*Domenica mattina, 9:05*
Mi svegliai abbracciata a Mikasa.
Sentivo il suo profumo, quel profumo che ho sempre amato e lei lo sapeva benissimo.
Sciolsi dolcemente quell'abbraccio e mi alzai dal letto, fatto ciò presi un foglio e scrissi: "Vado a fare la spesa, non preoccuparti, torno presto.".
Mikasa si preoccupava sempre per me, qualunque cosa facessi.
Mi lavai, mi vestì ed uscì di casa.
Mentre camminavo per le strade di Tokyo, la vidi.
Bella come sempre, sola come sempre.
Un forte fitta al petto.
La odiavo e faceva male solo vederla, non l'avevo ancora totalmente dimenticata.
Veniva verso di me.
"Che cazzo faccio?Scappo?" Pensai incominciandomi ad agitare.
«Christa!» Troppo tardi, la guardai leggermente scioccata e incazzata.
Non le risposi e la superai velocemente, ma lei mi fermò afferrandomi per il polso destro.
«Christa...» Restai immobile e non le risposi.
Avevo addirittura cambiato città per non vederla, eppure me la ritrovai davanti.
«Lasciami in pace...» Dissi senza neanche degnarla di uno sguardo.
«Lasciami spiegare...»Disse.
«No, col cazzo che perdo il mio tempo con te.»Dissi amaramente girandomi e incominciando a camminare.
Mi sentì afferrare il polso.« Ti prego...» Quel suo tono di supplica mi diede così tanto fastidio, che strattonai in braccio e mi liberai della sua presa, aggiungendo: « Crepa.»
Ritornai a camminare velocemente, troppo velocemente, anzi mi ritrovai a correre verso casa con le lacrime agli occhi.
Una cosa era certa: Non volevo più vederla, non volevo più sentire la sua voce, non volevo più sentire la sua pelle morbida sulla mia.
Perché, cazzo, ogni volta che la vedevo, faceva un male cane.
Faceva un male cane solo a pensarla, a sapere che respiro la sua stessa aria.
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Escape.
Fiksi PenggemarAnsia, solo ansia e una fottuta paura. «Dove credi di poter andare?» disse con un tono intimidatorio. Non riuscì a rispondere e continuai a graffiare il muro sempre con più forza, tant'è che le mie dita incominciarono a sanguinare. || Attack on tita...
