Li vedevo camminare timorosi, non per loro, ma per me. Mi spaventai, ma mi fidavo ciecamente di loro.
Mi perdei nei vicoli,
non capivo dove fossimo,
era tutto così confuso.
I profumi,
le luci a led,
le strade vuote.
Ero e tutt'ora sono una persona che osserva tanto. Ogni cosa ricordo di quelle strade, anche se tutto al momento appariva uguale e statico.
Si, ricordo quella piccola via, loro erano mano nella mano davanti a me e si facevano strada nello schifo che li circondava. I graffiti sui muri, poesia, mi distraevano da quella merda che la coppia scansava con tanta maestria. Mi distraevano dalle siringhe buttate nei cassonetti e dalle urla che sentivo provenire dagli angusti vicoli.
Stare al loro fianco mi distraeva da tutto il terrore in cui piano piano mi stavano trascinando.
"Andiamo, da questa parte" esclamò improvvisamente John. Josh annuì. Li seguii in silenzio.
Arrivammo in un vicolo con un quantitativo assurdo di quartieri a luci rosse.. forse solo per me quel numero era "assurdo".
Camminammo per una decina di metri, John teneva stretto a se Josh che ogni tanto si sentiva insultare o fischiare alle spalle.
Nessuno mi notava. Questa cosa non la dimenticherò mai, la semplicità con cui mi confondessi in questi luoghi lugubri, talmente sporchi da insozzarti l'anima.
"La prima volta che ti ho vista, ho pensato fossi una tossica" furono le parole di un ragazzo a cui venne posta la domanda "qual è stata la prima cosa che hai pensato la prima volta che ci hai visti?" ad un giro di obbligo o verità, in un villaggio estivo.
Atri due ragazzi si aggiunsero a lui.
Gli occhi stanchi, i capelli corti e colorati, il mio modo di essere e vestire. Si, anch'io probabilmente penserei "si, è una tossica."
Si, forse fa un po' male rendersi conto che è questo ciò che pensano gli altri di me, ma meglio riderci su e decolorare di nuovo i capelli.
Faccio l'artistico, amo l'arte ma, sorpresa, sono contro la droga.
Lo ero, lo sono e lo sarò sempre.
Ricordate queste mie parole.
Col cappuccio in testa, i pantaloni larghi e gli occhi cerchiati dal sonno seguii quelle anime libertine che davanti ai miei occhi si posavano.
Josh entrò in un locale strattonando John.
"Scusami amore, voglio salutare le mie colleghe"
Entrammo.
I colori di quel posto si sposavano perfettamente con il mio stato d'animo, in cerca di conforto. Sulla piccola pedana delle Drag Queen danzavano con gioia e vigore, sentivo la loro forza. Le mie pupille si dilatarono nel vedere tale spettacolo. Le luci viola, rosa e cobalto sulla pedana rialzata, si alternavano alle luci calde e aranciate del locale .
E io ero lì, incantata da quello show.
"Sirena, sediamoci. Conoscendo Josh, ne abbiamo ancora per un po' " accennò ad una risata e ci sedemmo.
"È la prima volta che vieni qui J?"
"Nah, ovviamente. Josh si esibisce qui ogni tanto e per giunta non si perde uno spettacolo. È.. siamo di casa oramai"
-che bello- pensai.
"Stasera non era programmato, scusami-" lo interruppi.
"Affatto, mi piace questo posto, posso aggiungermi a voi la prossima volta.. quando sarà?"
"Certo che puoi, Josh ne sarà entusiasta"
"Desiderate ordinare qualcosa, ragazzi?" Disse irruente la cameriera, arrivata dal nulla.
"Una birra rossa, doppio malto" fiero disse John, guardandomi come per dire -non ordinare una Coca-cola-
"Un mojito... analcolico"
"Arrivano subito"
John mi guardò male.
"No, ma sei seria? Analcolico? Un po' di Rum cosa potrà mai farti?"
"Taci e pensa a tracannare la tua birra quando arriverà"
"Bah.."
Non bevo, niente storie.
"Piuttosto, dove dobbiamo andare dopo, vi ho visti tesi"
John trasalì.
"Nulla di troppo importante, dobbiamo solo farti vedere un posto"
Annuii, persa tra la paura e la tristezza.
-non voglio andarci-
-non voglio finire come loro-
-lasciatemi vedere lo spettacolo-
STAI LEGGENDO
Sirena e il suo mare
Fiksi RemajaPersa nel suo mare, Sirena cerca un modo per risalire a galla.. senza sprofondare nuovamente nel suo abisso.
