Imagine Dragons - Believer
Rimasi accanto alla porta sino a che non scorsi Louis con un cipiglio sul viso. Trattenni una risata, sembrava proprio un bambino al quale non era stata data la sua caramella preferita.
"Portatore di caffè? Seriamente?" mi disse portandosi la mano ai capelli, mentre camminavamo verso l'appartamento.
"Non ci credo" soffocai nelle mie stesse parole, mentre non riuscivo nemmeno a smettere di ridere.
"Dai, non ridere delle mie sventure- disse scherzosamente toccandomi la punta del naso -a te che lavoro osceno sarà mai capitato?" continuò a ridere, mentre il mio sorriso divenne sempre meno presente.
"Mi hanno assunta come segretaria..."
Non mi fece terminare la frase e disse: "Ma è fantastico!"
"Fammi finire, Lou. Sono la segretaria di Harry Styles" sussurrai, abbassando lo sguardo.
Vidi una serie di emozioni attraversargli il viso in così poco tempo, passo dalla confusione sino alla rabbia. Non l'avevo mai visto tanto furioso.
"Cosa?! Spero tu stia scherzando...No, Kat, tu non lo conosci" sbottò, finalmente.
"Sai benissimo che non posso fare nulla" mi giustificai, aprendo le braccia.
"Solo, Kat, promettimi, stagli lontana" chiese alla fine.
"Seriamente, Lou?! E' questo che ti preoccupa, davvero?" precisai con un cipiglio sul volto.
"Certo, che mi preoccupa, sai benissimo che Styles ha sempre avuto secondi fini con le ragaz-"
Lo interruppi, ormai furiosa: "So benissimo difendermi da sola, Louis. Non ho bisogno di nessuno, tantomeno di te"
Sapevo di averlo ferito, ma il furore era troppo forte per rendermene conto.
"Lou, io...mi spiace" bisbigliai.
"No, non dispiacerti di nulla. Non hai bisogno di me" disse prima di proseguire senza voltarsi.
Lo seguii semplicemente, mordendo il labbro nervosa, di tanto in tanto.
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Quella notte non chiusi occhio, e stranamente, non era per il litigio con Lou, per lo meno non solo per quello...La ragazza dagli occhi verdi appariva ogni volta che socchiudevo gli occhi. Non ne capivo il motivo, ma era come se ci fosse qualcosa che mi legasse a lei. Mi alzai alle 04:50 del mattino, non avrebbe avuto senso continuare a fissare il soffitto per tutto il tempo. Feci qualche flessione a terra prima di recarmi in bagno e farmi un bagno caldo. Aprii il rubinetto, mentre l'acqua calda che scorreva mi faceva da sottofondo e il vapore del calore mi avvolgeva, scivolai nella vasca da bagno e mi lasciai cullare dal tepore dell'acqua e dal profumo di rose che aleggiava nella stanza.
Chiusi il rubinetto e mi addormentai.
Mi risvegliai due ore dopo con il corpo inorpidito e una gran voglia di sprofondare in quell'acqua, lasciando questo mondo complicato e pieno di sofferenze. Mi alzai riluttante e mi rivestì, per poi recarmi in salotto, dove mi aspettava un Lou imbronciato e una tazza di caffè fumante.
Sapevo di essere una persona ingestibile, bipolare, terribilmente contradditoria, ma lui sembrava l'unico in grado di accettarlo. Non sono mai stata una ragazza facile da capire, nè facile da gestire, ma lui sembrava conoscere alla perfezione ogni mia sfacettatura, da quando il suo sorriso sincero e i suoi occhi luminosi avevano incontrato i miei. O meglio, non proprio da quando ci siamo conosciuti...ma questo è un argomento di cui vi parlerò più tardi.
Una lacrima mi scivolò al pensiero che l'avevo ferito fin troppe volte, ma mi affrettai ad asciugarla. Mi ha sempre perdonata, anche quando non avrebbe dovuto farlo. Chi perdona ha una forza estremamente inumana. Chi ti perdona, ti ha voluto davvero bene. Ho sempre interpretato il perdono come un: il mio amore era più grande dei tuoi sbagli. L'amore dimentica, perdona, dà tutto senza riserve ed è questo il motivo per il quale ho smesso di amare.
Misi da parte qualunque sentimento e lo abbracciai. Non seppi per quanto tempo le mie braccia l'avevano avvolto, per quanto tempo le sue mani avevano percorso la mia schiena, nè se le mie lacrime avevano smesso di scorrere nel mentre. Quando mi allontanai, vidi uno strano luccichio nelle sue iridi cristalline, un luccichio che avevo già visto in passato e che cercai di evitare per tutto questo tempo. Avvicinò una mano al mio viso, accarezzandolo in modo estenuante, senza mai interrompere i nostri sguardi intrecciati. Solo quando sentii il suo sguardo bruciare sulle mie labbra ed il suo viso avvicinarsi, ebbi la conferma di ciò che stava per succedere. Nascosi velocemente il viso nell'incavo del suo collo, per poi risalire e dare un veloce bacio sul suo zigomo.
Mi allontanai, prendendo la tazza di caffè consapevole di averlo ferito ancora una volta. Il suo sguardo non si spostò dalle sue dita, che continuarono a torturarsi nervosamente. Non avevo altra scelta, avrei complicato le cose. Non provo nulla per lui e mai l'avrei mai fatto.
Mi girai verso di lui, feci per ricordargli che il suo caffè si sarebbe raffreddato, incapace di dire altro, quando con un unico sguardo mi zittì. Si limitò a guardarmi. Quello sguardo mi disse tutto quello che c'era da dire.
"Va bene così" sussurrò con lo sguado spento "Vorrei essere stato indispensabile, vorrei essere quella persona dalla quale non riesci a stare lontana, vorrei essere stato cercato, desiderato, voluto, vorrei essere stato come un tramonto talmente raro per la sua bellezza che cedi al desiderio irrefrenabile di fotografarlo e farlo tuo per sempre. Perchè ti ho amata, ti ho amata come si amano le onde del mare d'inverno, così forti quanto fragili." sospirò per poi continuare, deglutii con un groppo in gola "Ho deciso di lasciarti andare. Mi obbligherò, ti guarderò sorridere e non proverò più niente, ti guarderò passarti la mano fra i capelli e non mi farà saltare un battito, ti guarderò parlare e non desidererò più essere io quello ad intrattenere una conversazione con te, a farti ridere. Se non ho la forza per tenerti, allora devo avere almeno la forza di lasciarti andare e devo farlo sul serio. Lo faccio per me,non per te. Lo faccio perché con la tua indifferenza mi stai facendo a pezzi, lo faccio perché sono stanco di continuare ad odiarti per tutte le volte in cui penso che avresti potuto comportarti diversamente ma non l'hai fatto. E soprattutto sono stanco di chiedermi quale sia il problema. Il problema è che non c'è soluzione,è un labirinto da cui è difficile uscire. Sento che non riesco a respirare se ci penso ancora,sento che sto crollando, sento che non sono più me stesso. Ed è per questo che devo lasciarti andare. Ti lascio andare. Non perché non ti amo più,ma perché tu, non hai mai amato me."
Si alzo, lasciandomi con una tale confusione in testa, una pressione sulle tempie ed una voglia matta di colpire qualcosa, ferirmi quanto avevo ferito lui in tutti questi anni.
"Hai così paura di non ferire gli altri. Ma dimmi: chi si preoccupa di non ferire te?" sussurrai con voce flebile.
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Burnt ∆Harry Styles∆
Fiksi Penggemar"So chi sei" disse mentre le sue labbra bruciavano ogni centimetro della mia pelle. "No, non lo sai" interruppe la sua danza incalzante per legare il mio sguardo al suo. Mille alberi verdi si infransero in mille onde quando le mie iridi incontraron...