Dean odiava particolarmente svegliarsi all'alba.
Dean odiava quando Samantha cominciava con i suoi snervanti "Andiamo a correre, Dean." oppure "Mangia dell'insalata, Dean." ma anche "Smettila di fare il cazzone, Dean."
Dean odiava. Punto.
La parte bella della domenica era solo una: dormire.
E cazzo, dormire significava starsene spaparanzati su un letto e non in corsa sopra una bici o in mezzo ad una strada.
Dannazione, Sam! Lasciami in pace.
Ma no, il suo caro fratellino doveva buttarlo giù dal letto e minacciarlo di morte perché dovevano comprare un fottutissimo libro!
"Niente corsa. Ma ho un assoluto bisogno del Signore degli anelli, Dean. Il figlio di Katy ne è fissato e posso darglielo come regalo di compleanno. Dean! "
E lui era fottuto. Ed anche alla grande.
A poco erano serviti i grugniti e le manate che lanciava all'aria. Sam era stato irremovibile.
Ecco perché al momento si ritrovava ad imprecare nei sedili della sua amata bambina. Solo la pelle sotto le proprie mani poteva calmarlo.
Un libro.
Chi voleva un dannato libro per il proprio compleanno?
A Sam era scoppiato il cervello. Più che sicuro.
Sospirò e mise in moto, suo fratello che contemporaneamente si allacciava la cintura e cominciava a fissare la strada davanti a sé. Aveva rimuginato parecchio su quale libreria scegliere ed alla fine era arrivato alla conclusione di dirigersi da Book's Kevin uno dei negozi più parlati in letteratura. Quando Sam gli aveva spiegato il perché andare lì e non nella libreria più vicina, era rimasto di sasso. Suo fratello era pazzo.
Diavolo, un libro era un dannato mucchio di pagine con parole inutili. Lui avrebbe preferito di gran lunga un bel porno e la sua amata torta accanto.
Girò l'angolo e guardò dallo specchietto retrovisore. La libreria non distava molto da casa loro, al massimo dieci quindici minuti di strada a piedi, ma la noia e l'irritazione lo allontanavano di gran lunga dalla calma.
Lanciò un occhiata al marciapiede dove un posto libero figurava fra due macchine. Fece una smorfia quando posteggiò. Chi era il coglione che trattava la propria auto in quel modo? Erano stramaledettamente rovinate!
Sam abbozzò un sorriso e lui lo fulminò con un occhiataccia. Non era giornata.
Lo seguí oltre la porta e la piccola campana appesa proprio sopra di loro suonò. Magari riuscisse ad incenerirla.
Un ragazzino - asiatico? - li accolse con un sorriso forzato invitandoli con il capo a proseguire la loro "escursione". Sam restituì il saluto mentre Dean lo ignorò concentrato sugli scaffali strapieni di volumi. Erano suddivisi in più sezioni dove ognuna si distingueva dai generi. Giallo, fantasy, cucina,horror... Non riuscì neanche a leggerli tutti.
"Comprami una torta e la tua testa resterà immacolata."
Sam sbuffò una risata e roteò gli occhi. "Il signore degli anelli, Dean. Tieni gli occhi aperti e sta sicuro che usciremo da qui in un baleno".
Scettico, Dean si diresse nella sezione fantasy. Non aveva la minima idea di dove diavolo si trovasse.
Frugò fra gli scaffali, spostò libri, manuali - aveva trovato persino il manuale delle creature magiche di Harry Potter nella sezione per ragazzi - ma niente di quello che somigliasse al Signore degli anelli era lì. Imprecò mentalmente e con tutta la sua grazia - da elefante - si girò andando a sbattere contro un tizio che si trovava proprio davanti a lui.
Questa volta l'imprecazione fu orale.
Niente, niente di quello che stava accadendo quel giorno andava bene. Ed era solo mattina.
"Dannazione!" sbottò mentre si tirava indietro.
Il ragazzo davanti a lui stava stringendo gli occhi dal dolore, massaggiandosi il naso con la mano.
"Le mie scuse." disse mentre allontanava il palmo dalla pelle. Era leggermente macchiata di sangue.
Dean sgranò gli occhi e gli andò incontro.
"Stavo per spaccarti il naso, amico. Quello che dovrebbe scusarsi sono io." Frugò nelle proprie tasche ma la smorfia che ne seguì era un chiaro segno che non aveva trovato quello che cercava.
Gli lanciò un occhiata e sospirò.
Afferrò il cellulare per mandare un messaggio a Sam e aspettò la risposta. Quella libreria era troppo grande per andarlo a cercare.
"Andiamo, ti porto in ospedale."
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Il viaggio in auto non era stato granché entusiasmante. Il tizio che aveva di fianco era il tipo fin troppo palo infilato su per il culo e, andiamo, Dean non andava particolarmente d'accordo con certa gente. O almeno, lui cercava di essere gentile, ma di solito questi se ne uscivano con risposte a monosillabi e la gentilezza andava a farsi fottere. Invece questo tipo... Questo tipo non aveva spiccicato nemmeno un pio!
Teneva la mano leggermente premuta sulla radice del naso e la testa buttata all'indietro. Solo gli occhi lo scrutavano.
Non era rotto.
Dean ne era certo.
Se fosse stato il contrario, il tizio - di cui non sapeva neanche il nome, dannazione - avrebbe avuto difficoltà a respirare.
Gli lanciò un occhiata dallo specchietto e sospirò.
"Comunque, mi chiamo Dean."
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In sala d'attesa non aveva dovuto aspettare molto.
Non sapeva neanche il perché abbia aspettato, ma quel ragazzo... Quel ragazzo lo incuriosiva.
E voleva almeno capire in che condizioni si trovasse il suo naso.
Tutta colpa di Sam.
Quella mattina non gliene capitava una giusta.
Eye of the Tiger si espanse per l'intera stanza e lui si affrettò ad afferrare il telefono è rispondere in meno di un secondo. Una signora - con un bambino addormentato in braccio - lo guardò male.
Resistette alla tentazione di roteare gli occhi.
"Pronto?"
"Dean! " sbottò suo fratello dall'altro lato del telefono." Che diavolo ti è saltato in mente? "
Parli del diavolo...
" Ho letto solo ora il messaggio e se mi hai abbandonato per scoparti una ragazza abbordata in libreria giuro che-"
"Andiamo, Sam! Ho quasi rotto il naso ad un povero bastardo e la libreria non dista molto da casa nostra. Avrai quel tanto agoniato esercizio fisico facendotela a piedi."
Sam boccheggiò "Hai quasi rotto... Dean, hai scatenato una rissa in libreria?!"
"Cos- no! Certo che no!" ribatté "È tutta colpa della tua 'fantastica' idea di andarci la domenica mattina!"
Poté quasi sentire Sam aggrottare le sopracciglia. "La mia idea? Cosa c'entra la mia idea con una delle tue dannate risse?"
"Mi hai svegliato quando invece potevo rimanere a letto evitando questo fottutissimo ospedale!" sbottò indignato, poi abbassò la voce "Io odio gli ospedali..."
"Sai cosa? Lasciamo perdere. Non mi metterò a litigare come un bambino di quattro anni." sospirò.
"Sammy, Sammy, Sammy... Perché sei tu Sammy?"
"Fesso."
"Puttana." ribatté e chiuse la chiamata.
Lo sguardo alterato della donna non lo aveva abbandonato nemmeno per un minuto, Dean ne era quasi spaventato.
Si passò una mano sulle labbra e sospirò, ora che ci pensava non aveva toccato cibo quella mattina e stava morendo di fame - il gorgolio che ne seguì ne fu la conferma.
Si voltò di botto pregando che in quel dannato ospedale ci fosse un fottuto distributore, ma quando qualcosa - o meglio qualcuno - gli bloccò la visuale - stando a pochi centimetri di distanza, per specificare - sobbalzò e rischiò di cadere culo a terra.
"Cristo!" soffiò portandosi una mano al petto per stringere la stoffa "Volevi forse uccidermi?"
Il tizio - quello a cui aveva quasi spaccato il naso, sì - inclinò la testa verso sinistra e aggrottò le sopracciglia "Perché dovrei volerti uccidere?" domandò, e Dean, sul serio, si chiese se non fosse un idiota.
"Era... Era un..." l'uomo assottigliò gli occhi "Lascia perdere." sospirò di nuovo. "Allora, come va il ferito?"
Naso quasi rotto - sì, si era stufato di chiamarlo "il tizio" - inclinò ancor di più la testa e Dean - dopo qualche secondo - gli indicò la zona che intendeva con un gesto frustato.
"Oh" gli occhi dell'uomo luccicarono "Niente di cui preoccuparsi. Non è né rotto né fratturato."
"Bene" annuí esaminandolo da capo a piedi "Ora... Potrei gentilmente sapere il tuo nome?" chiese in modo velatamente ironico.
"Castiel."
"Castiel?" trattenne una risata.
L'uomo annuí.
"Beh, Cas... Posso chiamarti Cas, giusto? Hai un nome davvero strano."
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Stay || Destiel
FanfictionCastiel vive una vita monotona. "Noiosa" la definisce Gabriel quindi lui è Balthazar decidono di fargli passare le vacanze nella vecchia casa in montagna dei loro genitori. Non sanno che questo stravolgerà l'intera esistenza del loro fratellino. ...
