Cap 5: Un bacio per scommessa che sa di alga marina

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Jared e Jensen erano ad un bar e Jared stava giocando a carte con alcuni dei loro amici – Misha, Jim, Richard, Felicia, Rob, Osiric – e stava perdendo.

La penitenza per chi avrebbe perso, sarebbe stata particolare. Infatti, oltre ai soldi, il giocatore avrebbe dovuto baciare un uomo e non valeva baciare uno dei giocatori.

Jensen non stava giocando in quella manche. Aveva concesso ai suoi amici una manche senza di lui, perché quando partecipava, non ce n'era per nessuno. Jensen era un asso nel gioco del poker.

Per un assurdo gioco del caso, l'unica manche a cui Jensen non giocò, era anche quella dove Jared stava perdendo.

Jared aveva sempre pensato che avere Jensen vicino lo faceva vincere in tutti gli ambiti, ma non avrebbe pensato che il fato gli avrebbe mandato una prova pratica, quando lui ci aveva pensato solo in maniera poetica.

Stava perdendo e avrebbe dovuto baciare un uomo.

Cominciò a sudare. Forse avrebbe potuto dare un bacio a stampo al barista, loro amico. Se avesse provato a baciare uno sconosciuto avrebbe potuto essere preso a pugni, ma non era questo che lo preoccupava maggiormente.

Era Jensen.

Era assurdo. Loro non erano in una relazione, non aveva motivi per sentirsi in colpa.

Jensen si era allontanato dal tavolo di gioco ed era andato a sgranocchiare noccioline al bancone e a chiacchierare con il barista, Ty.

Ecco, finito. Aveva perso.

I suoi amici cominciarono a ghignare, chiedendogli di pagare subito la scommessa.


Jared sudò ancora di più. avrebbe fatto meglio a smettere prima, ma non credeva che sarebbe stato proprio lui a perdere.

Si alzò, mentre sentiva le gambe tremare e all'improvviso si trovò davanti Jensen che lo sovrastava.



*

Jensen sapeva che Jared stava perdendo e sapeva quale sarebbe stata la penitenza. Si era allontanato per far credere che non sapeva questo, ma in realtà aveva ascoltato tutto.

Si accorse subito che Jared aveva perso. Lui era un buon osservatore e quando vide Jared alzarsi, gli andò incontro velocemente.



*

E adesso cosa faccio? Jensen, spostati. Pensò Jared, ma non lo disse.

Jared fece per spostarsi lui, ma Jensen sembrò seguire i suoi movimenti, impedendogli di andare oltre.

Jared lo guardò spaventato, non capendo dove Jensen voleva andare a parare. La testa gli girava e faceva fatica a connettere il cervello, ma si sentiva davvero a disagio. Doveva trovare qualcuno da baciare subito, perché i suoi amici stavano già cominciando a ridere di lui.

Jensen però non sembrava disposto a lasciarlo passare e lo guardava con una strana espressione seria, come una conversazione silenziosa.

Qualcosa scattò nella mente di Jared o forse era quello che era stato il suo primo pensiero da subito, ma che si era rifiutato di accettare.

Presa la decisione, guardò Jensen un'ultima volta negli occhi, come per farsi forza e poi si gettò in avanti dandogli un bacio.

Un bacio a cui Jensen non si ritrasse.

Un bacio che sapeva di ancora, di porto sicuro, di un molo, di una barca a vela.

Di un'amicizia fresca come il mare e la salsedine, di fiducia verde azzurra, come il mare e come le alghe marine, che sono leggere ma se ci vai vicino possono restarti attaccate alla gamba come dei rampicanti che non ti lasciano più andare.

Jensen era la sua alga marina, non perché lo intrappolasse a sé, ma perché quando Jared era perso e smarrito e cercava aiuto, lui veniva subito in suo soccorso a salvarlo, proprio come adesso, che aveva bisogno di aiuto per uscire da quella situazione e Jensen era accorso.

L'aveva baciato – si rese conto ora, quando si staccò da lui – non perché per lui era solo una scommessa persa, ma perché voleva che fosse lui, la sua scommessa. Vinta o persa.

Quando si staccarono, i loro amici fischiarono per lo stupore, al contempo ammirati, sorpresi e increduli.

Jared era imbarazzatissimo. Non si erano mai baciati davanti ai loro amici. Certamente sapevano che erano migliori amici, ma non li avevano mai visti baciarsi e Jared era davvero preoccupato che Jensen potesse arrabbiarsi con lui, ma Jensen non disse niente.



*

Quando uscirono dal bar, Jared si sentiva ancora molto in colpa, perché in un certo senso aveva usato Jensen per via di una scommessa, al contempo i pensieri e le emozioni che rimandavano il paragone di Jensen a una piacevole nonché meravigliosa e frizzante alga marina, continuavano a perseguitarlo, riempiendogli la mente e confondendola.

Ancora imbarazzato, camminava lontano da Jensen e aveva paura che lo avrebbe rimproverato da un momento all'altro.

Jensen però, non era d'accordo su questo distaccamento e lo richiamò:
"Jared."
Jared fece finta di non sentire e allora Jensen non disse più niente, ma si avvicinò piano, con sguardo serio, come se capisse cosa preoccupava il giovane.

Jensen non cambiò espressione, ma piano, lasciò scivolare il braccio accanto al collo di Jared e lo attirò a sé.

Jared sentiva la testa girargli improvvisamente di direzione, mentre lasciava che Jensen ora lo stringesse e gli facesse seguire la sua direzione.

Mentre seguiva il passo di Jensen, sentì Jensen stringergli di più la spalla in un tocco affettuoso e accarezzargliela dolcemente.

Sospirò per quella carezza e lasciò che la sua testa si abbandonò contro la spalla di Jensen.

Quello era il posto dove voleva stare.

Jensen era al contempo il mare e un porto. Il mare perché era così grande da farlo perdere e un porto perché lo proteggeva da tutto.

















Note dell'autrice:

Spero vi sia piaciuto il capitolo *_*

all'epoca avevo visto un sacco di colori arcobaleno nei post in onore della legittimazione dei matrimoni gay negli Stati Uniti e beh...era tutto molto romantico e penso che il romanticismo mi ispira a scrivere capitoli romantici :)) ^^ 

chiedo umilmente scusa per l'assenza!

Gioco di baciDove le storie prendono vita. Scoprilo ora