Nothing in my minde

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La prima cosa che sento è una fitta lancinante alle tempie, è come se qualcosa mi stesse divorando da dentro, affondando denti affilati dentro la mia testa. Poi vedo la luce, e dev'essere davvero tanta, non si spiega altrimenti il dolore che mi provoca agli occhi. Sbatto le palpebre, cerco di mettere a fuoco ciò che mi circonda. Vedo un soffitto completamente bianco, luce forte che entra dalle finestre e nient'altro, poi provo a riconnettere la mente. Come sono finita qui? Non capisco. Ho una tale confusione in testa che anche ricordare il mio nome mi riesce difficile. Provo a pensare agli ultimi minuti prima di svenire. Niente. Solo bianco, tanto bianco e una sensazione di intorpidimento nella testa. Il panico mi assale, perché non riesco a ricordare nulla? Mi sforzo di rammentare qualcosa, cose semplici. Mi ricordo di mia madre, anche di mio padre. Ah! Ricordo di Milla, la mia migliore amica della quinta elementare. E poi? Sento un vuoto di sette anni nella mia mente e non ho idea del perché, se questo non bastasse, non riesco a stare per più di tre secondi con gli occhi aperti senza ferirmi gli occhi con la luce accecante.
Non potrebbe andare peggio.
Poi di colpo un'immagine, probabilmente un ricordo, abbaia la mia mente: due occhi grigi, capelli biondo chiaro e un viso dall'espressione spaventata. Un nome, ma non è il mio, e non ho la più vaga idea di chi possa essere.
Ricordo un nome e un viso, senza sapere a chi associarli, mi trovo in un luogo che, al momento, non riconosco, e un dolore fortissimo mi paralizza il corpo.
Comincio a respirare velocemente, sento il petto alzarsi e abbassarsi. Non riesco a calmarmi.
Qualcuno sobbalza al mio fianco.
"Hermione!" Il rumore mi provoca un altra fitta alla testa e gemo, portandomi una mano alla tempia.
Il proprietario della voce -chiunque lui sia- non dev'essersi accorto della mia espressione sofferente, perché continua ad urlare.
"Harry vieni! Si è svegliata!" Provo ad aprire gli occhi infastidita. Sbatto le palpebre, stavolta la persona al mio fianco deve accorgersi della mia espressione contrita, perché si affretta ad accostare le tendine. Finalmente riesco a tenere gli occhi aperti senza difficoltà, così da potermi guardare attorno.
Sembra una stravagante stanza d'ospedale, con parecchi letti e... strane ampolle sui comodini e sugli scaffali. Ma dove diavolo sono finita?!
Sono esterrefatta, questa sembra decisamente la scena di uno stano film. Il ragazzo accanto a me mi guarda con sguardo luminoso, sembra felice di vedermi. I suoi cappelli rossi risaltano nella penombra della stanza. Poi mi accorgo di un altro ragazzo, proprio all'entrata di questa strana stanza. Capelli Rossi lo ha chiamato Harry...
Mi alzo a sedere e una fitta di dolore alla schiena mi strappa un lamento.
"Hermione stai bene?"
"Prima cosa, no, non sto decisamente bene, e seconda, tu chi cavolo sei? Questo è un ospedale?"
Vedo i due sbiancare, guardarsi poi fissare me, poi guardarsi di nuovo.
"È uno scherzo?" Dice quello che mi pare si chiami Harry.
"No che non è uno scherzo! Chi diamine sei tu?" Ora sto gridando, nuovamente presa dal panico.
"Ron, è una mia espressione o lei non ricorda niente?" Dice lui allarmato. Ron scuote la testa diverse volte, molto velocemente. Forse è matto...
"Chi non ricorda niente?" Chiede un'altra voce, mi guardò intorno, alla ricerca del proprietario. Lo vedo entrare pochi secondi dopo dalla porta. Cammina con le mani nelle tasche e il corpo rilassato, il volto inespressivo. Fa pochi passi verso di me, poi si ferma.
Ha un viso familiare, cerco di ricordare ma...
Capelli Rossi si volta verso il nuovo arrivato "Sparisci Malfoy"
Malfoy
I capelli biondi, gli occhi come metallo liquido... è lui, il volto che sono riuscita a ricordare, probabilmente l'ultimo che ho visto prima di svenire.
Spalanco gli occhi. Quando si accorge che la mia attenzione è concentrata su di lui ricambia il mio sguardo. Sembra perplesso.
"Tu... tu sei Malfoy?"
"Non avevi detto che non ricordava niente, Weasley?" Dice voltandosi verso il rosso, che mi guarda confuso.
"Tu.. tu ricordi d-di lui e non di noi?"
Balbetta, sembra stupefatto, gli occhi spalancati e la bocca aperta. Ricorda vagamente un pesce.
"Non dovrei?"
"NO!"
L'urlo del ragazzo -Ron- affianco a me mi provoca un'altra fitta alla testa, stavolta più forte. Gemo e mi premo il palmo sulla fronte. Il dolore lentamente si attenua ma gli occhi sono lucidi e ancora mi bruciano, non riesco a fermare le lacrime che lente mi corrono lungo le guance.
Ron sussulta, mi poggia una mano sul braccio "Scusa, i-io non.."
Mi scanso, asciugandomi gli occhi con il bordo del lenzuolo che stringo tra le dita. Singhiozzo e mi rannicchio stringendomi le ginocchia al petto. "Se non volete dirmi dove sono almeno lasciatemi sola per favore" dico con la voce ancora impregnata di pianto. "Sei in infermeria Hermione, a Hogwarts. Sei stata incosciente per un giorno intero" Harry è molto più calmo dell'altro ragazzo, mi guarda comprensivo, il suo sorriso dolce e appena accennato riesce in qualche modo a confortarmi, ma il solo non ricordarmi di lui basta a rendermi dubbiosa nei suoi confronti.
"Cos'è Hogwarts?" tutti e tre sono pallidi, mi guardano senza sapere come rispondere. La porta dell'infermeria si apre nuovamente, una donna dal viso severo fa il suo ingresso. Harry si volta verso di lei, sembra sollevato. "Professoressa McGranitt!" Lei gli fa un cenno del capo e si avvicina a me.
"Vedo che ti sei ripresa Grenger"
La guardo incapace di proferire parola, non ho idea di chi lei sia, ne di cosa voglia.
"Ecco, lei... beh lei, professoressa, Hermione non..." Ron sembra aver perso la capacità di comporre una frase di senso compiuto. Malfoy, che fino a questo momento era rimasto in disparte appoggiato alla parete, interviene. "Non ricorda nulla" Dice senza guardare la donna, fissa invece me, poi sorride sornione e si corregge "...Quasi nulla" lui non distoglie lo sguardo e neanche io ho abbastanza forza di volontà per farlo, c'è qualcosa in lui che mi attrae in un modo oscuro e probabilmente molto malsano.
Un giramento di testa mi spinge a riappoggiare la testa al cuscino, chiudo gli occhi beandomi della sua morbidezza. Mi rannicchio e tiro il lenzuolo fin sopra le spalle, confortata mi dimentico della paura, mi dimentico persino dei pochi ricordi racimolati con fatica, mi dimentico dei magnetici occhi grigi e del mio nome. Il sonno mi accoglie in un torpore accogliente, mi addormento e potrebbe essere tutto finito così: dolcemente. Purtroppo, o fortunatamente -a seconda del punto di vista- mi sveglio, forse qualche ora dopo, o forse ad anni di distanza. Sento la presenza di qualcuno al mio fianco, ma le morbide coperte sono talmente accoglienti che vorrei rimanere così per sempre, senza dover faticare in nessun modo. Quando però sento una mano scostarmi i capelli dal viso, la curiosità è troppa e non posso fare a meno di spalancare gli occhi. Lui sobbalza e ritira la mano. Malfoy mi fissa, sondando le mie reazioni con lo sguardo.
Provo ad alzarmi a sedere, ma il movimento improvviso mi provoca dolore e ricado supina sul letto, allora lui mi mette una mano dietro la schiena e mi sostiene mentre mi siedo. Lo fissò per un po' prima di trovare qualcosa di sensato da dire. "Malfoy è il tuo nome, vero?" Gli chiedo, sperando di ricordare bene.
"Draco. Sono Draco Malfoy"
"Mi ricordo di te"
"Ah si?" Mi scruta di nuovo, con una scintilla di fastidio e ilarità negli occhi chiari; non so perché questo particolare lo diverta tanto.
"Sì, vagamente. Ma non ho idea di chi tu sia... Non so neanche cosa ci faccio qui"
"Te lo spiegheremo, non ti preoccupare... ma devi andarci piano, la tua testolina è ancora debole"
"Voglio sapere, ti prego"
Il bisogno di capire è opprimente, voglio che nella mia mente ci sia qualcosa di più oltre il bianco quasi totale.
"Cos'è che ti interessa sapere di preciso?"
"Chi sono, e cosa ci faccio qui"
"Sei a Hogwarts... hai passato qui gli ultimi sette anni, è una scuola di magia, e tu sei una strega"
Bum.
Fermate il mondo.
Fermate il tempo.
Fermate l'attimo in cui queste parole vengono pronunciate dalle sue labbra. No. Ci sono tre possibilità: O sono diventata pazza. O sto ancora sognando. O siamo finiti in un universo parallelo al mio. Io propendo per la prima...
Provo a ridere -spero sia una battuta di cattivo gusto- ma quello che esce è solo un gemito spezzato. Il suo sguardo non vacilla, la sua espressione è seria. Non sta scherzando... probabilmente è lui ad essere uscito fuori di testa. Sì, dev'essere così.
"Sei stata colpita da un incantesimo Granger, una maledizione diretta a me. Ti ha colpito in pieno petto e sei caduta, battendo la testa" improvvisamente il ricordo di un lampo di luce mi torna alla mente. Ricordo di essermi messa tra lui e la maledizione, ricordo la paura di vederlo cadere a terra morto. Stranamente la parola "maledizione" non mi suona per niente strana, è come se vi fossi abituata.
"E perché qualcuno avrebbe dovuto... com'è che si dice? Maledirti?"
"Allora è vero, mezzosangue... Non ricordi proprio nulla"
"Te l'ho detto"
"Perché allora ti ricordi di me?"
"È l'ultima cosa che ricordo, probabilmente ti ho visto prima di svenire. Eravamo amici?"
"Salazar, no!"
Sono confusa...
"Allora... allora stavamo insieme?"
Si fa pallido -più pallido del solito almeno- "No Granger, direi proprio di no. Il rapporto che c'era tra noi era più basato sull'odio e disprezzo"
Arrossisco, e sgrano gli occhi. Non riesco a crederci. L'unica cosa che ero certa di aver ricordato si è appena rivelata un enorme supposizione infondata. Credevo che lui fosse qualcuno di cui mi fidavo, qualcuno su cui essere sicura. Ora non so veramente cosa fare, non so da dove cominciare, non ho idea di chi devo essere.
"Che fai, piangi? Smettila" i suoi occhi mi scurano, ma poi aggiunge "Per favore; non sono bravo a consolare ragazze in lacrime" Dice con sguardo implorante. Sembra volermi toccare, solleva una mano ma poi ci ripensa. Tanto sarebbe inutile, perché non riuscirei comunque più a fermarmi a questo punto. Seduta con le gambe nude sul bordo del lettino, piango lacrime amare, lacrime che non hanno nome, come me. Non hanno motivo d'esistere ma ci sono. Sono lacrime piene di domande, incerte e spaesate. Stavolta, diversamente dal solito, sono lacrime dolci.

Non so come mi ritrovo tra le sue braccia. Ma succede, mi sta stringendo e ho il viso poggiato sulla sua spalla, il naso a sfiorargli il collo. Il suo profumo è inebriante e familiare.
Mi calmo, le lacrime si asciugano, lentamente. Riprendo il controllo di me stessa e mi scosto, per riuscire a guardarlo.
"Spiegami, ti prego"
Ora so, che le poche basi della mia vita, possono essere facilmente raccontate in meno di due ore.
Mi parla della scuola, della guerra. Di Voldemort, racconta dei nostri litigi e incomprensioni senza prendere parti, in modo oggettivo. Mi parla degli Slytherin e dei Gryffindor, del trio d'oro, mi parla di Potter,
o "San Potter" come lo chiama lui
e dell'altro ragazzo, Ron. Mi racconta del nostro discorso nella foresta proibita, prima che la maledizione mi colpisse. Lui parla tanto, senza fermarsi, ma stando attento che io lo segua. Mi racconta anche di Albus Silente, di Severus Piton, e di come questi due grandi presidi siano stati importanti e coraggiosi per due motivi e in due modi completamente differenti. Lui sembrava essere molto affezionato al secondo, sospetto però che la sua preferenza sia dovuta alla natura di Slytherin che lo accumunava col defunto preside. Accenna anche a Fred Weasley, che a quanto ho capito è il fratello di Ron... vorrei tanto ricordarlo, qualcosa dentro di me mi dice che la morte di queste persone dovrebbe toccarmi nel profondo, dovrei piangerle ora, e invece non sento niente, assolutamente niente, solo l'infinita tristezza del non poter ricordare.
"Se ci odiavamo tanto, perché ora mi parli così?"
"Così come?"
"Che se avessi paura che io possa frantumarmi da un momento all'altro"
"È più complicato di così..."
"Io ho tutto il tempo"
"L'odio tra noi era una sorta di reazione a catena, un meccanismo di difesa e attacco che usavamo entrambi. Ti ho già raccontato di quello che ti ho detto nel bosco -annuisco, ricordando le sue parole- probabilmente se ci fossimo conosciuti diversamente non sarebbe andata così... se tu fossi stata meno orgogliosa e io meno odioso non avremmo passato i successivi sette anni a sommergerci di insulti. Ma io... non nego di averti odiata, certo, eppure ora non mi sembra più così importante, dopo tutto questo sangue dopo la guerra... Io credevo di essere destinato all'oscurità e all'omicidio, non ho neanche preso in considerazione la possibilità di avere una scelta, finché un uomo che ho sottovalutato mi disse che ci sarebbero sempre state occasioni per fare del bene, se io avessi imparato a coglierle"
In verità non so perché mi parli di questo, come se volesse giustificare un comportamento deplorevole, cercando di lavare via macchie di colpevolezza che io neanche ricordo.
"Credi di poter mettere da parte le vecchie abitudini per stipulare una tregua?" Gli chiedo speranzosa.
"Lo avevamo già fatto Granger, nella Foresta Proibita, te l'ho detto." Sorrido e annuisco.
Forse la situazione può migliorare, forse il bianco nella mia mente si sta lentamente colorando di ricordi. Presto spero di poter piangere i morti ricordandone anche la vita, e riconoscere amici di cui avevo dimenticato l'esistenza.

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