Immagina Reddie (scritto da @living_of_it)

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«Eddie, non correre così veloce!» urlò disperatamente Richie, che inseguiva il migliore amico su di una collina vicino alle periferie di Derry. Eddie non si fermava; sentiva l'aria fresca irrorare ogni poro della sua pelle come dell'acqua viene assimilata dalle radici dei bellissimi cespugli di rose. Non gli capitava mai di essere libero, di correre felice oltre le mura di quella trappola infernale che chiamava casa. E quando riusciva a sfuggire dalla dittatura di sua madre, correva in mezzo a quella prateria così profumata, così colorata e bella. Lì Eddie riusciva a lasciare la sua fobia per ogni tipo di oggetto non sanificato, imposta da sua madre. Lì l'asma era un lontano ricordo, uno di quelli che scordi in poco tempo. Ed ora era lì, che correva, tra i fiori di mille colori, ridendo rumorosamente, saltellando con il viso rivolto verso il cielo; era spensierato, diciassette anni e finalmente si sentiva fuori dalla torre. Si fermò in cima alla collina fiorita, e cadde sedendosi sul terreno. Ansante, Richie raggiunse il castano, ed affannando si mise vicino a lui.
«Uff... Non... Uff, puff... Farlo mai più..» pronunciò senza un voce l'occhialuto, togliendosi gli occhiali e pulendone le lenti.
«Perchè? È stato divertente!» il petto di Eddie faceva su e giù, ed il suo cuore batteva all'impazzata.
«S-Sì, magari per te! Lo sai che non amo correre!» accusò poi Richie, indossando di nuovo i suoi occhiali. Cercò distrattamente con lo sguardo qualcosa per terra. E lo vide; il fiore più bello che ci fosse lì in mezzo.
«Non ti senti libero?» domandò perplesso il ragazzo con la polo.
«Non tutti sono segregati in casa da una madre grande quanto il sole, Eddie.» Richie strappò il bellissimo fiore arcobaleno, contemplandolo. Si chiedeva come fosse possibile che un fiore avesse tante sfumature, una più bella dell'altra; e poi, Eddie fece una smorfia.
«Scusami...» sussurrò il castano, e fu lì che Richie abbandonò la sua pianta, e si girò verso l'amico. Aggrottò la fronte, di che parlava? Il moro non ci vedeva una ragione, assolutamente. Semmai, doveva dirgli un "prego". Si, perché Richie era grato a Eddie per riempirgli le giornate vuote e senza scopo.
«Di che parli?»
«Parlo di averti portato qui, e di averti costretto a correre. Sono stato egoista, non dovevo trascinarti nelle mia scappatelle.» Eddie suonava così professionale alle orecchio di Richie, che al contrario, si distraeva ad ogni secondo. Ma questa volta tentava di dargli attenzione. Perché sì, è di attenzioni che Eddie aveva bisogno. E Richie lo aveva capito in qualche modo, forse dagli sguardi sfuggenti e carichi di richieste di aiuto che coglieva quando non litigavano. Attenzioni sane, non malate come quelle di sua madre. Aveva bisogno di un amore non tossico.
«Ma io scappo volentieri con te. Sei l'unico dei perdenti che mi fa copiare i compiti.» Eddie colpì la spalla dell'amico, e quest'ultimo rispose gemendo. Ovviamente esagerò.
«Che schifo!»
«Cosa? Il verso?»
«No, guarda. Il fiore arcobaleno.»
«Hey, cos'hai contro i gay?»
«Nulla, anzi li supporto.»
«Ah.»
«Sì minchione, il verso.» entrambi sorrisero, ma Richie pensava a quello che avevano appena detto. È stata una risposta veloce, ma importantissima. Si mise una mano sull'altra, osservando la cicatrice del patto di sangue. Ci passo su un dito.
Dovresti dirglielo, Richie. disse una voce nella sua testa, ma lui non la ascoltò. Era un segreto e nessuno doveva saperlo. Cosa sarebbe accaduto se a Derry si fosse saputo di lui? Era anormale, e non ci poteva fare nulla. Arrossì violentemente, pensando a cosa sarebbe successo se Eddie, lo fosse venuto a sapere. D'improvviso, non trovò più il coraggio di girarsi verso il più piccolo. Era bloccato, e non riusciva nemmeno a rispondere. Doveva pensare ad altro, distrarsi. Magari anche lui è come te. la voce ricominciò a parlare e lì Richie seppe che non ne poté più e si sdraiò sul terreno. Doveva resistere alla tentazione di rivelarsi. Eddie si girò a guardare il suo migliore amico, e sorrise alla buffa scena. Sul naso del ragazzo una piccola farfalla si era posata, aprendo le sue ali. Ma Richie non aveva paura, non scappava come Eddie avrebbe fatto; con lui riusciva ad ammirare in sicurezza ciò che la natura ha da offrire. Ma era davvero un dono della natura Eddie? Quest'ultimo ci pensava ogni giorno. Era davvero un dono? Oppure uno sbaglio? Derry era una città pericolosa per gli omosessuali come lui. E la gente lo prendeva di mira senza nemmeno avere uno straccio di prova della sua sessualità. Ma si capiva, in fondo: un piccolo ragazzino esile e timido, curante della salute e delle conseguenze. E se metà delle prove era dovuto a sua madre, allora era un mammone, e come tale era pure un frocio. Tutti stereotipi che in lui erano veri, e per quanto provasse a negarlo sapeva che era così. Eddie si sdraiò, con il viso vicino a quello di Richie. Il peso indusse la testa di Eddie a scivolare leggermente verso il basso, e a fare incontrare la sua guancia con quella di Richie. Entrambi sussultarono, ma nessuno fece nulla. Si limitarono a scambiarsi uno sguardo sorpreso, imbarazzato, ma non c'era nulla di sbagliato. Si giustificavano entrambi con l'amicizia, ma sapevano che quel contatto era un brivido di qualcosa di più. C'era una scossa d'amore tra i due. La farfalla volò via, ma tornò giù posandosi sul fiore arcobaleno. L'indice di Richie si mosse da solo, come per magia: un tic? Era l'ansia. Ma no, Richie non era ansioso. Cosa aveva? Abbassò lo sguardo sulla sua mano, posata sul terreno. Eddie fece lo stesso, e coprendosi con un braccio gli occhi, azzardò una stretta di mano. Posò il suo palmo sotto quello di Richie, che trasalì. Non se lo aspettava. Sentì un calore magnifico, gratificante; sentiva le guance farsi bollenti, il cuore iniziare a colpirgli la gabbia toracica ma non dolorosamente. Anche Eddie arrossì, e come se lo fece. Girò il viso in direzione opposta a quello di Richie, come se si sentisse osservato dall'altro. Erano migliori amici, sì. Sì? Richie strinse la mano di Eddie, e se la portò al cuore. Cosa fai ora, Richie? la voce proseguì, tornando ancora una volta a tormentare il moro. Mi prendo ciò che è mio. rispose fermo Richie alla voce nella sua mente.
«Eddie, ti devo dire una cosa...» sussurrò Richie, ma fu un sussurro talmente lieve e soffice che Eddie non sentì. Il moro si schiarì la gola. Ecco che ora il castano si girò mettendo sotto il suo capo una mano come cuscino. Gli aromi dei fiori iniziarono a mescolarsi, avvolgendo i due. Lo spazio immenso lì era vuoto, solo di quei due.
«Dimmi Richie.» Eddie lo sapeva, aveva già capito tutto. E gli strinse la mano, per dargli coraggio. Delle lacrime lente e calde scesero per le guance di Richie. Non ci riesco! pensò il moro arrendendosi quasi subito.
«Richie?» il moro, singhiozzando, si tolse gli occhiali rivelando degli occhi rossi e liquidi, fissi in quelli di Eddie. Aveva paura, tremava come una foglia. Lì, il castano capì. Mise una mano sulla guancia di Richie, e massaggiandogliela, si avvicinò pericolosamente al viso di Richie. Quest'ultimo spalancò gli occhi sorpreso.
«Guarda che io l'ho sempre saputo.» Eddie unì le sue labbra a quelle del moro, senza lasciargli tempo per riflettere. Assaporò ogni suo angolo, ogni sua crepa e rientranza. E Richie rimase fermo, a sentire il calore del più piccolo farsi intenso come una tempesta ed espandersi per ogni parte del suo corpo, come se fosse il sangue nelle sue vene. Eddie si alzò, e Richie lo seguì. Le loro labbra non si staccarono un attimo: i loro respiri si fecero pesanti e si unirono in un concerto meraviglioso, sovrastando ogni verso di cicale ed ogni fruscio dei fiori al vento. I due furono completamente in piedi, ed il moro cinse le sue braccia appassionatamente intorno si fianchi di Eddie.
«Quanto lo volevo...» sussurrò Richie colpendo con la lingua la bocca di Eddie. Quest'ultimo gli acconsentì l'accesso e sentì l'organo roseo sgusciarli e dentro ed oddio, l'Eddie di sempre sarebbe scappato per tutte le malattie che avrebbe preso. Ma no, non aveva intenzione di andarsene. Restava lì, facendo muovere la sua lingua con quella del... suo nuovo ragazzo? Lo volevano entrambi, come si amavano entrambi. Era più che legittimo vedersi ora come una coppia. C'era chimica, telepatia, non c'era bisogno di parlare per capire. Mise le sue mani sulle guance di Richie, che staccò le loro bocche per fiondarsi sul collo cadaverico del castano. Le sue labbra scivolarono lungo tutto il suo collo, lasciando baci umido e succhiotti. E Richie si godeva i gemiti acuti e sinceri, quanto colmi di lussuria, di Eddie. Era così carino, e ad ogni sussulto, l'idea che lui fosse un bellissimo ragazzo gay e vergine si rafforzava e diventava puro concime per il libido del moro. Quest'ultimo morse il collo del bruno, che mise le sue braccia avvitando il collo dell'occhialuto, affondando le sue unghie nella sua carne. Gridò, un grido però di puro piacere: quel morso era un segno, sanciva il possedimento. O così sarebbe in natura. Ormai Eddie era di Richie, e gli andava bene, e come.
«Eddie, non so se resisto ancora. Ti prego, dimmi che lo vuoi anche tu.» disse prendendo un attimo di calma Richie, ma mentre attendeva la risposta tornava a tormentare il collo di Eddie provocandogli lamenti di piacere.
«S-Sì! M-Ma non qui Richie, troviamo un posto nascosto...» Eddie si stava preoccupando di essere visto, ma era tutto deserto, e delle nubi di tempesta stavano per coprire il sole, solo degli stupidi sarebbero usciti. Ed era così effettivamente: Richie ed Eddie erano degli stupidi. Due stupidi che però si appartenevano l'un l'altro, e stare lì era un'ordine comune ad entrambi. Non potevano fermarsi. Non dovevano fermarsi. Richie prese il controllo, spingendo Eddie sul terreno.
«No Eddie, è ora o mai più.» Richie si accovacciò e prese Eddie per il colletto, e sedendosi vicino al castano, lo spinse su di lui, e sulle sue gambe. Il moro afferrò violentemente le natiche di Eddie, che gemette graffiando le spalle dell'occhialuto. Gli tolse la maglietta, mentre Richie fece lo stesso con lui. In un attimo furono in soli e semplici boxer bianchi, ma per loro non era una novità. Era più che altro una consuetudine, gli capitava spesso di andare a nuotare insieme al lago e in soli boxer perché di portare il costume non se ne parlava. Cosa avrebbe detto la signora Kaspbrack se Eddie fosse uscito con un costume? Già poteva immaginarlo Eddie. Ma da questi pensieri Eddie venne destato da un qualcosa di duro e pulsante tra le gambe di Richie, che giocava ora con i capezzoli rosati del castano. E gemeva, di continuo, ma il piacere era davvero molto, e ne desiderava ancora. Richie mise le sue braccia sulle gambe di Eddie. Si spinse strusciando il suo membro, sotto i boxer, per la schiena di Eddie. Dei brividi salirono seguendo la spina dorsale del piccolino, che accompagnò il massaggio andandogli incontro. Il moro si tolse i boxer e così fece con quelli di Eddie. Ora erano entrambi nudi, l'uno al contatto con l'altro. Erano connessi in ogni modo ora, e l'incontro delle loro parti intime, per quando potesse essere imbarazzante, era ormai piacevole, e non dava fastidio più di tanto. Richie sollevò il fondoschiena di Eddie e ci posizionò sotto la sua intimità, creando contatto tra il glande e l'ano di Eddie.
«V-Vai, sono pronto!» Eddie strinse i denti mentre Richie si fece largo all'interno del castano, e raggiunto il massimo, entrambi gemettero rumorosamente. Affannavano entrambi, ma si sentivano così bene. Richie sentiva un immenso piacere dentro di sé, mentre Eddie sentiva un dolore che sapeva sarebbe diventato pura goduria. Con le mani sui fianchi di Eddie, Richie alzò il corpo del castano e ritrasse il membro, per spingerlo di nuovo in profondità e continuare così. Ad ogni spinta, Eddie iniziava sempre di più a sentire un piacere ineguagliabile. Dieci, venti, trenta spinte più tardi iniziavano a sentire qualcosa arrivare. Eddie si morse il labbro inferiore alzando la testa e trattenendosi. Richie invece non lo combatteva. Lo voleva così tanto.
«Eddie, vieni.» alla voce sensuale del moro, il castano non poté che assecondarlo e così fece, venendo. Il liquido bianco schizzò sporcando entrambi. Ma poco importa. Anche Richie iniziò a venire, e non fece in tempo ad uscire che aveva già riempito Eddie. Entrambi presero lunghi e pesanti respiri, ed improvvisamente si ritrovarono ad essere abbracciati, a calmarsi, a lasciare che il libido scivolasse via, che quella voglia fosse svanita.
«Cazzo, abbiamo fatto un casino...» esordì Eddie dopo un po'.
«Porca puttana Eddie se la volevo.» Eddie sentiva una enorme sincerità in quelle parole. Rimase qualche minuto lì, in silenzio, ogni tanto baciando le labbra del suo moroso.
«Eddie, cosa siamo?» chiese Richie, e fu lì che il piccolino s'illuminò.
«Siamo quello che siamo stati sempre.» l'orecchio di Eddie sentiva nel petto di Richie il suo cuore.
«Migliori amici?»
«No Richie, amanti.» Richie sorrise. Era vero. Erano sempre stati amanti. Si sono sempre amati e sono sempre stati insieme. Si chiamavano amici, ma amici era implicitamente un loro eufemismo. Lo sapevano entrambi. Si amavano e nessuno poteva allontanarli. Anche mentre si lavavano nelle acque del lago non facevano altro che amarsi. Anche quando giurarono con il sangue si amavano. E quando rischiarono di venire separati si amavano. Prima come si ameranno sempre. Quando ebbero finito di contemplarsi, corsero in gran segreto al lago, e tenendosi per mano si tuffarono nelle acque cristalline di esso, pulendosi da ogni traccia di quello che avevano fatto meno del suo ricordo. Ricordo eterno, fiamma di passione che mai si sarebbe spenta e che per sempre avrebbe illuminato i loro cammini.

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Ragazzi belli questo smut lo ha scritto il mio amore, la mia Queen @living_of_it perché io non sono brava a scrivere smut, rip

~ⁱᵗ ᵖʳᵉᶠᵉʳᵉⁿᶜᵉˢ ᵉ ⁱᵐᵐᵃᵍⁱⁿᵃ~La tua prossima ossessione. Scoprilo ora