Mia cara Marianna.
Avevo promesso di scriverti ed ecco come tengo la mia promessa! In venti giorni che son qui, a correr pei campi, sola! tutta sola! intendi? dallo spuntar del sole insino a sera, a sedermi sull'erba sotto questi immensi castagni, ad ascoltare il canto degli uccelletti che sono allegri, saltellano come me e ringraziano il buon Dio, non ho trovato un minuto, un piccolo minuto, per dirti che ti voglio bene cento volte dippiù adesso che son lontana da te e che non ti ho più accanto ad ogni ora del giorno come laggiù, al convento.
Quanto sarei felice se tu fossi qui, con me, a raccogliere i fiorellini, ad inseguire le farfalle, a fantasticare all'ombra di questi alberi, allorché il sole è più cocente, a passeggiare abbracciate in queste belle sere, al lume di luna, senz'altro rumore che il ronzìo degli insetti, che mi sembra melodioso perché mi dice che sono in campagna, in piena aria libera, e il canto di quell'uccello malinconico di cui non so il nome, ma che mi fa venire agli occhi lagrime dolcissime quando la sera sto ad ascoltarlo dalla mia finestra.
Com'è bella la campagna, Marianna mia! Se tu fossi qui, con me! Se tu potessi vedere codesti monti, al chiaro di luna o al sorger del sole, e le grandi ombre dei boschi, e l'azzurro del cielo, e il verde delle vigne che si nascondono nelle valli e circondano le casette, e quel mare ceruleo, immenso, che luccica laggiù, lontan lontano, e tutti quei villaggi che si arrampicano sul pendìo dei monti, che sono grandi e sembrano piccini accanto alla maestà del nostro vecchio Mongibello! Se vedessi comè bello da vicino il nostro Etna! Dal belvedere del convento si vedeva come un gran monte isolato, colla cima sempre coperta di neve; adesso io conto le vette di tutti codesti monticelli che gli fanno corona, scorgo le sue valli profonde, le sue pendici boschive, la sua vetta superba su cui la neve, diramandosi pei burroni, disegna immensi solchi bruni.
Tutto qui è bello, l'aria, la luce, il cielo, gli alberi, i monti, le valli, il mare! Allorchè ringrazio il Signore di tutte queste belle cose, io lo faccio con una parola, con una lagrima, con uno sguardo, sola in mezzo ai campi, inginocchiata sul musco dei boschi o seduto sull'erba. Ma mi pare che il buon Dio debba esserne più contento perchè lo ringrazio con tutta l'anima, e il mio pensiero non è imprigionato sotto le oscure volte del coro, ma si stende per ombre maestose di questi boschi, e per tutta l'immensitá di questo cielo e di quest'orizzonte.
Ci chiamano le elette perchè siamo destinate a diventare spose del Signore: ma il buon Dio non ha forse fatto per tutti queste belle cose? E perchè soltanto le sue spose dovrebbero esserne prive?
Come sono felice, mio Dio! Ti rammenti di Rosalia la quale voleva provarci che il mondo fosse più bello al di fuori del nostro convento? Non sapevamo persuadercene, ti ricordi? e le davamo la berta! se non fossi uscita dal convento non avrei mai creduto che Rosalia potesse aver ragione.
Il nostro mondo era ben ristretto: l'altarino, quei poveri fiori che intristivano nei vasi privi d'aria, il belvedere dal quale vedevasi un mucchio di tetti, e poi da lontano, come in una lanterna magica, la campagna, il mare, e tutte le belle cose create da Dio, il nostro piccolo giardino, che par fatto a posta per lasciar scorgere i muri claustrali al disopra degli alberi, e che si percorre tutto in cento passi, ove ci si permetteva di passeggiare per un'ora sotto la sorveglianza della Direttrice, ma senza poter correre e trastullarci... ecco tutto!
E poi, vedi... io non so se facevamo bene a non pensare un poco di più alla nostra famiglia! Io sono la più disgraziata di tutte le educande, è vero, perchè ho perduto la mamma!... Ma ora sento che amo il mio babbo assai più della Madre Direttrice, delle mie consorelle e del mio confessore; sento che io l'amo con più confidenza, con maggior tenerezza il caro babbo, sebbene possa dire di non conoscerlo intimamente che da venti giorni.
Tu sai che io fui chiusa in convento quando non toccavo ancora i sette anni, allorchè la mia povera mamma, mi lasciò sola!... Mi dissero che mi davano un' altra famiglia, delle altre madri che mi avrebbero voluto bene... E' vero, sì... Ma l'amore che ho per mio padre mi fa comprendere che ben diverso sarebbe stato l'affetto della povera madre mia.
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Storia di una capinera
ClassicsIncanto, tempesta, delirio in un sogno d'amore proibito. Libro di Giovanni Verga.
