4. Avrò la mia vendetta

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Chiusa nella sua cella, Tenko fissava con aria torva il sudicio muro di fronte a lei. Le segrete erano fredde e umide, per non parlare degli animali che vi passeggiavano tranquillamente alla ricerca di cibo. Le era già capitato di trovare una di quelle bestiacce sul suo letto di paglia, ma il piccolo animale era riuscito a schivare il suo calcio e a sgattaiolare via tra le sbarre.

Per ingannare l'attesa decise di fare un po' di stretching. Era una pratica che teneva viva fin dal tempo del circo per mantenere agile e flessibile il suo corpo.

Gli abiti che indossava di solito erano molto comodi sotto questo aspetto: il top e i pantaloncini cortissimi seguivano senza sforzo ogni suo movimento, permettendole di compiere qualsiasi acrobazia. Certo, in battaglia non offrivano quasi nessuna protezione, in compenso le garantivano un utile "vantaggio tattico" attirando gli sguardi dei suoi avversari.

Provò a piegarsi in avanti, ma la ruvida veste che indossava sfregò contro i tagli sulla schiena. Non voleva rischiare di riaprire le ferite, così decise di cambiare esercizio.

L'amputazione delle ali era stato un duro colpo, ma doveva farsene una ragione. Come sempre. Per sua fortuna, dal punto di vista fisico stava recuperando in fretta. E il merito era anche di una guarigione accelerata alimentata dalla magia.

Sia la sua forza mentale che i poteri magici le erano stati dati dai suoi genitori per renderla una persona e una circense migliore: di certo non pensavano che le sarebbero stati d'aiuto anche in quella cella.

Pensare a loro era doloroso, ma a volte sentiva il bisogno di tornare bambina e riabbracciarli. Era questo il motivo che l'aveva spinta a usare la Memento Gaudia. Tale sostanza risvegliava i ricordi sopiti, permettendo di rivivere momenti passati e di risvegliarne le emozioni positive. Ma aveva anche un effetto collaterale: più la si usava, più diventava difficile rammentare quegli stessi momenti. Ormai le restavano quasi solo ricordi dolorosi della sua famiglia: alcune sgridate, delle esercitazioni in cui si era ferita, gli attacchi di banditi alla carovana.

In quel momento le venne da pensare a quando per la prima volta aveva bevuto una pozione per sviluppare la magia. Non lo considerava un ricordo felice, ma di sicuro era meno spaventoso di altri...


Finito l'esercizio di equilibrismo, Tenko scese dalla trave per riposarsi insieme ai suoi fratelli e sorella maggiori. Aveva anche un fratello minore, ma era troppo piccolo per quel tipo di allenamento.

«Tenko, vieni qui» la chiamò sua madre.

La bambina fece un mugugno di assenso e, seppur stanca, la raggiunse.

«Io e papà ti abbiamo detto molte volte di non rivelare i segreti agli estranei, giusto?»

La piccola demone annuì.

«Ecco, questo è il segreto più importante di tutti. Prometti di non rivelarlo mai a nessuno fuori dal circo, ok?»

«Ok. Che segreto è, mamma?»

La donna le mostrò una boccetta di vetro. Il liquido all'interno era denso ed emanava un leggero bagliore azzurro. «Grazie a questo liquido potrai sviluppare dei poteri magici. Piccoli poteri, ma col tempo potrai svilupparli, proprio come e me e papà. Anche i tuoi fratelli più grandi l'hanno bevuto.»

«Ma perché devo berlo?»

«Vedrai, ti aiuterà a fare tutti i numeri. E guarirai anche più in fretta.»

«Ma mamma, io non voglio fare spettacoli. Io voglio fare le mappe!»

«Tenko, il tuo posto è qui con noi, con il circo. Quindi, da brava, bevi la pozione.»

Saga di Eteria - 1 - EresiaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora