Rispetto all'interminabile marcia nella gelida fo resta, il viaggio verso Theopolis fu talmente rapido che Persephone si sentì completamente spiazzata quando avvistarono la Città degli Dei, una delle più grandi e ricche metropoli al mondo. Aveva portato a termine la sua missione, ma aveva ancora troppi pensieri per la mente, troppi dubbi: come poteva fare rapporto al suo dio in quelle condizioni?
I grifoni atterrarono in un apposito cortile, grande abbastanza da consentire l'arrivo e la partenza di almeno una dozzina di draghidi in contemporanea.
Ad attenderli c'era un nutrito gruppo di guardie che prese subito in carico i due demoni. Di sicuro il Clero non aveva voluto correre rischi: con così tanti uomini a sorvegliarli, era impossibile per i due eretici anche solo pensare di poter fuggire.
Una volta che la scorta si fu allontanata, Ramses si avvicinò a Persephone. «Andiamo, mio padre è impaziente di vederti.»
Al solo sentire quelle parole, la semiumana venne attraversata da un brivido. «Intendete di persona?»
Lui sorrise, ma era difficile capire se fosse un sorriso sincero. «Esatto. Hai catturato le due persone più ricercate al mondo, te lo meriti.»
L'inquisitrice si sforzò di mantenere la calma. Di sicuro Ramses sapeva fin dall'inizio che Horus l'avrebbe incontrata di persona, eppure non aveva detto nulla in proposito: come al solito si divertiva a prendersi gioco di lei.
«Sarà un onore» affermò la donna una volta ritrovata la compostezza.
Il semidio la condusse alla villa dove risiedeva il padre, un edificio tanto grande quanto sfarzoso. C'era oro ovunque e le rifiniture dovevano essere opera dei migliori artisti al mondo. Era davvero una residenza degna di un dio.
I due inquisitori entrarono in una stanza dal soffitto altissimo e lì trovarono Horus in persona, circondato da servitori e da donne bellissime pronte a soddisfare ogni suo capriccio. L'intero spazio era inondato di luce grazie alle ampie finestre, così da sottolineare la maestosità del dio sole.
«Padre, è un onore e un piacere incontrarvi» affermò Ramses piegandosi in un inchino.
Persephone, ammutolita, si affrettò a inginocchiarsi, il capo verso terra.
Horus si alzò dal suo ampio divano, posto alcuni gradini sopra il resto della stanza. Era più alto della maggior parte degli uomini, aveva un fisico scolpito e la caratteristica testa da falco pellegrino. Tutto il suo corpo sembrava emanare un'aura di mistica magnificenza, come se brillasse di luce propria.
«Figlio mio, hai fatto presto.» Il dio si rivolse poi ai suoi servitori: «Lasciateci.»
In un attimo tutti quanti svanirono nei corridoi laterali; nella maestosa stanza rimasero solo Horus e i due inquisitori.
«Mio signore, è un onore troppo grande essere in vostra presenza» affermò Persephone, lo sguardo incollato al pavimento di marmo.
«Ci hai messo più tempo del previsto, ma hai compiuto la tua missione» le disse la divinità.
«So di avervi deluso, non ci sono scuse per la mia inefficienza.»
Mentre parlavano, Ramses si avvicinò al padre, fermandosi subito prima dei gradini.
«Se non altro sei riuscita a catturare gli eretici. Mi assicurerò che abbiano una punizione esemplare. Pagheranno anche per ciò che ti hanno fatto, mia leale servitrice. Ciò non toglie che la tua ferita sia un disonore. Un inquisitore non dovrebbe lasciarsi ferire da dei volgari criminali.»
«Sono mortificata, mio signore. Ho commesso un errore, ma non accadrà più.»
«Ne sono convinto. Se dovessero ferirti di nuovo, non perdere tempo a tornare.»
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Saga di Eteria - 1 - Eresia
FantasiDa quando il Clero ha bruciato il circo in cui è cresciuta, la demone Tenko ha lottato ogni giorno per sopravvivere, guidata da un solo obiettivo: la vendetta. Ferita ma non sconfitta, ha convinto un gruppo di fuorilegge come lei che nessuno cambier...
