti. - E perché no, porca miseria?! - Perché mi hai detto pure di andare a recuperare i film e le foto e che non avevo il tempo di fare tutto. - Voi avete le mie foto?! esclama Aïna, radiosa, spuntando tra noi due come un diavoletto, mentre gli spari cominciano a risuonare intorno. Oh Samuel, è fantastico! È... - STIA GIÙ, porca miseria!! ruggisco un quarto di secondo prima che il proiettile non faccia esplodere il nostro parabrezza. Rumore assordante, grida, confusione, il pick-up fa una violenta virata che ci manda tutti per aria, e faccio una fatica terribile per rimanere sulla pista. Nonostante tutto approfitto di un’apertura nella foresta per addentrarci, girando improvvisamente e sperando che con i fari rotti, i nostri inseguitori non noteranno che ci allontaniamo in un fuori pista. Il cammino è un antico sentiero abbandonato, stretto ma ancora praticabile sempre se non ci preoccupa di lasciare dei pezzi della macchina qui e là. - State tutti bene? chiedo sorvegliando l’apparizione di fari sospetti dietro di me, mentre il pick-up ruggisce e scricchiola con rumori di vetro rotto. - Benissimo, risponde Samuel uscendo dal suo nascondiglio, e scuotendo la sua camicia azzurra. E voi, ragazze? - Io sono ok, borbotta Aïna. - Ho tutte le ossa in disordine, ma sto bene, aggiunge Valentine. - Perfetto, conclude Sam. Se questo viaggio continua ad essere così monotono, dovrò tirare fuori il mio Trivial Porsuit per passare un po’ di tempo... La sua battuta stupida ha comunque il merito di farci sorridere tutti, prima che Valentine non apra le ostilità gettandomi in faccia con disinvoltura la sua voglia appena dissimulata di strapparmi gli occhi : - Capita bene che abbia imparato la nostra lingua così velocemente, signor Eriksen. Perché ho una moltitudine di domande da farle, a cominciare da: cosa ci fa lei qui? - Le salvo la vita, rispondo, preparandomi ad incassare una serie di rimproveri per aver fatto finta di essere idiota e incapace di capire tre parole di inglese. E non mi sbaglio. La brunetta digerisce male il fatto di aver svelato davanti a testimoni le sue avventure sessuali e amorose, le sue fantasie, esposto le sue debolezze, i suoi dubbi, i difetti, le paure... Insomma ha gettato il suo pudore alle ortiche, sotto i miei occhi, e non è pronta a perdonarmelo. Samuel può pure spiegarle che, sorvegliati come eravamo, era più sicuro che i trafficanti credessero che non sapessi comunicare con loro, altrimenti tanto valeva andarsene in giro con un cartello che dice “Ehilà! È per farle evadere!”, ma lei non ne vuole sapere niente.
- Le avrebbe fatto male farcelo sapere? mi rimprovera. - Mi sono dato da fare per farmi credere un semplice turista, non mi sarei fatto scoprire solo per farvi piacere. - Lei conosce il concetto di sussurrare? Sa quella cosa discreta che si fa con le labbra e che permette di essere sentito solo da una persona vicinissima? - Voi mi avreste lasciato avvicinarmi così tanto? Mentre non potevo nemmeno muovere un dito senza che vi metteste paura? E che mi avete pure lasciato sbrigarmela da solo per slegarmi le mani...? - E di chi è la colpa? Se lei avesse l’aspetto di un essere umano civilizzato, non avremmo avuto paura di farci sgozzare nel sonno! Poteva mandare suo fratello! - Wow, wow, wow! Mi avete guardato bene? protesta Sam occupato a cercare di pulire una macchia dalla sua camicia. Non ho la stazza per sfondare porte e sdraiare gente in un colpo solo. E poi, detesto la violenza. Valentine lo ignora alla grande per fulminarmi con lo sguardo. Salvare delle principesse in difficoltà non è così gratificante come si potrebbe credere... Mi concentro sulla guida, lasciandomi sommergere dalla lamentele delle mie passeggere. Si stuferanno loro prima di me...
O forse no. - Ok, sospiro al limite della pazienza dopo una mezz’ora di rimproveri diversi. Vi ho ascoltato, mi dispiace, tutte le mie scuse, facciamo pace, e ora state zitte o vi riporto nella capanna e firmo un assegno ai vostri boia per farvi rinchiudere a doppia mandata e buttare la chiave. Silenzio di tomba dal sedile posteriore, dopo qualche ultimo grugnito di protesta. Perfetto. Finalmente potrò sentirmi pensare. Samuel verifica la nostra posizione sul GPS, e io sono sollevato nel constatare che il nostro pseudosentiero continua ad orientarsi verso sud-ovest. I nostri inseguitori, invece, sembrano aver perso le nostre tracce, buona notizia. Alla richiesta insistente di Sam, accordo a tutti una breve pausa. Dal suo colore livido e l’espressione rigida, capisco che l’intestino gli sta giocando un brutto scherzo. Ecco cosa succede a giocare a fare i cowboy e bere qualsiasi cosa in un paese in cui solo l’acqua minerale è potabile. Gli passo discretamente qualche pasticca contro la diarrea; non c’è bisogno di farlo vergognare davanti alle ragazze che invece resistono perfettamente. Delle vere guerriere. Poi scrivo un sms a Cox per avvertirlo che ho sua figlia, che tutto è ok, ma che non c’è abbastanza campo per telefonargli. Valentine prende in prestito il mio IPhone per inviare dei baci con dei cuoricini a sua madre; mentre scrive mi guarda malissimo come se mi stesse sfidando per prendermi gioco di lei, ma non vedo perché dovrei farlo. Riprendiamo la strada. Samuel ne ha approfittato per tirare fuori due pacchi di biscotti dal portabagagli del pick-up che distribuisce a giro. È per questo tipo di iniziative che gli voglio bene. Dopo tre ore di guida provante, di notte, attraverso i boschi, e su un terreno accidentato, ne ho bisogno. Non ho dormito da due giorni, malmenato, affamato, non può più durare. I miei passeggeri non stanno meglio di me: Sam e Aïna dopo aver discusso di tutto, si sono addormentati. Valentina, murata nel suo silenzio, resiste al sonno e mi osserva di sbieco come se fossi un cane rabbioso che bisogna tenere d’occhio. È sporca e malmessa, ha i tratti tesi, ma non è comunque male. Per niente male. È una brunetta tutta nervi, magra come una liana, con degli occhi molto neri, un taglio corto da maschiaccio. E pure un carattere forte, a quanto pare. Ma viste le circostanze, non si può biasimare. Non deve essere facile passare dall’oro e la seta allo sporco e il sangue. Nonostante le sue arie da principessa, incassa bene, non piagnucola, non fa capricci, insomma non rompe troppo le scatole. E poi, ha coraggio; ce ne voleva per sfidare in quel modo tre guardiani per un po’ di acqua quando erano visibilmente terrorizzate. Ha un taglio sul collo, conseguenza dell’esplosione del parabrezza. Sam le ha dato una salvietta disinfettante che si tiene premuta contro la ferita. - Va tutto bene, principessa? chiedo. - Sa cosa le dice la principessa? Ok non ha ancora digerito il fatto che ormai io sappia tutte queste cose sulle sue preferenze sessuali e la sua incapacità notoria con i preservativi. Posso capire. Anche se il poveraccio che ne ha fatto le spesse mi fa proprio pena... Mi sono dovuto impegnare veramente per trattenere un sorriso quando ha raccontato questa cosa. Proseguiamo ancora dieci minuti in silenzio, fino al nostro arrivo in una radura. Decreto allora che è tempo di posarsi per la notte. Svuoto il portabagagli del pick-up vagamente aiutato da Samuel ancora mezzo addormentato che funziona in modalità sonnambulo. Bidoni e bottiglie d’acqua, coperte, cibo, vestiti. Abbiamo pensato a tutto, per resistere una settimana. Le ragazze si fanno una toletta rapida mentre io preparo da mangiare. Alla fine del pasto, protestano dandomi del macho quando le annuncio che devono lavare i piatti e sistemare tutto, ma non sono dell’umore per discutere : - Non sono il vostro maggiordomo. Ho guidato per tre ore e fatto da mangiare, quindi o voi fate la vostra parte, o continuate a piedi. E non lesinate sull’olio di gomiti, il fondo delle pentola si è attaccato. Loro si lamentano, le sento usare due o tre epiteti non proprio gentili, tipo “Neanderthal”, ma alla fine si applicano, aiutate da Sam non ancora sveglio ma preoccupato di mantenere dei rapporti cordiali con entrambe le parti. Mi allontano per lavarmi; sbarazzarmi dei vestiti sporchi, del sangue e lo sporco mi fa bene. La testa mi fa ancora male, là dove un tizio si è incattivito a colpi di badile, ma non sanguina più. Il resto sono solo ferite superficiali. Quando raggiungo il nostro campo di fortuna, Valentine mi getta un’occhiata strana: - Che c’è? - Io... Tu... Lei non era ferito ad un fianco? balbetta. Abbasso gli occhi per ispezionarmi, nel caso (improbabile) in cui una ferita mi fosse sfuggita, ma a parte il taglio in testa e qualche livido, ben evidente sulla pelle chiara del mio petto, niente da segnalare. - Aveva del sangue... del sangue sulla sua maglietta, continua lei, con gli occhi che cercano incessantemente sul ventre, cosa che provoca qualche emozione sotto la mia cintura. - Ah... Non era sangue mio. Ma è carino da parte sua preoccuparsi per me, dico divertito nel vederla arrossire. Senza una parola di più, si volta di schiena e se ne va a rovistare nel portabagagli del pick-up. - Sii gentile, Nils, sospira Sam apparso al mio fianco. Mettiti una maglietta. È concorrenza sleale sennò. Come vuoi che io riesca a conquistare una ragazza se tu te ne vai in giro mezzo nudo? - Dimenticale. Non siamo qui per rimorchiare! - E da quando ti interessi a chi mi rimorchio io? - Dai muoviti Calimero, invece di lamentarti, dobbiamo sistemarci per la notte. - Sì ma... insiste. Una ragazza così, ricca, sarebbe proprio il cavallo vincente. No, ma hai visto la tenuta di suo padre? La villa del principe di Bel Air al confronto è una capannone da giardino. Non avrei più bisogno di lavorare... - Tu non hai mai lavorato in vita tua... - D’accordo : non avrei più bisogno di scroccare... - Anche da miliardario, continueresti a infastidire la gente, Samuel. È nella tua natura. Le fregature e gli imbrogli sono tutta la tua vita. E credimi, non avresti voglia di avere Darren Cox come suocero. Dai, andiamo a dormire. Sistemo le coperte sulla parte posteriore del pick-up e infilo la mia pistola sotto il sacco che mi serve da cuscino, mentre Sam si arrotola a palla sul sedile davanti. - Non se ne parla nemmeno di dormire all’aria aperta col rischio di farmi divorare da un orso, spiega quando gli chiedo perché non viene dietro con me. - Non ci sono orsi in Madagascar... - La prudenza non è mai troppa. E poi dormire senza niente sulla testa mi fa paura. - Anche a me, ribatte Aïna salendo sul pick-up. Prendo il sedile dietro. - Ok, simpatici... dice Valentine. E io? - Lei prende il rischio di dormire accanto a me, dico arrotolandomi sotto le coperte. Oppure può mettersi sotto al pick-up. Se non ha paura di serpenti, ragni e centopiedi giganti... Dopo cinque minuti buoni di tergiversazioni, durante i quali gli altri si sono già addormentati, si sistema al mio fianco: - Non dovrà dimenticare che sono io la merce preziosa in questa storia, grugnisce. E che se mi riporta malmessa a mio padre, potrà dire addio al suo premio. Non è il tipo che paga per un prodotto difettoso. - Ok, ok, non dimenticherò. - Meglio così. - Buonanotte principessa. - ...

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