Capitolo 2

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Capitolo 2.

Maya's pov.

Devo assolutamente trovare quel ragazzo, ma come gli è venuta in mente la fantastica idea di prendere il mio cellulare? Non poteva prendere il mio quaderno o qualunque altra cosa purché il mio cellulare, trovo che le penne siano, realisticamente parlando, più interessanti rispetto un telefono.

Le mie gambe vanno veloce più di quanto mi aspettassi mentre percorro ogni singolo corridoio di questa scuola, il cambio d'ora non è ancora iniziato, perciò ho più possibilità di trovarlo in giro.

Continuo a camminare velocemente ma di lui non c'è minima traccia, avrà già fatto lo sgambetto a qualche sfortunata trovando l'amore della sua vita scappando poi in Messico?

Come non detto, la campanella suona per segnalare il cambio d'ora così un infinità di studenti escono scocciati dalle loro aule in un secondo.

Aspetta, non indossano uniformi? Non posso pensare a quello ora, devo esclusivamente concentrarmi sul mio cellulare... Le ragazze non portano la gonna!

Cerco di non attirare l'attenzione prima di entrare a far parte di questa scuola, così senza dare troppo nell'occhio osservo tutti i ragazzi, in cerca di quel disgraziato, si è vaporizzato o cosa?

Devo chiedere a qualcuno, so che finirò per fare la mia solita figura, ma non posso tornarmene a casa senza mio figlio.

-Scusami... Hai per caso visto un ragazzo.. Alto, capelli castani e occhi neri? No ne?- chiedo ad una ragazza poggiata sulla parete verdina della scuola, non avevo fatto caso ad una cosa, vicino a lei c'è una cerchia di ragazze, neanche fosse un rito indiano.

Le ragazze si guardano perplesse tra loro per poi ridacchiare, non hanno mai visto una ragazza parlare o hanno qualche disturbo mentale grave?

-Innanzitutto, chi sei?- chiede una della cerchia, una certa ragazza dai capelli rosso fuoco e mille chili di ombretto color nero sugli occhi.

-Io? Ha poca importanza.- dico con indifferenza, così lei assume un'espressione altezzosa, preferivo indossare la gonna all'avere delle compagne del genere.

-Ti ho appena chiesto chi sei, vieni qui chiedendo una cosa del genere e tu non rispondi alla mia domanda?- il suo tono altezzoso mi fa venir voglia di rigurgitarle in faccia il pranzo di Natale scorso.

-E io ti ho appena detto che non ti importa, nessuno ti ha mai fatto una domanda? Sono la prima? - credo di aver già fatto amicizia anche prima del mio primo giorno di scuola.

-Scusami, puoi ripetere?- chiede esterrefatta, credo che la mia teoria sia vera.

-Sono la prima ad averti fatto una domanda nella tua vita? In tal caso mi piacerebbe ricevere un premio.- le altre ragazze mi guardano nello stesso modo in cui io guardo mio fratello ogni giorno.

-Hai idea di chi io sia?- noto che nel frattempo più studenti si stanno radunando attorno a noi mormorando cose del tipo "E quella chi sarebbe?" o"È nuova?"oppure "ma chi è quella strafiga dalla folta chioma castana?', alla sua domanda faccio spallucce e lei assume un espressione più seria, che paura.

-No, se vuoi puoi dirmelo.- un mormorio tra gli altri si propaga, credo che infastidire
la gente sia il mio lavoro dei sogni, forse perché sono nata così, o perché ci sono diventata, ma mi riesce veramente bene.

-Ora puoi rispondere alla domanda che ti ho fatto prima, hai bisogno del manuale per le istruzioni per caso?- si crea un silenzio tombale, finché da dietro sento gli studenti esaltare per la frase appena uscita dalla mia bocca, mi sembra di essere allo stadio.

Il Tramonto Della Luna.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora