Prologo.

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Prologue.

Dreaming of the way it used to be, can you hear me, falling in the black?❞ 


Il vagito di una bambina svegliò il Dio dell'Inganno dall'intorpidimento iniziale.
Loki si guardò brevemente attorno, scoprendo di trovarsi in un'ampia sala di mattoni neri, abbellita da sprazzi di oro, argento e viola che davano una luce cupa all'ambiente. Probabilmente in una torre, data la forma cicrcolare della stanza e dal tetto a cono che la sovrastava.
La grandezza della sala e la fattura del mobilio che la abbelliva facevano pensare sicuramente a un posseditore molto ricco, alla stregua di un Re con molte probabilità.
Ma Re di quale Regno allora?

Il Dio venne disturbato di nuovo da un vagito ancora più rumoroso del primo.
Si girò terribilmente infastidito verso la provenienza del suono cacofonico, trovandosi interdetto davanti ad una scena alquanto strana.
Al centro della sala, sotto un fascio di luce lunare proveniente dalla cupola aperta, un uomo girato di spalle reggeva verso l'alto, come per immolarla, una neonata nuda e piangente, che si dimenava e gemeva con così tanto impeto da farla apparire tutta rossa in viso e sul petto, a forza di strillare.
L'uomo era girato di spalle, quindi Loki non lo vedeva, ma poteva notare lo stesso i lunghi capelli corvini che ricadevano a cascata sulle spalle possenti, adornate da un sontuoso mantello nero e porpora. Sul capo si distingueva perfettamente un cerchio d'argento, una specie di corona molto semplice e basilare.
Ma comunque la corona di un Re, come da sua supposizione, pensò il Dio con soddisfazione.
La bambina che il suddetto Re, teneva ferma tra le braccia, era una neonata, di forse nemmeno di un anno. La stoffa cremesi su cui era adagiata in contrasto con la pelle nivea della bambina sembrava sangue vermiglio.

Loki, osservando attentamente la scena, vide altri dettagli a parer di molti insignificanti, ma ovviamente non a suoi.
Per esempio la strana voglia scura al centro del petto della bimba, che sembrava quasi brillare sotto alla luce lunare.
Il Dio si avvicinò per vederla meglio, e con perplessità, constatò che quella non era una voglia, bensì un tatuaggio.
Sembrava essere un simbolo, un triangolo sormontato da un cerchio, con un simbolo sconosciuto nel centro, mentre altre decorazioni e - Loki sgranò gli occhi - rune [1], circondavano il simbolo.
Fissò ammaliato il corpicino fragile e vulnerabile della bimba, chiedendosi come fosse possibile che le rune non la distruggessero ad una simile età.

Nei mondi dell'Yggdrasil era difficile trovare qualcuno capace di reggere il potere di una runa sul proprio corpo senza soccombere, anche con alle spalle anni di allenamento e preparazione, ma quello che vedeva con i suoi occhi era incredibile. Una neonata, mente primitiva e senza forza necessaria per un fardello del genere, che sopportava non il peso di una sola runa, ma di ben sei, dentro di sé, più quello strano simbolo che il Dio non conosceva per niente e che sembrava forse anche più potente delle rune.

Loki osservò la bambina con interesse, studiandola come fosse una cavia nel suo laboratorio.
Quanto avrebbe voluto strapparla a quelle mani e portarla con sé, per studiarla e magari, chissà, trovare un'arma utile ai suoi gloriosi intenti in quell'anima.
Chissà come avrebbe potuto piegare l'universo ai suoi piedi, grazie a una bambina con tale potere da sopportare sei rune insieme.
Purtroppo stava sognando, quello in cui era incappato era una visione, forse un ricordo risalente a chissà quanti anni prima, o forse solo un'illusione, ma in quel caso se ne sarebbe accorto. Lui era il Re delle illusioni, avrebbe scorto un dettaglio fasullo che avrebbe portato a galla un simile inganno.
No, quello era sicuramente un ricordo, doveva solo capire da che era provenisse, o se fosse contemporaneo a lui.
Perché ora che aveva individuato l'esistenza di una simile creatura, voleva a tutti costi mettere le mani su di essa e controllarla.
Voleva avere quella bambina a qualsiasi costo.

Mortally Close ♔ Loki LaufeysonDove le storie prendono vita. Scoprilo ora