2. Faccia a faccia

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Valentine

Qualche ora dopo, il calore nella capanna diventa insopportabile. Il sole non è ancora salito sullo zenit ma ho già l’impressione di cuocere nel mio stesso sudore, grondo e il mio cervello non riesce a mettere insieme due idee coerenti. Contrariamente alla tradizione in vigore sulla costa est, non ha piovuto questa mattina. Niente è venuto a rinfrescare né a umidificare il nostro piccolo angolo di inferno di tela ondulato. Per coronare il tutto, i nostri stomaci vuoti fanno continuamente rumore, non abbiamo più acqua e una voglia furiosa di fare pipì mi attanaglia la pancia. Di abbassare le mutande davanti al tizio piazzato però non se ne parla nemmeno, Aïna ha rinunciato a farsi capire e lui resta silenzioso e ombroso nel suo angolo. Dal suo arrivo, ci sono due guardie in più a sorvegliarci, che aprono compulsivamente la porta ogni dieci minuti, con aria ansiosa, come se il tizio si strappasse improvvisamente i pantaloni, diventasse tutto verde e polverizzasse la capanna emettendo ruggiti come Hulk. Qualcosa mi dice che qualcuno si è fatto male tra i loro ranghi quando si sono scontrati; ne avrà ridotti male tre o quattro prima che riuscissero a legarlo, e i sopravvissuti non hanno nessuna voglia di finire a pezzi a loro volta. Li capisco. Anche a me, mette una paura terribile. Tra l’altro non hanno torto a tenere un occhio su di lui dato che nonostante la sorveglianza zelante è riuscito a sbarazzarsi delle corde. Vista la sua aria aggressiva, la cosa non mi tranquillizza. Una volta liberato, si è alzato per stiracchiarsi e allentare la tensione sulle sua spalle, delle spalle larghe e potenti che i suoi capelli spessi e biondi sfiorano ad ogni movimento. Due treccine gli ornano le tempie e si raggiungono dietro la testa, altre due circondano il suo viso agli angoli, al modo dei guerrieri celtici o germanici dell’antichità. Una pettinatura d’altri tempi che indurisce ancora di più i suoi tratti invece di addolcirli. Ha afferrato il secchio d’acqua che gli aveva passato Aïna ma non ha bevuto. Si è accontentato di pulire la ferita sul cuoio capelluto, con dei gesti tranquilli e sicuri di un uomo che non si preoccupa di nulla al mondo. Poi è tornato al suo angolo di capanna e ci si è allungato comodamente, con la testa appoggiata sul braccio piegato. Due minuti dopo, il suo respiro lento e profondo non lasciava nessun dubbio : si è addormentato. - Eccone uno che non rischia di farsi venire un’ulcera, ha detto Aïna, incredula. Non ho mai visto una persona così rilassata! - Continuo a credere che lo abbiano picchiato troppo forte ed è completamente fuori fase. In ogni caso, vedi, non aveva bisogno del nostro aiuto, dico indicando le sue mani libere, delle grosse mani solide e quadrate con giunture mortali, certamente più abili a dare cazzotti che ha premere un flash o regolare uno zoom. Se questo tizio è un fotografo, io sono la principessa Raperonzolo... - Ok, assomiglia più a un Vichingo che a Cartier-Bressons ma non era molto caritatevole lasciarlo legato. - Sì vabbè. Ci ha messo tre minuti, massimo. Però mi preoccupo della reazione dei guardiani quando constateranno che non è più legato. - Secondo me, non si prenderanno il rischio di venire a legarlo di nuovo. Siamo nella foresta, a venti kilometri dalla pista più vicina, e cento cinquanta dalla prima strada asfaltata. Nell’accampamento ci sono almeno una quindicina di uomini, sul chi vive, che conoscono i dintorni come le loro tasche. Anche se scappasse, non andrebbe molto lontano prima di essere ripreso. E in più è ferito. Aïna aveva ragione: quando hanno riaperto la porta, i guardiani sono rimasti un attimo interdetti davanti al pezzo di corda arrotolato per bene accanto all’uomo addormentato, ma alla fine hanno deciso dopo qualche battuta di non avventurarsi nella capanna. Quanto a noi, abbiamo approfittato del suo pisolino per svuotare le vesciche al riparo dal suo sguardo, nel piccolo secchio pieno di segatura. In questo momento, la temperatura nella capanna è praticamente insostenibile. Di solito agosto non è il mese più torrido a Mada ma sfortunatamente beneficiamo di condizioni climatiche particolari per la stagione. Non abbiamo proprio fortuna! Soprattutto perché la nostra prigione, in pieno sole, tutta di tela e senza nessuna aerazione, è una vera pentola a vapore. Se prima pensavo di avere caldo, mi sbagliavo. Ora, invece sì, ho caldo. Veramente caldo. Mi sto cuocendo nel mio sudore, sono a puntino. Con una bella salsa agro-dolce, sarei perfettamente commestibile. - Se ce la caviamo, riempio la mia jacuzzi di ghiaccioli e ci passo una settimana senza uscirne mai, dico tamponandomi il viso con la parte bassa della mia maglietta. Bevo, mangio, dormo, faccio l’amore nella mia jacuzzi. Con delle bollicine sul fondo. - A tuo padre verrebbe un infarto se ti sentisse parlare così, sbuffa Aïna. - Rompergli le scatole, anche quello si può fare dalla mia jacuzzi, ribatto con una strana sensazione di ubriacatura. - Hai ragione, approva con aria seria Aïna. - Tu, sei una vera amica, cara mia. Ti farò costruire una jacuzzi accanto alla mia. - Sei gentile. - Vero? - Valentine? - Hmmm. - Ho l’impressione di essere cotta... - Anche io. È il caldo e la disidratazione. I nostri cervelli di stanno arrostendo. - Ok. - Presto, avremo delle allucinazioni, come le persone che si perdono nel deserto. Prima parleremo con dei ragazzini testardi che vorranno che gli disegniamo delle pecore, come nel Piccolo Principe.
- Io non so disegnare. - Dopo verranno le oasi paradisiache, con piscine di sangria, polli arrosto che sgambettano nell’erba verde e dei begli uomini tutti nudi al nostro servizio. - Super. Detto questo, senza più riflettere, mi alzo e vado a tamburellare alla porta, che si apre subito su tre guardie minacciose, machete in mano. Accorgendosi, sollevati, che sono solo io, e non il nostro impressionante coinquilino, abbassano le armi respingendomi con stizza con il palmo della mano. Vacillo un po’ ma non indietreggio. Morta di paura ma determinata, reclamo a gran voce : da bere, da mangiare, e un colloquio con il loro capo. Davanti ai loro occhi stralunati, balbetto, vocifero, ordino, scalpito; devo essere vicina alla crisi di isteria. Sarei arrivata sicuramente ad esigere anche una camera con aria condizionata e tv satellitare se Aïna non mi avesse tirato fuori dai guai, prima che spazientiti mi rimandassero nel mio angolo a calci nel sedere. Non credo che il mio piccolo show li abbia impressionati, ma sicuramente si sono stufati delle mie grida e dei colpi alla porta. In ogni caso alla fine ci hanno portato dei secchi di acqua fresca. Una delizia, una vera rinascita, che meritava sicuramente di sgolarmi e rovinarmi i polsi.
- Mi stupirai sempre, dice Aïna mettendosi acqua sul viso sporco con evidente piacere. - Anche io. Non so cosa mi sia preso, ma ha funzionato. - Avresti potuto approfittarne per chiedergli dei nems ed un insalata con pomodori. Ho talmente tanta fame che potrei mangiare uno zebù con tutte le zampe e le corna. Dieci minuti dopo, il suo desiderio è esaudito. O quasi. I nostri guardiani ci buttano addosso un’enorme ciotola di riso colloso che basterebbe a far ingrassare un reggimento di paracadutisti, o a colmare le brecce in un muro per quanto è compatto. Aïna ci serve una porzione sul coperchio che ci dividiamo, e spingo il resto verso il biondone, con la punta del piede. Ho l’impressione di nutrire una bestia. Afferra la ciotola con un semi-sorriso ironico, come se avesse letto nei miei pensieri e si apprestasse a chiedermi dove nascondo il mio guinzaglio e il mio cerchio infuocato. Mangiamo in silenzio
.- Ci danno acqua e riso che bastano per giorni, dice Aïna terminando la sua parte. Non so se dobbiamo esserne felici o preoccupato. - Due giorni? Scherzi? Il nostro coinquilino ha già finito tutto... - Eh beh...! esclama lei, allucinata. Questo qui è meglio invitarlo a ballare che a cena fuori! Ricordamelo! - Conta su di me, rispondo. - In ogni caso, anche se mangia come quattro persone e parla venusiano, almeno non è molesto. È poi è piacevole da guardare, un bel passatempo. - Bah, dico mentendo un pochino... - Come bah? Stai scherzando? È il ragazzo più bello che io abbia mai incontrato dopo Michaël Cassavet in prima elementare! Et Michaël è diventato modello per i profumi di Jean-Paul Gaultier... - Bah perché non mi piacciono i biondi, né i bruti, né i capelli lunghi. - Medio-lunghi, corregge. Quanto basta per farti venire voglia di passarci una mano. A me piacciono, e gli stanno bene, anche quelle treccine buffe. Fa virile e anche curato allo stesso tempo. - Fa soprattutto barbaro... - Se vuoi, ma ha una bella faccia da angelo caduto in terra, continua osservandolo senza vergogna. Con quegli occhi grigi che respirano il sex-appeal. - Preferisco i bruni con gli occhi verdi, mormoro, un po’ imbarazzata nel parlare di lui mentre lui ci guarda anche se non capisce niente della nostra discussione. - Come Milo? - No. Sì. Cioè... Passiamo ad altro, ok? - Proprio quando la cosa stava diventando interessante! Non sei simpatica. Io ti confido sempre tutto, con i dettagli, allora perché tu non vuoi mai parlare dei tuoi affari di cuore? - Perché non c’è niente di appassionante da dire. - Sono sicura che non è vero! Dai, racconta! Non ne posso più di essere rinchiusa qua dentro, ad aspettare questi maledetti Baroni senza sapere nemmeno se vorranno negoziare con te o con tuo padre. Ho bisogno di distrarmi con delle storie sporcaccione. Tu hai tutti gli uomini della California ai tuoi piedi, devi avere per forza degli aneddoti gustosi. - Rettificazione, prego : la figlia di Darren Cox, unica erede dell’impero di diversi miliardi di dollari, ha tutti gli uomini della California ai suoi piedi. Potrei avere i peli sul mento, delle verruche sul naso e QI da pesce lesso ma mi corteggerebbero allo stesso modo. Non è con me che vogliono stare, ma con la cifra di affari di mio padre. - Sei dura, ed ingiusta. Ne conosco tanti che ti fanno gli occhi dolci e non hanno bisogno dei tuoi soldi. Milo De Clare è innamorato di te dal vostro primo incontro, ed è solo uno dei dieci single più desiderati della costa est. Senza parlare di quel ricchissimo ingegnere di Manhattan bello come una statua greca che si butterebbe tra le fiamme pur di avere un appuntamento con te. O ancora quell’attore super sexy con addominali di ferro che farebbero sbavare tutta Hollywood e che ti ha mandato fiori per settimane.- È stata una brutta notte. - Chi? Milo? - No, Casey. - Valentine Laine! Ti sei fatta Casey Dawson? QUEL Casey Dawson che tutti i registi si litigano? L’attore che sta su tutte le copertine dei giornali da due anni? Il sogno numero uno di tutte le ragazzine degli Stati Uniti? Sei andata a letto con lui?! - Un po’. - Come sarebbe a dire: un po’?! - È successo una volta sola, e non mi ci fregherà più. Mi ha fatto l’effetto di una visita ginecologica, ed era lungo, ma luuuungo! Interminabile! Quel ragazzo ha una resistenza incredibile. Un vero maratoneta del sesso. Ma di una noia mortale, nessuna fantasia, nessuna sensualità, solo una meccanica ben oleata. - Sei impietosa, sbuffa Aïna. - No, no, sono caritatevole. La prova: ho simulato un orgasmo grandioso, di cui è stato molto fiero. In realtà perché non ne potevo più, avevo una voglia insostenibile di fare pipì e sognavo solo una cosa: che la facesse finita, per poter scendere da letto, chiudermi in bagno e non uscire più finché non si fosse messo a russare. Meritavo un Oscar per la mia performance. - Hai appena distrutto uno dei miei sogni, geme Aïna, finta disperata, con un sorrisetto. Te ne supplico, se un giorno andrai a letto con Tom Hardy, non mi raccontare niente. Non voglio sapere. - Promesso, rispondo solennemente, come se passassi il mio tempo a respingere le avances degli attori più belli della galassia.
Ritorniamo al silenzio, ognuna persa nei suoi pensieri. Mia madre mi manca. Avrei dovuto chiamarla ieri; senza notizie si starà sicuramente preoccupando. Non sono una che sparisce senza avvertire. La immagino angosciata, senza nessuno con cui parlare: i suoi amici sono rimasti in Francia e mio padre è troppo assorto nel suo lavoro, dalla direzione del suo preziosissimo gruppo per accorgersi che lei sta male o che io sono scomparsa. Mia madre è fragile e mi preoccupo spesso per lei. È formidabile ma non è fatta per vivere in quel mondo di bruti: Florence Laine Cox è un elfo, una fata, uno spirito benevolo e dolce che ha per sole armi la gentilezza e la sua empatia. Mi volto verso il tizio ben piazzato che ci osserva in silenzio attraverso le sue pupille mezze chiuse, sempre sereno ma attento, come un aquila. Non mi sembra poi così male nonostante il sangue che macchia la sua t-shirt. Sembra aspettare qualcosa? Ma cosa? E cosa ci fa qui? I suoi occhi color nebbia incrociano i miei, quando Aïna mi chiede di colpo, con aria preoccupata : - Sei già stata a letto con Tom Hardy? - Mi hai appena fatto giurare di non dirti niente! mi offendo scherzando. - No, seriamente. Sei andata a letto con il mio Tommy? - Ovviamente no. Ma per chi mi prendi? Non ti farei mai una cosa del genere. Ma sono sicura che sarebbe un bel partito, un ragazzo geniale. Aïna mi sorride e continuiamo a chiacchierare delirando un po’ su tutto e niente, di cose da ragazzine. Torniamo indietro con gli anni, si direbbe che abbiamo di nuovo 16 anni. Ci fa bene, pensiamo a qualcosa di diverso invece che alla nostra situazione sempre più angosciante. Discutiamo di depilazione e tecniche di seduzione. Di fellazioni, strategie e disavventure diverse, dei ragazzi che hanno buoni gusti, e poi gli altri... Bisogna essere innamorate per andare a letto con qualcuno? Bisogna proibire la vendita dei preservativi alla vaniglia sintetica che danno l’impressione di leccare un Arbre magique per la macchina? Si può andare a letto con qualcuno la prima sera? E perché no? Come rispondere diplomaticamente a un ragazzo che chiede come è stato (e che ci siamo divertite come un ratto morto davanti ad una replica Derrick)? Depilazione integrale: a favore o contro? (Ouch)! Perché la maggior parte dei ragazzi non sanno fare un cunnilingus? (non gli insegnano niente a scuola??) Pettinature: come non sembrare una pecora di angora sotto acido la mattina appena sveglia? È veramente tutto permesso in guerra come in amore? Non è sleale portare delle mutande contenitive combinate ad un Wonderbra ultra-imbottito? Insomma, degli argomenti di discussione che ci permettono di rilassarci lasciando il cervello da parte... Ogni tanto, getto un’occhiata al nostro compagno di sventura, e devo ammettere che Aïna non ha completamente torto: bisogna proprio saper mentire per far credere a qualcuno che non sia un bell’esemplare di maschio impavido. Mangiare gli ha fatto bene ; anche se fa finta di essere mezzo morto quando i guardiani sbirciano dentro la tenda, il resto del tempo sembra in piena forma, rigenerato. Mi aspetto in ogni momento di vederlo alzarsi, stiracchiarsi, camminare verso la porta e dire nella sua buffissima lingua : “Attenzione, sto uscendo!”, prima di sfondarla senza fatica e lasciare il campo, mettendo K.O. tutte le guardie. Peccato che non sia così semplice. La giornata si trascina per le lunghe, interminabile, ma la temperatura finalmente si abbassa. Le ombre guadagnano di nuovo la nostra capanna. Mi assopisco, con la testa sulla spalla di Aïna che russa piano piano. Dei machete insanguinati e occhi grigi invadono i miei sogni agitati, e dei mostri urlano fino a far esplodere il mio cervello. Urlano, urlano sempre di più, fino al mio orecchio, le loro voci mi riempiono il cranio. Voglio uscire da qui! Improvvisamente, sono sveglia. Aïna mi scuote gridando, è notte, un rumore assordante viene dal campo, rumori di motori, urla di uomini. Botte furiose di corpi contro la tenda, come se fossero dei tori. La nostra capanna vibra. Ci aggrappiamo l’una a l’altra, non capisco, non vedo niente! Di colpo, la nostra porta è aperta, quasi strappata dai cardini e distinguo sul ciglio la silhouette del riconoscibilissimo biondone, che si è lanciato in un corpo a corpo con i nostri guardiani. Ci sono nasi e denti che si spezzano, zigomi spaccati, sangue che schizza. Il rumore secco della carne colpita, presa a pugni, schiacciata mi fa male al cuore. Delle torce e dei fari di automobili danzano nel buio. Gli uomini corrono ovunque, nella confusione più totale. Nessuno sembra capire niente di quello che sta succedendo. Un pick-up gira su sé stesso davanti a noi rumoreggiando col motore e col clacson, investendo i malgasci che cercano di circondarlo. Il vazaha al volante ci chiama in francese, ci fa segno di correre per raggiugerlo. Sembra una proposta di evasione in piena regola.
- Scappiamo! grida Aïna, tirandomi verso l’esterno. Io sono impaurita, paralizzata dal panico, i miei piedi pesano delle tonnellate, le mie gambe minacciano di abbandonarmi. Impossibile muoversi. E poi improvvisamente, degli occhi grigi a due centimetri dai miei, un pugno terrificante che mi afferra e mi butta come fossi un volgare sacco di patate su una spalla dura come la roccia ed eccomi aggrappata mio malgrado alla schiena del vichingo. Riprendo vita, martello i suoi reni con tutte le mie forze, batto furiosamente le gambe ma non c’è niente da fare. Mi tiene senza sforzo, con una mano sulle mie cosce nude, e con l’altra respinge tutto ciò che si mette sul suo cammino. Ho il tempo di pensare, cosa completamente fuori luogo, che ha una mano molto dolce, molto calda, poi sono gettata nel pick-up ed atterro sul ginocchio di Aïna. Il conducente, un bel bruno dagli occhi vivi, si gira verso di noi prima di essere colpito dal colosso biondo che prende il suo posto al volante. Con questo il mio inconscio decide che ne ha viste abbastanza per oggi e abbassa il sipario senza avvertire. Sono out.

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