Il ragazzo avanzava a passo svelto, le spalle strette e lo sguardo fisso davanti a sé. Era esile, ma si muoveva con la precisione e la velocità di chi ha imparato presto a scappare, o a inseguire. I muscoli delle gambe sembravano abituati alla corsa, come se il movimento stesso fosse una via di fuga dalla realtà.
Tra le mani stringeva un martelletto da falegname, uno di quelli dimenticati in fondo a una vecchia cassetta degli attrezzi. Lo aveva trovato tra la polvere, dove sua madre l'aveva lasciato tempo addietro dopo aver cercato invano di aggiustare qualche mobile.
Pioveva. L'asfalto rifletteva le luci spente della città, annerito da pozze d'acqua sporca che odoravano di fogna e desolazione. Lui non aveva un ombrello, ma sembrava non curarsene: la pioggia gli rimbombava addosso come tamburi di guerra, e lui continuava ad avanzare veloce, impermeabile al freddo e all'umido. L'unica cosa che contava era arrivare.
Il volto era una mappa di dolore: la guancia gonfia di lividi, il naso spezzato in una curva innaturale, un molare perso e sangue rappreso ai lati della bocca. Ma lui era abituato al dolore. Lo aveva imparato a conoscere, a ignorare.
Quando finalmente raggiunse la destinazione, si trovò davanti a una scena squallida: un gruppo di ragazzi più grandi stavano infierendo verbalmente su una ragazzina della sua scuola. Non sapeva chi fosse, non le aveva mai parlato. E non gli importava. Non era lì per lei. Cercava qualcun altro.
Eccolo: di spalle, con il cappuccio calato sul capo e la sigaretta accesa tra le labbra, rideva ancora, inconsapevole, come se nulla al mondo potesse toccarlo. Era il doppio di lui, in altezza e in cattiveria.
«Ehi, stronzo!» gridò il ragazzo con una voce ruvida di rabbia e lividi.
L'altro si voltò, ma fu troppo tardi per capire cosa stesse succedendo. Il martello lo colpì con violenza devastante sul volto, frantumandogli il naso. Fu solo il primo colpo di molti altri.
Joe spalancò gli occhi di colpo, madido di sudore, il cuore che martellava impazzito nel petto. Si tirò su a sedere di scatto, afferrandosi il petto come per trattenere il battito furioso che lo scuoteva dall'interno. Il respiro era affannoso, come se avesse corso per chilometri.
Era passato del tempo dall'ultima volta che aveva fatto quell'incubo. Ma non abbastanza da poterselo scrollare di dosso. L'immagine del martello, del sangue, dei colpi, gli bruciava ancora nella mente.
Si passò una mano tra i capelli scompigliati e serrò gli occhi per un istante, cercando di raccogliere i pensieri. Poi afferrò il telefono. Era ormai tarda mattinata.
Per un attimo pensò che era in ritardo, che avrebbe dovuto correre al lavoro, poi ricordò: cinque giorni di ferie, regalo del suo squisito capo. Un piccolo lusso.
Sbuffò e si lasciò ricadere sul materasso. A quell'ora persino Seth era già al lavoro. E lui? Joe non sapeva cosa fare con tutto quel tempo. Non voleva rimanere prigioniero dei suoi incubi.
Dopo qualche minuto si alzò e andò in bagno. L'acqua fredda della doccia gli scivolò addosso come una punizione, lavando via ogni pensiero. Tranne uno. Sempre lo stesso.
Sally.
Il solo ricordare il suo nome lo faceva fremere. Era stato come decifrare un segreto nascosto, qualcosa che apparteneva solo a lui. Joe non si era mai definito un uomo possessivo. Disprezzava chi lo era. Ma il pensiero di lei gli attraversò la mente come una scarica elettrica, pulsando fino al basso ventre.
Era sconcertante quanto bastasse evocarla per farglielo indurire all'istante. L'acqua gelida non bastava a spegnere il fuoco che sentiva divampargli dentro.
Mia. È mia. ruggiva una voce dentro la sua testa, ancestrale, istintiva. Non era vero, lo sapeva. Ma la razionalità era annegata sotto un'ondata di desiderio viscerale.
Si afferrò l'erezione, già turgida, appoggiando la fronte alle piastrelle fredde. L'acqua gli scorreva sui riccioli scuri, lungo il collo, sulle scapole tese. Ma nella sua mente era la bocca di Sally a toccarlo, rossa e morbida, mentre gli assaporava il membro con lentezza crudele.
Serrò i denti per reprimere un gemito e cominciò a muovere la mano, sempre più veloce. La desiderava come non aveva mai desiderato niente in vita sua.
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Sapore Di Rosa
RomansaJoe non ama i riflettori, né le sorprese. È sempre stato un tipo riservato, allergico alle feste e alle situazioni caotiche. Così, quando il suo migliore amico Seth gli organizza una festa di compleanno in uno strip club, con alcol a fiumi e donne p...
