Capitolo 4 - parte prima

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Le corde mi stringono, facendomi sanguinare i polsi e le caviglie. Vorrei urlare, ma il bavaglio di stoffa mi riempie la bocca impedendomi anche quel sollievo. Ho freddo, il gelo mi penetra fin dentro le ossa facendomi rabbrividire. I miei occhi sono secchi per le troppe lacrime versate, mi costringo ad aprirli e guardarmi intorno. Lui è lì. Mi fissa con gli occhi grigi colmi di rabbia, ma posso cogliere nel profondo di quello sguardo anche tanto dolore. 

Ryan, ascoltami! Vorrei gridare, ma non posso. Cerco di strappare le corde che mi legano, ma sono troppo debole per liberarmi. Lui mi osserva per un lungo attimo, poi mi volta le spalle e va via. La vista della sua schiena ampia che si allontana provoca in me una disperazione fonda e un senso di nostalgia così potente e assoluto che mi manca il fiato.

Mi sveglio con il respiro corto e le ciglia umide. Ancora un incubo. Ancora una volta ho sognato Ryan e anche questa volta lui mi ha lasciata al mio destino. Più che la situazione di pericolo, questa volta, più della paura di essere legata e imprigionata, è stata la mancanza di lui a farmi piangere. Dormo da tre giorni nella piccola stanza dietro il negozio e ogni notte rivivo il nostro distacco in modi diversi, ma ugualmente dolorosi. Sono ormai costretta ad ammetterlo: l'unica notte in cui ho riposato bene è stata quella che ho trascorso con lui nella baracca. Anche se mi ripeto che non provo niente per lui e che non c'è stato niente di importante tra noi, qualcosa in me la pensa diversamente.

Mi alzo e vado nel bagno a prepararmi per la nuova giornata di lavoro. Il mio viso mostra i segni del mio tormento. Ho le occhiaie, il colorito è spento, il sorriso sembra avermi abbandonato.

− Devo rivederlo − dico alla mia immagine riflessa − Voglio capire che cosa gli ho fatto.

Niente altro? Sembra rispondermi il mio alter ego, con la voce del mio cuore.

− Voglio stare con lui − confesso, e il solo fatto di dirlo ad alta voce mi fa sentire meglio, più forte e determinata − Voglio conquistarlo.

Mi guardo negli occhi, cercando di leggere a fondo dentro di me.

Perché è così importante per te, Samantha? Questa è la domanda che più di tutte mi spaventa.

− Non lo so... − mormoro, dopo averci pensato a lungo − Non riesco a smettere di pensare a lui −

Non sarà che sei innamorata di lui?

− No! − esclamo, allontanandomi di scatto dallo specchio − È impossibile! − nonostante il mio diniego non posso impedire alle mie labbra di allargarsi in un timido sorriso pensando a lui e ai momenti passati insieme − Il mio cuore è di ghiaccio, ricordi? Io non provo niente per nessuno!

Sarà! Zittisco la voce del mio cuore, prima che le sue domande diventino troppo schiaccianti. Non posso negare che non mi sono mai sentita così, non ho mai sentito questo bisogno irrefrenabile di stare vicino ad una persona. Chissà se è questo l'amore...

La giornata procede secondo una routine a cui sto iniziando ad abituarmi. Dopo essermi preparata rassetto la stanza e il bagno, poi fumo una sigaretta e aspetto il signor Sullivan, che ogni mattina porta croissant e caffè. Apriamo insieme il negozio, poi ci dedichiamo all'inventario. Ha deciso che, approfittando del mio aiuto, vuole riordinare il magazzino e l'emporio, risistemare l'archivio fornitori e la contabilità e riorganizzare l'attività. Ieri ha acquistato un computer e oggi mi aspetta un lungo lavoro per digitalizzare i contatti di tutti i fornitori, al fine di eliminare una pila di vecchi cataloghi e riviste di settore che ormai sono buoni solo per i topi.

Mentre sto sfogliando uno di questi cimeli, una pagina attira la mia attenzione, mozzandomi il respiro e trasformando il mio cuore in un tamburo dal ritmo forsennato. Gli occhi di Ryan mi si inchiodano addosso, fissandomi con espressione seducente. Il suo sorriso magnetico fa vibrare le corde più profonde di me e la vista del suo corpo nudo mi provoca un'immediata ondata di calore tra le gambe. 

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