Secondo Capitolo

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Sam aveva assunto una faccia oltremodo incazzata quando aveva letto il messaggio di suo fratello. Aveva il libro in una mano, il telefono nell'altra e le orecchie che gli fumavano. Sapeva com'era fatto Dean, intravista un scollatura si volatilizzava come un fantasma. Sam odiava quando lo faceva, o almeno, quando lo faceva mentre stava già svolgendo un impegno.
Un libro, gli aveva chiesto solo un libro.
Per questo aveva composto il numero mentre camminava avanti e indietro, i piedi che sbattevano sul pavimento simili a quando un bambino faceva i capricci. Si era portato il telefono all'orecchio aspettando che il coglione rispondesse, ma ne dubitava altamente, per questo era rimasto sorpreso quando Dean aveva risposto dopo il terzo squillo. Sospirò.
Avrebbe dovuto farsela a piedi, e lui non voleva farlo.
Poi, ovviamente, il "Ho quasi spaccato il naso ad un povero bastardo" era di molto aiuto.
Rissa, aveva anche scatenato una rissa in libreria. Quanti anni aveva? Due?
Dopo, Dean aveva negato e, ovviamente, le spiegazioni non erano arrivate, fatto stava che doveva farsela comunque a piedi.
Per questo al momento si trovava in strada, in mezzo alla strada, la busta contenente il libro in mano e il naso affondato nel colletto del giubbotto. Rabbrividí e si strinse su se stesso. Non amava particolarmente il freddo o almeno, preferiva non rischiare di morire come un ghiacciolo. Si appuntò di farla pagare a suo fratello per quel piccolo scherzetto.

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Fece scattare la serratura e si fiondò dentro casa, l'odore di chiuso gli si abbatté addosso come un tornado quando si chiuse la porta alle spalle. Posò la busta sul tavolo e cercò di sistemare alla belle meglio il disordine che c'era lí dentro, ma appena alzate le serrande, mangiato dell'insalata di pomodoro e lavati i diversi piatti presenti sul lavandino si buttò sul divano, chiuse gli occhi e si preparò per una bella dormita. Non aveva lavoro da sbrigare in casa in quel periodo e i suoi clienti erano a dir poco diminuiti. Immaginava di non esserne lui la causa, dopotutto, secondo il suo stesso parere, andava alla grande nel suo lavoro. Si era laureato, svolgeva i propri compiti con tutto l'impegno possibile e i clienti che aveva assistito fino a quel momento erano pienamente soddisfatti. Dopodomani sarebbe anche stato il compleanno di quel piccolo genietto e, al pensiero, trattenne un gemito. Quel bambino era fissato con lui, e Sam non ne capiva il perché. Gli aveva parlato qualche volta delle proprie passioni o, come le avrebbe definite Dean, cose da nerd, ma oltre a questo non era successo niente. Non l'aveva portato al parco, non l'aveva accompagnato da qualche McDonald's e non l'aveva neanche incontrato per due giorni filati, quindi non riusciva proprio a capire la sua fissazione. Ma infondo era un bambino - uno di dodici anni che amava farsi i cavoli degli altri - e, ad un occhio più attento, poteva essere anche simpatico. Si appuntò di presentarlo a Dean un giorno di quelli, sarebbe stata un ottima punizione per quel tiro mancino che gli aveva tirato, anche se non consapevolmente.

Non sentí la porta di casa aprirsi, non sentí nemmeno le diverse imprecazioni di Dean quando stava per sbattere la faccia a terra per colpa di qualche scarpa abbandonata sul pavimento, e nemmeno il telefono squillare e suo fratello, dopo qualche altra imprecazioni lanciata al vento, chiuderlo con uno sbuffo. Poté essere sicuro di non aver sentito niente di tutto quello ma, in fondo, lui stava dormendo, poteva anche essersi sognato ogni cosa.

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Dean era tornato a casa con un mal di testa lancinante e no, non aveva accompagnato quel tizio come i più classici dei cliché. Lui odiava i cliché, è odiava chiunque gli rovinava la giornata e, in quel momento, lo sconosciuto e suo fratello erano ai primi posti.
Voleva solo una domenica mattina in cui dormire, mangiare, dormire di nuovo, uscire, bere e fare del fantastico sesso con qualche sventola accalappiata al pub. Certo, lo faceva anche nei giorni della settimana, ma la domenica, beh, era la fottuta domenica! Niente e nessuno poteva sostituirla.
Alla lista nera aggiunse anche le scarpe della morte e lo squillo insistente del telefono che, con qualche difficoltà, riuscì ad afferrare e spegnere. Lanciò un occhiata all'orologio e si passò una mano sulle labbra; si erano fatte già le 17:00 e non aveva la minima voglia di sentire il tono burbero di Bobby lamentarsi perché un cliente era insoddisfatto della propria auto. Non era colpa sua se per quel rottame non c'era nessuna speranza.
Si inumidí le labbra mentre con un colpo secco buttava la giacca sullo schienale del divano. Suo fratello dormiva come un falso angioletto - era più il diavolo, Dean lo sapeva - facendo chissà quali sogni poco casti su qualche giovane pollastrella.
Si diresse verso il bagno e dopo essersi chiuso la porta alle spalle iniziò a spogliarsi. Era infreddolito e leggermente stanco, in poche parole aveva bisogno di una dannata doccia calda.
Il getto d'acqua caldo che gli si scontrò addosso fu un toccasana per i suoi muscoli infreddoliti quasi come il dolce sapore della crostata di mele lo era per le sue papille gustative. Aveva in programma una serata coi fiocchi e sperava - anzi, pretendeva - che nessun figlio di puttana la rovinasse come il resto della giornata.
Divertimento.
Prima di tornare alla solita e monotona vita necessitava di una certa dose di divertimento. Ed il pub faceva proprio al caso suo.
Dopo esser uscito dalla doccia legò un asciugamano ai fianchi portando l'altro a frazionarsi i capelli. Andò verso la cucina - collegata col soggiorno - lanciò un occhiata a delle riviste poggiate sul tavolo e fece un sorrisetto quando l'occhio gli cadde sulla rivista porno comprata qualche giorno fa. Iniziò a sfogliarla velocemente ed annuì molte volte in segno di soddisfazione. Cristo, avevano delle tette!
L'afferrò e fece il giro del tavolo. Non erano passati nemmeno venti minuti da quando era entrato in doccia e stava morendo di fame. Aveva mangiato solo una barretta di cioccolato durante la strada e, seriamente, quello non era il miglior pranzo che si poteva immaginare. Lanciò di nuovo un occhiata a suo fratello - ancora addormentato sul divano - e, mentre passava per prendere il telecomando e accendere la televisione, gli buttò la rivista in faccia. Sam mugolò ed aprí leggermente gli occhi fulminandolo con un'occhiataccia.
"Illustrati gli occhi, Sammy, e smettila di sbavare per dei sogni che non si avvereranno mai. Chi hai sognato? Angelina Jolie?" disse mentre si dirigeva nella sua stanza.
"Sta zitto" borbottò e si mise a sedere, sospirando. "Che ore sono?"
"Cinque e mezza!" urlò, infilandosi boxer e pantaloni.
Lasciò l'asciugamano sul letto ed afferrò una maglietta nera per poi indossarla mentre si dirigeva verso il frigo.
Suo fratello sbatté le palpebre e lo guardò leggermente confuso. Conosceva quel sorrisetto alla Stasera esco e scoperò alla grande, Sammy. Non aspettarmi alzato.
"Non è un po' troppo presto per prepararsi?" Dean sbuffò e chiuse gli occhi quando la birra gli scivolò lungo la gola. "Avevo intenzione di fare rifornimento" alzò entrambe le sopracciglia e fece un sorrisetto "Il porno e la birra non si comprano mica da soli".
Sam sbuffò un risata. "Non sei un po' troppo cresciuto?"
"Scherzi? Non si è mai troppo vecchi per cose del genere, amico" ribatté prendendone un altro sorso.
Il minore dei Winchester scosse la testa e si alzò. Avevano più di trent'anni per l'amor del cielo, e Dean si ostinava ancora a non avere una relazione seria. Sapeva del grande fiasco combinato con Lisa, dopo soli tre mesi di relazione tutto era andato a puttane e Dean aveva deciso di troncare qualsiasi cosa lo collegasse a lei, ma lo stile di vita di suo fratello da una botta e via non poteva durare per sempre.
Una scopata e poi tutti per la sua strada era il motto di suo fratello, e il minore dei Winchester sapeva che lo sarebbe stato ancora per molto. Sam sperava solo di starsi sbagliando alla grande.

Stay || DestielDove le storie prendono vita. Scoprilo ora