Zabar osservò Tenko che si allontanava, diretta verso la porta est di Chalacyra. Ben presto la demone venne inghiottita dalla folla e il chierico si voltò: non voleva farla aspettare più del necessario.
Raggiunse l'accesso alla città alta e come previsto una guardia gli chiese di identificarsi. A lui bastò dire di essere un chierico in viaggio, e la sua tunica fece il resto: lo lasciarono passare senza problemi.
Una volta dall'altra parte fu subito evidente il salto di qualità degli edifici, adesso fatti di solidi mattoni ricoperti di intonaco. Quasi tutte le case avevano un piccolo giardino perfettamente curato, arricchito da piante esotiche, statue o piccole fontane.
Purtroppo, arrivato a quel punto, non era più molto sicuro della strada da prendere. Era da tanto che non visitava Chalacyra, quindi non ricordava la posizione esatta della casa di Icarus.
Per sua fortuna, dopo diversi tentativi andati a vuoto una voce salvifica lo raggiunse: «Non ci posso credere! Zabar!»
Il demone si voltò e in un attimo tutta la sua preoccupazione scomparve. «Icarus! Da quanto tempo!»
I due si salutarono con un caloroso abbraccio. L'amico di Zabar era un po' più basso di lui, ma decisamente più paffuto. Era un semiumano di tipo orso, aveva mani grandi e cicciotte, e indossava abiti di pregevole fattura.
«Da quanto non ci vediamo! Quanti anni saranno?»
«Troppi, amico mio. Scusa, ma vorrei subito chiederti un favore: una mia amica sta aspettando vicino alla porta est della città, potresti mandare qualcuno a prenderla? Sai, ha avuto qualche divergenza col Clero, quindi abbiamo pensato che per lei era meglio non farsi vedere dalle guardie della città alta.»
«Ma certo, mando subito un carro. Ophion, fai mandare un carro alla porta est. Devono prendere una donna senza farla vedere alle guardie. Zab, come la riconoscono?»
«Facile: ha i capelli fucsia, gli occhi rosa e le sclere nere. Indossa un'uniforme simile a quella delle guardie.»
«Sarà fatto» affermò il servitore di Icarus, un semiumano dall'aria seria e schiva.
«Andiamo, la tua amica ci raggiungerà presto» disse il mercante facendo strada. «Ci sono così tante cose di cui voglio parlarti!»
Guidato dal suo vecchio amico, Zabar riuscì finalmente a raggiungere la sua meta. Come tutti, Icarus aveva cercato di abbellire la sua casa più dei vicini: aveva una fontanella e varie piante esotiche, in più aveva fatto affrescare una delle pareti. Il motivo scelto era religioso, un mito sulla gloria degli dei, ma l'aveva commissionato più per ingraziarsi il Clero che per vera fede.
Mentre aspettavano Tenko, Icarus fece accomodare il suo ospite in una delle tante sale della villetta, e ne approfittarono per aggiornarsi a vicenda sugli ultimi eventi.
Dopo un po' qualcuno bussò alla porta. «La signorina Br'rado» annunciò il servitore con voce inespressiva.
Subito Icarus si alzò e le andò incontro. «Benvenuta, mia cara.» Provò un'istintiva inquietudine a causa degli occhi della demone, ma la dissimulò con un abile sorriso.
«Icarus, lei è Tenko Br'rado, siamo amici d'infanzia. Tenko, lui è Icarus Photorikos.»
«È un piacere. Gli amici di Zabar sono anche miei amici.» Le fece un elegante baciamano. «Soprattutto quando sono così affascinanti.» Poi si rivolse al chierico e gli diede una leggera gomitata. «Amica d'infanzia, eh?»
Tenko non si prese nemmeno il disturbo di sorridere. Da come Zabar ne aveva parlato, si era fatta un'idea completamente diversa di Icarus. Si era aspettata un tipo astuto, ambizioso, magari carismatico, invece era solo un riccone abituato a vivere nell'agio, senza preoccuparsi di niente e di nessuno. Eppure si sforzò di reprimere il disprezzo che provava per i ricchi: dopotutto anche lui era nemico del Clero, e il nemico del mio nemico è mio amico.
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Saga di Eteria - 1 - Eresia
FantasíaDa quando il Clero ha bruciato il circo in cui è cresciuta, la demone Tenko ha lottato ogni giorno per sopravvivere, guidata da un solo obiettivo: la vendetta. Ferita ma non sconfitta, ha convinto un gruppo di fuorilegge come lei che nessuno cambier...
