Avalor
«Avalor.»
“Ancora lui”.
Il ragazzo sollevò con qualche esitazione la testa verso la figura che lo stava disturbando per l’ennesima volta.
Odiava i contatti visivi con le persone, soprattutto se si trattava di chi non gli stava particolarmente a genio.
Il datore di lavoro era nuovamente tornato a fargli le sue solite ramanzine e a non complimentarsi assolutamente del lavoro che aveva svolto.
«Ancora oggi vedo del suo meglio in questo progetto.» disse con sarcasmo il superiore.
Il biondo sospirò con fermezza, sollevando quello sguardo vuoto e pieno di graffi sull’uomo che gli si pose davanti.
«I colleghi non collaborano, di certo questo non dovrebbe essere un mio problema.»
Rispose con tono velenoso mentre sul suo volto era impressa una smorfia di disprezzo nei confronti dell’autorità.
«Lei non collabora altrettanto. La sua passione per il lavoro quanto è durata?»
“Non è mai nata veramente, come ogni centimetro di me”.
Quell’ambiente lo faceva così tanto soffocare da non riuscire più a distinguere il bene per lui.
Anzi, il bene forse non era mai esistito in quella galassia piena di buchi neri che definiva la sua anima.
Per lui era solo un oggetto prezioso e abbastanza irraggiungibile.Cosa lo rendeva davvero felice?
Cosa lo rendeva davvero se stesso?
Erano queste le domande che si poneva ma a cui non trovava mai risposta.
Lui nello stesso corpo in cui era nato, era riuscito a perdere se stesso, persino il suo cuore e si era ricoperto di spine acuminate come stalattiti.
Perché chiunque mai si sarebbe avvicinato a lui sarebbe davvero rimasto vivo o avrebbe fatto la sua stessa fine?
I colleghi di lavoro ne erano la risposta, ma non comprendevano il casino che era e che era sempre stato, non capivano la personalità completamente impersonale.
Non capivano semplicemente chi era o forse non l’avevano mai capito.
«Mi licenzio.»
Le ultime parole pronunciate dal ragazzo echeggiarono nella stanza più di ogni altra cosa.
«In che senso Aval-.. »
Il capo non ebbe neanche il tempo di fermarlo che la porta si chiuse di colpo provocando un boato che lacerava ogni silenzio rendendolo vano, mentre i primi fiocchi di candida neve cadevano leggeri sulle finestre e sui tetti dando inizio alla prima giornata di inverno glaciale.Taylor
Fuori faceva freddo e dentro il bar, dove la giovane lavorava, emavava riparo dal freddo pungente ai poveri passanti che sfidavano madre natura con i propri giubbotti in pelle firmati o di camoscio pesante. L'inverno era arrivato ormai, la neve iniziava a tappezzare i marciapiedi e le strade affollate da automobili, la città era caotica.
Proprio lì, nel bar centrale, un posto solo dove i vip potevano permettersi di entrare, sfilavano sul parquet del locale sedendosi su uno dei tanti divanetti di pelle rossa, dove sopra vi pendeva un lampadario di cristallo. Al centro, l'enorme lampadario spiccava in quel luogo così privato e così ricco che persino respirare lì dentro era un privilegio.
Cameriere vestite di tutto punto procedevano con vassoi per tutto il bar servendo pietanze calde ad ogni tavolo che sarebbero state in grado di soddisfare i palati più sopraffini.
«Un angelo azzurro e tre bottiglie di soju al tavolo sette e sbrigati.»
Disse una delle ragazze che prendeva ordinazioni con sguardo di rimprovero.
«Si scusami tanto, cerco di fare al più presto.»
Disse la ragazza dai capelli corvini facendo un piccolo sorriso imbarazzato.
«Non dovresti chiedere scusa a me, ma se ti vedesse il capo non la prenderebbe molto bene.»
Disse mentre se ne andò per tornare al proprio lavoro.
La ragazza annuì lasciando un cliente anziano con cui stava scambiando quattro chiacchiere per finire di fare dei cocktail che la sua collega le aveva richiesto.Taylor era una ragazza davvero molto socievole e faceva di tutto per far sentire i clienti a casa. Non era una persona benestante, aveva giusto quel poco per poter vivere e pagare l'affitto. Faceva quel lavoro poiché era l'unico che le aveva dato un'opportunità per via dei suoi studi poco qualificabili, era vicino casa e aveva una buona paga, quindi si accontentava e faceva di tutto per tenerselo stretto.
Finì quei cocktail in fretta e furia per sbrigarsi e consegnarli ad un paio di clienti.
Il sorriso della giovane era conosciuto tra i tavoli, dove molte persone con un buon titolo vi sedevano ogni giorno quotidianamente.
Era un altro giorno pieno di clienti da servire, persone del genere pretendevano il massimo e Taylor cercava di fornirlo sempre e al meglio.
Era una persona molto aperta, socievole e semplice, una persona che non pretendeva tanto, perché le bastava poco per essere felice.
«È un piacere rivederla signora Park, la trovo molto bene»
Disse la ragazza mentre passava salutando cordialmente ricevendo in cambio un enorme sorriso.
«Taylor potrei avere un'altra porzione di dolce?»
«Taylor potrei avere un caffè?»
«Taylor scusami,potresti portarmi due margarite?»
Le mille richieste riecheggiavano nella sala facendo sorridere divertita la ragazza.
Era incredibile quanto gente di quell'alto livello la cercasse anche solo per farsi servire.
La minore annuì sparendo nelle cucine, iniziando a impegnarsi per accontentare ogni singola persona di quel luogo che aveva imparato ad amare.
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' 𝐓𝐨𝐮𝐜𝐡 𝐦𝐞. '
Fanfiction«𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡é 𝐭𝐢 𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐢 𝐚 𝐟𝐞𝐫𝐢𝐫𝐦𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐫𝐚𝐦𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐠𝐡𝐢𝐚𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚𝐜𝐞𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨? »