Who's Stiles? pt 1

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Send your dreams
Where nobody hides
Give your tears
To the tide

No time
No time


Guidava, in preda al panico.
Muoveva il volante con respiro affannoso, mentre continuava a passarsi distrattamente le mani inzuppate di sudore sui pantaloni.

Non poteva essere vero, non poteva succedere qualcosa peggiore di tutto quello che avevano passato lui e i suoi amici messi insieme, non a lui.

In fondo, lui era umano, era quello che sarebbe dovuto rimanerne fuori più di chiunque altro.

Ma era anche il punto debole, di sè stesso e di chi gli voleva bene.

I flashback lo distraevano dal tragitto che si era premurato di percorrere il più velocemente possibile. Immagini confuse, che risalevano solo a qualche momento prima.

"Ho bisogno di aiuto, per favore, io -" gracchiava.

"Figliolo, calmati, su. Ora, perchè non mi dici il tuo nome?" quelle parole uscirono con un'ingenuità che non fece altro che trafiggere il cuore di Stiles.
Lo ridussero a brandelli, divorandolo pezzo per pezzo, parole violente, crudeli nella loro innocenza e apparente innocuità.

Stiles sentiva la sua testa girare, la vista offuscarsi, i rumori ovattarsi e farsi sempre più lontani. Come se fosse stato rinchiuso con la forza in una bolla che, per di più, lo rendeva invisibile all'esterno.

"Papà! Papà! Ascoltami, sono io, Stiles! Tuo figlio!" tentava di ripetere il ragazzo, tra i respiri mozzati che minacciavano di fargli perdere i sensi da un momento all'altro.

Si sentì il mondo crollare addosso. Sentì il peso del suo corpo moltiplicarsi per mille, le ossa di piombo, il cuore un macigno irremovibile.

"Ragazzo, cosa stai dicendo? Ti faccio portare in ospedale, cosa dici?" cercò di incoraggiarlo l'uomo che vedeva il figlio come una misera ombra, sbiadita, senza volto.

Stiles incespicò, indietreggiando, inciampando un paio di volte sui suoi stessi piedi. La testa pulsava, gli occhi pizzicavano come se delle pinze larghe centimetri gli stessero torturando le palpebre.

Scappò, corse versò l'auto e mise in moto. Sapeva che sarebbe stato il prossimo a vivere quell'incubo.

Un brivido gli percorse la schiena, le mani vennero scosse da un violento tremolio, mentre afferrava con forza la plastica nera e scheggiata del volante della sua Jeep. Sapeva dove sarebbe dovuto andare, ma aveva pochi minuti.

Era un incubo graduale, gli avrebbe concesso tempo, ma senza preoccuparsi se fosse stato effetivamente abbastanza per il ragazzo. Cominciò tutto con Scott, quando andò a cercarlo quella mattina per chiedergli come mai non lo avesse aspettato all'entrata del cortile, come erano soliti fare ormai dal primo anno di liceo.

Ma quando trovò l'amico, questo si voltò con occhi assenti, un riflesso del nulla, profondo e vacuo nero.
Provò a chiedergli spiegazioni, ma il giovane ne aveva meno di quante ne avesse Stiles stesso.
Si preoccupò, così si incontrò con Lydia, che gli avrebbe promesso di indagare.

Ma Stiles non ne ebbe il tempo. Anzi, il pensiero della banshee non lo sfiorò neppure per un istante.

Andò da suo padre per parlare, che scoprì essere in ospedale da Melissa, probabilmente per trarre informazioni eventualmente utili per qualche indagine in corso.

E si sa cosa successe.

Allora Stiles venne aggredito da un terrore che gli avrebbe fatto perdere la ragione definitivamente, se lo sentiva.

WAKE UP, STILES | One Shots S.S. M.T.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora