Ho sempre avuto tanto tempo per lavorare su me stessa. Mi sono sempre concentrata sul mio lavoro e davvero poco sulle relazioni. Con Harry era stato semplice, non si è mai rivelato inopportuno lavorare al suo fianco e, giorno dopo giorno, ci eravamo inevitabilmente avvicinati e avvicinarsi troppo aveva causato una rottura; quel genere di rottura che rovina un'amicizia.
Aveva continuato a tartassare il mio vecchio numero e la posta di messaggi, aveva continuato chiedermi scusa. Che poi, scusa per cosa?
Non è colpa di nessuno se non mi ama.
«Lena, secondo te vado bene per la serata?»
La voce di Fede mi fa tornare al presente. Indossa una giacca con delle paillettes argentate vicino al colletto, una maglia con una stampa a caldo e un jeans stretto, con delle scarpe arancio evidenziatore. Lo guardo con una nota di disappunto: d'accordo che è giovane, d'accordo che probabilmente alle ragazzine piace anche con questa roba addosso, ma sembra pronto per una reunion di gay, che non ci sarebbe niente di male se non fosse un eterosessuale convinto.
«Vieni anche tu alla cena della Warner, vero? Dopo ho un appuntamento!» continua con un sorriso, senza lasciarsi abbattere dalla mia espressione accigliata.
«Davvero Fede, vuoi andare ad un appuntamento con una giacca che ti fa sembrare una sfera da discoteca?»
Sorride, passandosi una mano nel ciuffo biondo, trattenendo una risata.
«Fanno parte della collezione nuova di Dsquared, non ho molta scelta, ci hanno anche invitato alla sfilata il prossimo settembre.»
«Metti una camicia bianca Fede, scommetto che c'è anche quella nella loro collezione.»
«Senti mi chiedevo...» s'interrompe, allontanando lo sguardo dal mio. «Non sarebbe il caso se tu e Ben provaste a parlare?»
No. E' la prima cosa che vorrei rispondergli, ma non lo faccio. Perché nonostante ammetterlo sia difficile, so che ha ragione.
Torno a guardare il monitor proprio mentre suona il campanello. Un fattorino fa la sua comparsa sulla porta. Mi guarda.
«Signora Duchannes, abbiamo una consegna per lei, da Londra.» mi ritrovo a pensare a tutti i pacchi ricevuti in quei giorni. Mio Fratello Jake, per una sola volta nella sua vita, si era rivelato utile e mi aveva spedito tutta la mia roba. Non mi riusciva difficile pensare che si fosse dimenticato qualcosa.
«Certo, dov'è il pacco?»
«Pacco? Signorina ho il camion delle consegne e una Gru ferma davanti al palazzo che aspettano che dica loro da dove far entrare il pianoforte.»
«Cosa?»
Avrei voluto non sapere da dove arrivasse quel piano, invece, lo sapevo benissimo: era uno stupido regalo, un regalo enorme che di sicuro non passava da quella porta. Non volevo un pianoforte a coda, e sopratutto non volevo quel pianoforte. Non volevo niente che mi legasse ad una stupida storia passata.
«Non lo voglio. Lo rispedisca al mittente.»
«Ha idea di quanto sia stato complicato e dispendioso farlo arrivare dall'Inghilterra? Non è una lettera.»
«Bene, lo lasci in strada allora, a me non importa.»
Fede si piazza tra me e il fattorino, proprio mentre sto per chiudere la porta.
«Lena, non puoi lasciare in strada un pianoforte!» poi si rivolge al ragazzo. «Potete "calarlo" sul terrazzo? Troveremo un modo per sistemarlo nell'attico.»
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Noi Due // Benji&Fede
Fiksi Penggemar"Niente amore" è quello che ha continuato a ripetersi Lena l'ultima volta che ha visto Ben. Se lo era ripetuto come una cantilena, mentre chiudendosi la porta lo aveva lasciato dietro di sè. L'amore ha un prezzo e quel prezzo è restare. Una dote che...
