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Ho negli occhi tutta la nostalgia di ciò che non è stato.

Devo ammettere che mettersi in gioco e superare le sfide che la vita ci pone è decisamente gratificante.

Sto riscoprendo di avere un'umiltà che non credevo di possedere; essendo abituata ad essere giudicata in malo modo da tutti, col tempo mi sono convinta che avessero ragione.
So bene di essere una buona a nulla, ma solo perché mi sono cullata su quest'idea e non ho fatto niente per reinventarmi e cambiare la mia reputazione.

Questa sera però, mentre mi rifletto negli specchi dell'ascensore che mi portano al ventiseiesimo piano del Virgin hotel, mi sento una persona leggermente diversa.
Non so definire bene quel che provo, ho solo capito che vivere guardando la vita da un'altra prospettiva può dare una seconda possibilità a tutti, persino a me, dando un valore diverso alla mia esistenza.

Il suono del campanello che mi avvisa di essere giunta allo cherise rooftop, mi distrae dai miei pensieri e non appena le porte dell'ascensore si aprono, mi immergo in questo piccolo angolo di paradido che sembra differenziarsi dal resto del mondo.

L' ambiente è chic e curato minuziosamente per allietare le serate degli ospiti, vantandosi di una vasta scelta di drink stratosferici e un'atmosfera calorosa e mai banale, aiutandosi anche con la musica dal vivo e con serate a tema con i migliori Dj locali.

Il posto è molto suggestivo e si mimetizza tra le luci dei grattacieli sembrando una piccola stella tra le varie ed imponenti costellazioni.

L'arredo è minimal ma molto grazioso.
Dei divanetti in vimini contornano i vetri che recintano tutta la terrazza; su di essi sono posizionate delle catene luminose che mimano l'effetto di un'edera artificiale.
Disposti in modo centrale, dei tavolini in acciaio con la superficie d'appoggio fatta di specchi colorati, visti dall'alto sembrano ricreare dei mosaici.
Posizionati strategicamente negli angoli, dei cespugli verdi richiamano accuratamente degli sprazzi di natura, soprattutto intorno al chiosco dove è adibito un fornito bar.

Il vento soffia leggero a quell'altezza e sporgendosi con lo sguardo si può notare la vita al di sotto scorrere veloce, donando una strana spossatezza nel caso si soffrisse di vertigini.

Seguo Ryan, il fidanzato di Rachel, calpestando il pregiato parquet con i miei sandali dal tacco vertiginoso, fino a raggiungere il tavolo a noi riservato e attendo che la mia amica faccia la sua comparsa scenografica.

Guardo l'orologio mentre prendo posto sullo sgabello dalla superficie verde smeraldo ed intercetto lo sguardo di Ryan.

Il ragazzo sembra volermi ammonire con i suoi occhi cerulei e il suo ciuffo biondo che gli ricade sulla fronte.
La divisa nera che indossa per servire ai tavoli, lo snellisce ancora di più, rendendo la sua presenza ancora più imponente ed intimidatoria.

Ammetto che è molto tempo che io e la mia amica non passiamo una serata tranquilla tra la movida di Chicago e dopo il nostro incontro segreto alla spiaggia di Oak street, non abbiamo avuto nemmeno occasione di confidarci al telefono; per entrambe sono stati giorni impegnativi e dopo la mia infelice uscita di scena alla festa che mi ha vista protagonista di uno spogliarello improvvisato, diciamo che anche Ryan era furioso e preferiva che la sua fidanzata mi evitasse.

Stavo toccando il fondo nel modo più indegno possibile e rischiavo di perdere tutto.
Per questa sera ho dovuto promettere al bel biondino che avrei rigato dritto e senza causare problemi.
Trovavo esagerato il suo modo di controllare la vita della sua amata, ma più ci pensavo e più mi convincevo che è così che si comportano le persone che tengono al tuo benessere.
Non mi sarei mai intromessa tra loro e quindi ero giunta al compromesso di essere migliore.

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