La giornata iniziò pigramente per gli studenti ad Hogwarts, Ebony compresa. Si era appena svegliata dallo stesso sogno che faceva ormai da una settimana: Fred Weasley che la osservava da lontano, con espressione triste. Per poi venire inghiottito dal buio, e rispuntare al suo fianco con un sorriso smagliante e una disarmante dolcezza negli occhi. Fin dal giorno in cui avevano scontato la punizione, quel sogno si ripeteva nella sua testa ogni notte. Non ne aveva parlato a nessuno, neppure a Cleope, la sua migliore amica e compagna di stanza, temendo che l'avrebbe presa in giro insieme al resto della Casa.
Ma gli impegni furono più forti dei pensieri e balzò fuori dal letto in poco tempo. Quando fu vestita di tutto punto, prese la bacchetta e la borsa dei libri, dirigendosi alla Sala Grande per fare colazione. Adocchiò un posto lontano dalle altre Serpi, e si sedette. Non voleva iniziare futili chiacchierate di primo mattino.
Stava per addentare una ciambella al cioccolato, quando la sua attenzione fu catturata da due fiammanti teste rosse che ridevano e facevano ridere il resto dei loro compagni di tavolo. Da così lontano non riuscì a distinguere quale dei due fosse Fred Weasley, ma bastò poco per averne la certezza. Il ragazzo, sentendosi osservato, alzò lo sguardo mentre ancora rideva di gusto e incrociò il suo.Bum. Si sentì colpire in pieno petto da miliardi di Bolidi. Le guance pallide le si imporporarono senza apparente motivo e la ciambella che aveva fra le dita le cadde rumorosamente sul piatto. Fu lì che si rese conto di essere rimasta immobile come colpita da un Petrificus Totalus, a fissare il ragazzo che era tornato a ridere con gli amici.
Scosse la testa e chiuse gli occhi per qualche secondo, ripetendosi mentalmente quanto fosse stata stupida e fragile. Come poteva arrossire in quel modo, per lui? Non ne aveva motivo! O forse sì? O forse stava solo impazzendo per causa di quel sogno che faceva da giorni. Sì, doveva proprio essere così.
Senza guardare in faccia nessuno, si alzò e si trascinò fino all'aula della prima ora.Quella giornata sembrava più pesante e lunga delle altre, tuttavia terminò non appena il prato venne coperto da un leggero manto di neve. Segno che ormai l'inverno era arrivato. La sera del tanto atteso fine settimana era calata sul castello e gli studenti erano già sparsi nei corridoi mentre si dirigevano alle loro Sale Comuni, mentre Ebony restò in Sala Grande per terminare un tema.
Un'ora dopo, decise che poteva ritirarsi dagli altri, e si incamminò nel lungo corridoio. Scese qualche gradino della scala che l'avrebbe condotta alla sua Sala Comune, quando dei singhiozzi tristi le arrivarono alle orecchie. Presa dalla curiosità, risalì i gradini e tornò al corridoio, seguendo il rumore dei singhiozzi che ben presto si unirono a due voci pacate. Dietro una grande colonna, su una panchina di pietra riuscì a scorgere una piccola testa bionda e due inconfondibili teste rosse. Si avvicinò cautamente e in silenzio, ma suo malgrado, il piccolo biondo la notò e per un attimo smise di singhiozzare.I gemelli alzarono la testa in contemporanea e la fissarono per qualche secondo mentre il ragazzino seduto fra loro, riprese a piangere.
"Cosa è successo?" Chiese lei corrucciando la fronte.
"L-la... la Umbridge." Singhiozzò.
"Passerà, credimi, guarda qui, la mia sta sparendo." Sussurrò dolce uno dei due, mostrando il dorso della mano sulla quale era incisa una frase che lei conosceva bene. Ci fu un attino di silenzio, che Ebony spezzò. Il suo istinto da sorella maggiore, aveva preso il sopravvento. "Ha ragione." Disse avvicinandosi al ragazzino che teneva stretta al petto la mano ferita, per poi chinarsi davanti a lui, guardandolo ora dal basso. "Vedi? Anche la mia sta sparendo, e non fa più male." Accennò un sorriso.
I due fratelli la guardarono increduli, trovando strano un comportamento simile in una Serpe.
"Posso vederla?" Porse gentile una mano verso il ragazzino, che incerto guardò prima George e poi Fred, che gli annuì come a dargli una conferma. Tornò con lo sguardo alla ragazza difronte a lui, e poggiò la piccola mano su quella di lei. Non devo cercare la mamma. Quella vecchia megera poteva davvero arrivare a tanto? Pensò con disgusto.
"Perché questa frase?" Puntò gli occhi scuri a quelli verdi del ragazzino.
"P-perché.. io.. io.. scrivevo un-una lettera a mamma invece di s-studiare." Balbettò in preda ai singhiozzi.
"Malvagia vecchia megera." Sibilò lei fra i denti, per poi sollevarsi e sedersi fra lui e il gemello con cui non aveva mai parlato, ma di cui sapeva il nome.Quest'ultimo, insieme al fratello, osservavano la scena in silenzio, sempre più sorpresi.
"Ascoltami, tu puoi scrivere alla tua mamma quando vuoi, okay? Sta solo più attento a non farti beccare." Sussurrò in tono pacato tenendo ancora fra le sue mani, quella del biondino. "Ora torna nella tua Sala, meglio se non ti trova qui." Gli lasciò un piccolo buffetto sulla guancia e lui sorrise, alzandosi e correndo via più sereno.Sospirò un secondo e si alzò quando un piccolo applauso si levo dietrò di lei. Si voltò guardando confusa i due gemelli che sorridevano increduli battendo le mani.
"Wow, per essere una Serpe hai.." iniziò George.
"..un lato che nessuno si aspetta." Terminò Fred.
"Sono una sorella anch'io. E poi era solo un ragazzino del primo anno, non è corretto che subiscano certe cose." Si giustificò, sentendo il suo orgoglio Serpeverde pungere.
"No, davvero. Siamo sorpresi." Affermò George ancora sorridendo.
"Non siamo tutti uguali, sai?" Inarcò un sopracciglio in risposta
"Quindi hai un lato tenero..." rise Fred.
"Non significa questo!" Affermò asciutta.
"Ma la mia non era una domanda." Sorrise nel modo che lei aveva ormai identificato come alla Weasley.
"Fred ha ragione!" Affermò ridendo l'altro.
"Sicuro George!" Gli diede il cinque.
E lei non riuscì a fare a meno di sorridere, vedendoli così affiatati e allegri.
Chi aveva stabilito, dopotutto, che Serpi e Grifoni non potessero trovare una sintonia?
___|Angolo autrice|
Salve guys,
Spero siate arrivati fin qui! In tal caso, grazie!♥️
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Le Due Finestre•Fred (and George) Weasley.
Fanfic"Guardami. Se non ti sento, ascoltami. Se sto in silenzio, resta qui. Se tutto il bene che ti ho dato ancora esiste, scusami. Se non ti ho capito, aiutami. Sono qui per questo, abbracciami. Perché vedo ancora luce in quelle tue finestre. Due finestr...