«La vita ci mette alla prova
senza sapere che sarà lei
a rimanere sconfitta».
Gennaio 1493.
Cosa resta di noi quando ci viene tolto ciò che abbiamo di più prezioso? Cosa succede quando temi il dolore e impari a nasconderti da esso? E come si può trovare il coraggio di amare ancora?
Forse la risposta è nella vita stessa, nelle persone e nei luoghi che incontriamo.
Nella seconda isola delle Antille, Hispaniola, circondata da estese secche turchesi e dal blu profondo dell'Atlantico, il sole picchiava sulle acque dell'oceano, sulla sabbia bianca e sulle foglie di mangrovia dal colore verde scuro e lucido. Gli uccelli cinguettavano, accompagnando i suoni marini che lambivano la costa.
Proprio lì, dove la foresta incontra le onde, sorgeva un Yucayeque punteggiato da bohíos, la paglia dei tetti brillava sotto il riverbero del meriggio e il legno emanava il calore umido dei fitti alberi. Solo una casa si presentava diversa: rettangolare, spaziosa, con un portico che si affacciava di fronte alle capanne circolari. Era la dimora del Cacique, il capo, il custode della saggezza del villaggio.
Al centro del villaggio risuonavano le risate leggere e cristalline dei bambini che giocavano a Batù. Uno di loro teneva tra le mani una sfera scura, pesante e appiccicosa, ricavata impastando la resina degli alberi con radici ed erbe cotte. Il bambino la tirò, un compagno si lanciò sulla terra battuta, impattando la sfera con il fianco destro e la sollevò di pochissimi centimetri da terra. Un altro compagno scattò in avanti, torcendo il busto, e la colpì con la spalla.
Dall'altra parte le donne, coperte dai loro nagua bianchi e con i capelli neri lunghi, intrecciati o lasciati sciolti, aiutavano una mamma e la sua bambina, Hellionor. Mentre le altre donne erano del colore della terracotta al sole, la pelle di sua madre sembrava fatta di polvere di luna, la stessa che la figlia vedeva riflessa sulle proprie mani quando le lavava nel fiume.
La bambina aveva una mano affondata nella polvere bianca della farina di cassava e con l'altra la lanciava alla madre, spargendo nell'aria il suo odore dolciastro; entrambe si guardavano, ridevano e si mandavano baci.
Intanto il padre, dalla carnagione leggermente abbronzata dal clima tropicale e dai ricci castano scuro, si abbandonava al dondolio lento dell'amaca. Con un braccio stringeva a sé l'altra figlia più piccola, osservandole in quel momento di pace. Dopo poco, Hellionor lasciò le donne e s'incamminò verso le onde. Ogni passo muoveva la sabbia, ogni passo lasciava impronte tremolanti.
Si fermò a diversi metri di distanza. Osservò il lento e stoico movimento dell'oceano. Ripensò all'autunno, alle foglie con cui aveva giocato, alla corsa con il suo amico, alle storie che i suoi genitori le raccontavano. Alla domanda che aveva posto a suo padre:
«Papà, cosa c'è oltre queste acque?»
E lui aveva risposto: «Un luogo molto diverso da qui. Molto pericoloso. Ma altrettanto ricco di meraviglie.»
Eppure, dentro quella quiete apparente, Hellionor sentiva un nodo strano allo stomaco. Le tornavano in mente le parole di una vecchia saggia che parlava di presagi, di un cambiamento in arrivo. Ma lei, ancora troppo innocente, non voleva crederci. Non voleva che qualcosa potesse spezzare quella felicità. Il sole le irradiava il volto, il vento faceva danzare le sue trecce, eppure lei restava immobile.
Scrutava l'orizzonte senza capire perché il cuore le battesse così forte. Aveva sempre amato la sua casa, il caldo, il sorriso dei suoi genitori... Ma quel giorno la sua mano tremava, e non riusciva a spiegarselo. Si sforzò di rimanere calma. Strinse i denti. Finché il suo sguardo finì sulle dita ancora ricoperte di cassava. Gli uccelli sparirono, le risate dei bambini si spensero, il gioco finì e l'aria fu inghiottita dal silenzio.
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La leggenda della Portatrice Di Pace. ( IN REVISIONE)
Fiksi Sejarah«Ricorda chi sei. Ricorda che nessuno può spezzarti. Infine, ricorda che tu ti rialzerai sempre come una fenice.» Nel cuore pulsante del XV secolo, Hellionor vive immersa tra i ritmi lenti e semplici della terra indigena, custode di un amore nato ne...
