Con un solo passo oltre la soglia, Joe si ritrovò dentro. La porta si chiuse alle sue spalle con un leggero tonfo, quasi a voler sigillare una scelta da cui non si poteva più tornare indietro. Aveva ancora addosso l’ombra dell’incertezza: non sapeva esattamente cosa cercasse, né tantomeno cosa sperasse di trovare lì. Ma ormai era dentro, e tornare indietro avrebbe avuto il sapore amaro della fuga.
Non era tipo da lasciarsi guidare dall’istinto. Lo considerava un lusso per spiriti impulsivi, gente che si cacciava nei guai perché incapace di tenere a freno le pulsioni. Joe rifletteva, pianificava, e solo in rari casi agiva. Ma mai, come in quel momento, si era ritrovato a inseguire una decisione improvvisa, sgangherata, forse autodistruttiva. Il genere di scelta che non solo apre crepe, ma rischia di spalancare voragini.
Inspirò profondamente, cercando di radunare quel poco di coraggio che gli restava, mentre i suoi occhi si abituavano alla penombra dell’ambiente. Il locale era rimasto sorprendentemente uguale a come lo ricordava: tavoli sparsi, il palco in fondo alla sala che catturava inevitabilmente l’attenzione, e una moltitudine di donne che si muovevano tra i clienti con disinvoltura. Cameriere, formalmente. Ma le loro divise erano tutto fuorché formali: abiti succinti che lasciavano poco spazio all’immaginazione, più per mostrare che per nascondere, accoppiati a sguardi languidi che sembravano parte integrante del servizio.
Formali… un parolone, pensò, inarcando un sopracciglio, mentre osservava le espressioni compiaciute degli uomini che le scrutavano con bramosia. Lì dentro, le regole erano sospese, e tutto si riduceva a un gioco di ruoli prevedibile e stantio.
Fu allora che notò una seconda, inquietante verità: i clienti erano quasi esclusivamente uomini. Quarantenni, cinquantenni, alcuni con la fede nuziale bene in vista, che sorridevano alle ragazze con una fame negli occhi, come chi osserva un piatto succulento che non può ancora gustare. E quelle giovani donne, poco più che ventenni, sembravano improvvisamente ancora più fuori posto, come bambole costrette a recitare un copione mai scelto.
Un moto di disagio gli serpeggiò nello stomaco. Si domandò se, dietro quei sorrisi accomodanti, ci fosse davvero consenso, o solo rassegnazione. E poi, il pensiero che lo colpì come un ceffone: E se anche Rose avesse finto? Se mi avesse solo sopportato, magari disgustata? Se le avessi fatto del male senza accorgermene?
La nausea montò improvvisa, e con essa la sensazione bruciante di aver fatto un errore colossale. Perché mai credeva di essere diverso da quei clienti patetici? Anche lui, dopotutto, aveva guardato quelle ragazze danzare. Anche lui era finito a letto con una di loro, e l’idea di far parte della stessa massa lo faceva vergognare.
Forse non è troppo tardi per andarsene, si disse, già voltandosi verso l’ingresso. Ma non fece in tempo a fare un passo che una voce lo trafisse come una lama.
«Joe? Ehi, Joe! Cazzo, ma sei proprio tu!»
Joe sobbalzò. Cercò rapidamente la fonte di quella voce e incrociò lo sguardo di un ragazzo biondo, che agitava la mano dal suo tavolo con eccessiva enfasi.
Socchiuse gli occhi per metterlo a fuoco. Lo riconobbe con un certo sforzo: era uno degli invitati alla festa di Seth, uno di quelli con le domande idiote. Come si chiamava? Christian, Cristoff...
«Joe, sono Christopher! Ti ricordi? Alla tua festa di compleanno!» disse lui stesso, con un sorriso così forzato da farlo serrare la mascella. Seduti accanto a lui c’erano altri due volti poco familiari, probabilmente amici suoi. Joe li scrutò con indifferenza, riconoscendoli a malapena.
Sì, decisamente il giorno sbagliato per tornare qui.
Tentò un sorriso cortese e fece un vago cenno con il capo.
«Vieni al nostro tavolo, amico! Più siamo, più ci si diverte!» lo invitò Christopher con entusiasmo.
Figurati, pensò Joe, infastidito. L’ultima cosa che voleva era sedersi con quel gruppo. Ma rifiutare lo avrebbe fatto sentire ancor più fuori posto. Si guardò intorno, indeciso.
«Uhm... non so se—»
«Avanti, Joe! Non fare il difficile!» insistette l’altro.
Sospirò, ingoiando il disprezzo che gli saliva in gola, e si avvicinò riluttante.
Si accomodò su una sedia vuota, scorrendo con lo sguardo i volti dei tre ragazzi. Erano giovani, sui vent’anni, troppo giovani per l’atmosfera decadente che li circondava. Durante il suo compleanno, quella sala era popolata da coetanei, spavaldi e single, alla ricerca di un po’ di trasgressione. Ma ora, il contrasto era evidente e sgradevole.
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Sapore Di Rosa
RomanceJoe non ama i riflettori, né le sorprese. È sempre stato un tipo riservato, allergico alle feste e alle situazioni caotiche. Così, quando il suo migliore amico Seth gli organizza una festa di compleanno in uno strip club, con alcol a fiumi e donne p...
