«Non sempre un abbraccio basta
per lenire le nostre ferite:
molte sono troppo profonde
per risanarsi».
Marzo 1493.
Dopo dieci settimane di viaggio, la nave su cui viaggiava Hellionor risaliva il fiume Guadalquivir, partendo da Sanlúcar de Barrameda, per circa ottanta chilometri dall'oceano. Finché davanti non compariva una gigantesca spianata di sabbia e fango sulla sponda sinistra del fiume, un luogo chiamato El Arenal. E lì sorgeva la Torre del Oro, una massiccia costruzione dodecagonale, da cui partiva una spessa catena di ferro che raggiungeva l'altra sponda come ostacolo per le navi nemiche.
Le due sorelle furono prese da Josh quando un marinaio ordinò: «Caricate il bottino sulle barche, remate e raggiungete la riva». Le due furono condotte su delle imbarcazioni più piccole, ammassate insieme ai pochi prigionieri rimasti e alle merci. Le scialuppe vennero calate e avvolte dalle acque profonde del fiume. Hellionor stringeva Juliana al petto, la piccola si nascondeva tra la coperta che le copriva le spalle. Davanti agli occhi innocenti della ragazzina si stagliavano schiavi, marinai scheletrici, uomini con abiti ricamati e sbottonati insieme a donne che si lasciavano sollevare le lunghe gonne e baciare.
Sentì un marinaio urlare: «Siamo tornati a Siviglia!»
E un altro rispondere, con il dito puntato verso i prigionieri: «Dobbiamo portare il nostro bottino ai Re Cattolici. Colombo si recherà presto a Barcellona alla loro corte».
La scialuppa iniziò a muoversi verso la riva. L'odore di Siviglia le impregnava la pelle con puzza di carbone vegetale, di carne bruciata, di cuoio delle concerie e dello sterco dei muli.
Josh afferrò il suo polso e la aiutò a scendere, poi Hellionor prese Juliana in braccio, la piccola posò il mento sulla spalla della sorella e chiuse gli occhi stringendosi al collo. La ragazza notò una piccola ferita riaperta nel braccio della bambina, ma pensò: si sarà solo graffiata sulla nave.
Davanti a loro c'erano mercanti che strillavano in arabo, portoghese, castigliano creando un ronzio incomprensibile. Grandi casse di legno trainate da bestie enormi e sconosciute che nitrivano e sbattevano gli zoccoli facendo tremare il terreno.
I piedi di Hellionor non sentivano più la sabbia, ma la terra battuta fangosa. I suoi occhi non vedevano più il verde delle mangrovie, ma il grigio della pietra e il bianco dell'intonaco.
La ragazzina guardò il mozzo fissare gli altri marinai: «Grazie per averci aiutato. Resterai con noi?» chiese Hellionor con voce tremante.
Lui si voltò e annuì.
«Al mio segnale corriamo via, non voglio restare con i marinai. E a voi servono dei vestiti adatti e un paio di scarpe.»
Hellionor mise giù la sorellina, che si strofinò gli occhi stanca e disorientata.
«Piccola, lo so che vuoi dormire, ma dobbiamo fare un gioco. Quando ci dice Josh dobbiamo correre più veloce possibile.»
La piccola prese la mano della sorella e affermò: «Io sono brava a correre». Hellionor la carezzò sulla testa e poi guardò Josh contare con le dita e indicare la folla davanti a loro. «Andiamo tra la folla, lì sarà difficile trovarci».
Il ragazzo iniziò a correre, seguito da Hellionor che si trovava un po' più indietro a causa di Juliana. Passarono tra le grandi casse trainate, precipitandosi nella folla del mercato in mezzo a nobili, contadini e artigiani a zig zag, urtandoli con le spalle e poi contro un bancone di legno, facendo rotolare a terra delle arance mature. Un mercante tarchiato si voltò di scatto, rubicondo di rabbia, ma lo sguardo dell'uomo si inchiodò su Hellionor. Sui suoi lineamenti, sui capelli intrecciati, sui suoi piedi a contatto con la melma della strada.
«Una stirpe di pagani... creature del demonio. Dovrebbero bruciarle prima che infettino Siviglia».
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La leggenda della Portatrice Di Pace. ( IN REVISIONE)
Historical Fiction«Ricorda chi sei. Ricorda che nessuno può spezzarti. Infine, ricorda che tu ti rialzerai sempre come una fenice.» Nel cuore pulsante del XV secolo, Hellionor vive immersa tra i ritmi lenti e semplici della terra indigena, custode di un amore nato ne...
