Capitolo 6 - Sul denaro

12 1 0
                                        

Il denaro. Ah! il denaro!
Cosa non farebbe certa gente per arraffare due monete in più, per rimpinguare il portafogli, per vedere sbriluccicare quel metallo avido sul palmo delle mani!

Quando ne parli, quando chiedi, ti accorgi che per la gente il denaro è un'entità concreta, una sorta di legge di natura, immutabile, incancellabile; fondamentale come l'acqua; vitale come l'aria.
Se metti in dubbio la necessità dell'esistenza del denaro, le menti vanno in tilt; molti ti risponderanno, guardandoti con occhi stupiti e anche un po' compassionevoli, che il denaro esiste da millenni, praticamente da sempre, dunque non può essere eliminato. È un dato di fatto.

– E cosa vuoi, tornare al baratto?

Beh, no, non proprio.
Vero è che questa frase denuncia una trasparente mancanza di fantasia, di capacità d'immaginare soluzioni trasversali, nuove non lineari, non riesumabili come vecchie mummie.

Domando: anche la schiavitù, anche la tortura, sono esistite per millenni. In conseguenza di questa loro lunga esistenza l'uomo, pur vedendo l'errore, il danno che esse si trascinavano dietro, non avrebbe dovuto liberarne l'umanità? non avrebbe dovuto, per questo loro presunto diritto di vita acquisito dalla lunghezza della loro esistenza, cancellarle, annientarle, sostituirle con nuovi stili e nuovi modi d'agire?
Dunque anche le malattie, terribili e spesso mortali, che esistono da millenni non dovrebbero essere, laddove possibile, debellate?
Né dunque le genti curate?

Se il denaro mostra lati negativi, aspetti che penalizzano la vita sociale, che umiliano lo spirito umano, favorendo il male, l'ipocrisia, la vacuità; perché allora non tentare di superarlo, andare oltre, studiare nuovi metodi di condivisione, metodi più moderni, più umani, che alimentino il progresso dell'umanità nella sua totalità anziché l'arricchimento di pochi, di pochissimi, come in una piramide, ai danni della moltitudine?

Cosa non si fa per denaro? Cosa il denaro spinge a fare? Azioni basse, biechi sotterfugi. Conduce l'essere umano nella polvere e nel letame. Seppure non si può non dare ragione a De André quando dice che dal letame nascono i fiori, non dimentichiamo che sovente la gente in quel letame ci viene spinta dalla necessità, dal bisogno; dalla mancanza. Necessità di cosa? Mancanza di cosa? Non c'è bisogno che lo ripeta, già avete capito.

Pensi dunque, mi chiederete a questo punto, che se il denaro non esistesse tutto sarebbe bello e piacevole? Le persone allora si aiuterebbero e il male non esisterebbe più?
No, non lo penso, non ho mai affermato nulla del genere. Questo non è però un buon motivo per non eliminare un mezzo dannoso. Chi ha abolito la schiavitù o la tortura, per riprendere il precedente paragone, non credeva certo di abolire con esse tutti i mali del mondo, bensì di abolire i mali ad esse collegati. Ebbene: lo stesso varrebbe in questo caso; abolendo il denaro non risolveremmo tutti i problemi del pianeta, ma unicamente quelli ad esso collegati, i quali non sono pochi.

La prostituzione, ad esempio; lasciando da parte moralismi o luoghi comuni, le persone che si prostituiscono lo fanno per soldi, per una necessità economica. Taluni vengono costretti, talaltri non hanno alternative; c'è chi, pur avendo alternative, non le trova soddisfacenti. Sta di fatto che alla base c'è il denaro. Se non esistesse questa impellente, inesorabile, obbligatoria esigenza, quante persone ancora si prostituirebbero? E quante verrebbero costrette a farlo?
A me viene da pensare che sarebbero decisamente meno.

Il denaro rende nero, più nero del carbone, il cuore dell'uomo, anche dell'uomo buono, perché è una malattia che avvelena, un sovrano che domina e comanda. L'uomo, da esso soggiogato, si chiude in sé e divora i suoi simili, li sfrutta, li estenua, consuma il mondo, privatizza risorse che la natura elargisce a tutti, distrugge il pianeta, lo abbatte, lo trafora, gli cava sangue e interiora sostituendo al prezioso, al naturale, l'artificio, l'avanzo marciscente del prodotto umano lavorato, usato, consumato, spaccato, spezzettato.

Per quelle monete l'uomo svolge lavori talora umilianti o inutili o dannosi. O ancora, svolge lavori lodevoli ma senza averne vocazione e talento, senza passione e voglia, danneggiando se stesso e gli altri, solo perché proficuamente pagati e magari prestigiosi.

L'uomo muore di fame in mezzo alla sovrabbondanza, ai rifiuti di cibo di ricchi, borghesi, abbienti o poveri incoscienti; l'uomo muore di freddo davanti a case disabitate, imbellettate per le vacanze, costruite dalla mafia e mai terminate, abbandonate e diroccate ma guai a chi le tocca. L'uomo si ammala e muore di fronte a farmacie colme di medicinali.

Persone dotate finiscono nel nulla, nell'oblio, senza soldi per formarsi, senza soldi per mangiare, senza soldi per portare avanti quella ricerca che cambierebbe il mondo.
Quante scoperte abbiamo perso, quante invenzioni non sono mai nate, a causa del denaro, della sua mancanza, dei danni che esso causa, degli indirizzi che impone ai pochi ricercatori che di questo possono vivere?

Hai finito le parti pubblicate.

⏰ Ultimo aggiornamento: Aug 02, 2017 ⏰

Aggiungi questa storia alla tua Biblioteca per ricevere una notifica quando verrà pubblicata la prossima parte!

Il lungo camminoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora