Il viaggio degli estremi

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Sarà stato il 10 agosto quando partì per andare dalla mia famiglia da Milano a Molfetta. Un viaggio semplice: prendo il treno, dormo per 7 ore e mi sveglio a Barletta; lo facevo ogni volta che dovevo andare al sud (la macchina mi stufa alquanto). Comunque, quella mattina mi svegliai di buon umore, contento di poter riposare quasi tutto il giorno e di arrivare in Puglia riposato è pronto per la sera, ma sfortunatamente non posso dire che fu così.
Questo viaggio iniziò nel modo più tranquillo di tutti: ognuno stava zitto al suo posto (persino due soggetti in particolare: un bambino è un gatto, seduti proprio davanti a me), quasi nessuno faceva rumore nel mettere le valigie al proprio posto: già godevo di questa assoluta tranquillità. Qualche momento più tardi, appena partiti, le casse emanarono quel tipico messaggio di mantenere la quiete nella carrozza, per non disturbare gli altri passeggeri. A questo punto, mentre già mi pregustavo l'immenso silenzio, qualcosa disturbò il mio udito: un miagolio che, acuto e fastidioso, penetrava il mio orecchio. A rendere il tutto estremamente nauseabondo, all'infernale miagolio si aggiunse il pianto del bambino, che si era svegliato non appena era stato detto di stare tranquilli... Miserere di me!
Continuai questo viaggio cercando di distrarre la mia mente dai rumori concentrandomi su un libro che avevo portato nel caso non fossi riuscito a dormire; purtroppo due fermate più tardi una signora mi si affianca. "Scusi quel posto è libero?" Mi chiese con quel tono innocente di chi vuole solo sedersi e stare tranquilla, senza interagire. "Certo, si accomodi" le risposi. Ci trovavamo sull'ultima fila della carrozza, composta da tre sedili: io sedevo al mio posto, quello centrale, e la signora, come dice il buonsenso, si sarebbe dovuta sedere al posto con la finestra, così da non forzare nessuna interazione con chi senza dubbio non vuole parlare con nessuno, ma vuole solo leggere. Ma il fato volle che la signora si sedette proprio di fianco a me!
"Sai, nella mia carrozza non andava l'aria condizionata" mi disse, come se non capisse che io ero abbastanza concentrato sul mio libro.
"Mi dispiace, a volte succede", rispondo senza preoccuparmi molto: questi guasti sono abbastanza frequenti sui treni.
"... E l'ho detto al controllore, che mi ha mandato in questa carrozza per poi assegnarmi ad un altro posto" continua, volendo attaccare bottone.
"Okay", dico con la mia più fredda voce e ritorno nel mio libro, uccidendo ogni speranza di socializzazione.
A questo punto lei capisce che non volevo parlare dei suoi problemi e si fissa sul mio libro. La sentivo sulla mia spalla, quasi quasi mi toccava mentre io ero inerme al mio posto, indifeso e senza via di scampo. In tutto ciò arrivo nella carrozza colui che pensai essere la mia salvezza. Un uomo sulla quarantina, abbastanza robusto e senza ombra di dubbio del sud.
"Buongiorno. Io sto a quel posto", indicando il posto della nostra fila che si affacciava sulla finestra. Non avrebbe tolto i legami tra me e la signora, ma almeno ci sarebbe stato qualcun altro da importunare (non solo me).
"Sai, nella mia carrozza non andava l'aria condizionata", rivolta all'altro signore si presentò nello stesso modo. Si sarebbero scambiati le lamentele di copione è tutto si sarebbe risolto, nulla di che... peccato che il destino li aveva trovati e li aveva anche accoppiati. A questa lieve lamentela della signora, l'uomo rispose con una lamentela più larga, rivolta "allo Stato", che non fa mai funzionare mai nulla. Si susseguirono una sfida di lamentele populiste riguardanti Renzi, Gentiloni, gli immigrati, i clandestini e via dicendo... dai discorsi ho potuto dedurre che il signore era un populista di destra "apolitico" e la signora una salviniana convinta; inutile dire c'è le loro lamentele durarono più di 2 ore contate.
Eravamo arrivati più o meno alla fine del viaggio e io avevo deciso di prendermi un po' di tranquillità e fare qualche passo vicino alla toilette della carrozza, ma qualcuno non mi volle concedere la tranquillità: dalla carrozza uscì la voce meccanica avvisando di un incendio poco più avanti vicino alla linea: può capitare, dopotutto, col caldo che fa può prendere fuoco qualcosa, ma la mia carrozza non era del mio stesso pensiero: non appena finì l'avviso si scatenò il putiferio nel vagone: gente c'è si disperava, che piangeva, che chiamava a chiunque potesse, che se ne andava dal treno inveendo contro le ferrovie e lo stato (non erano i due di prima). Stemmo mezz'ora fermi alla stazione e per mezz'ora non ci fu un attimo di pace.
Quando il treno ripartì io decisi di continuare a stare in piedi per non sentire i discorsi dei miei compagni di fila. In questa parziale quiete mi si avvicinò un nuovo passeggero, mai visto in tutto il viaggio è che sarebbe stato mio compagno per l'ultima fermata. Dall'aspetto si sarebbe detto un mendicante o un venditore abusivo: i vestiti erano malconci, come se fosse caduto nella terra ripetutamente; l'odore era di vecchio e rovinato e quando mi parlò di ancora peggio. "Buongiorno" mi disse: non gli prestai troppa attenzione, perché questo viaggio mi aveva alquanto stancato... ma lui andò avanti: da ciò che capì del suo sproloquio lui era un comunista rozzo convinto (naturalmente non sapeva di essere rozzo), che cercava la vita fuori dal sistema è ciò lo aveva portato a viaggiare per l'Italia (sulle ferrovie dello stato?) e ad avere dei problemi con la legge per dei documenti, secondo lui, gli erano stati tolti. Cercava di interagire, ma io, sinceramente, non riuscivo e non volevo capire le sue invettive contro il capitalismo e il sistema. Arrivato alla fermata mi precipitai fuori dalla stazione e corsi verso casa....
Quella sera non uscì.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Sep 01, 2017 ⏰

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