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Questo capitolo non è collegato agli altri.
Personaggi, trame e timelines potrebbero tornare in futuro, ma non è necessario aver letto altre fonti per comprendere ciò che è scritto qui di seguito.
Tutto ciò che è scritto in questa storia, è da prendere totalmente fuori contesto.
In questo capitolo è racchiuso una sorta di prologo dell'intera storia.
Volevo usarlo interamente per introdurre Pier, la Strega più potente (circa) dell'ambientazione e personaggio principale.
La adoro, nonostante sia la più difficile da delineare quando scrivo di lei, data la sua personalità molto instabile.
Nonostante tutto, spero amiate il mio lesbian-disaster preferito.
(Oltre tutto, in questo capitolo si parla di Firminia, il sauro di Pier.
Cosa è un sauro? Un animale di questa ambientazione. Praticamente una grossa lucertola lunga circa dodici metri, interamente coperta di piume colorate. Firminia in particolare è arancione, con delle tinte verdognole sulle zampe e sulla coda.
Gli occhi dei sauri sono grandi e simili a quelli dei gatti, posti ai lati della testa.
Non hanno un'espressione particolarmente intelligente, ma nel capitolo verrà mostrato come possono essere pericolosi.)
Enjoy :3 !
☽☾
Una nevicata come quella non si vedeva da almeno diciassette anni.
Fortunatamente ora la tempesta si era placata, lasciando tuttavia il suo frutto a terra.
Anche tra gli alberi, dove la neve piú difficilmente arrivava, il manto bianco rendeva difficile l'avanzata del sauro.
La Strega, in groppa all'animale, maledicendo a mezza voce il giorno in cui si era offerta di fare la spola tra due città cosí distanti, si sfregava le braccia infreddolita.
Il sentiero ormai cancellato dalla coltre di neve, proseguiva per un altro giorno e un'altra notte.
Il sole era ancora in cielo, ma non vi sarebbe rimasto per molto.
«Tranquilla, Firminia. Appena adocchio un posto adatto a riposare, ci fermiamo, te lo giuro.»
L'animale, come se avesse capito davvero quelle parole, emise un leggero lamento, scuotendo la testa piumata.
«Lo so che l'ho detto anche un'ora fa ... ma sai che non possiamo permetterci una locanda. Fuori da Vly, nessuno mi conosce. Non sanno che faccio parte della corte. Insomma ... nemmeno io mi fiderei di una Strega alta due metri che vuole pagare con le belle parole ed un titolo che poi non vale nulla.»
Un altro lamento da parte del sauro.
«Mi faró perdonare. Troveró qualcosa da mangiare, vedrai.»
La donna sorrise allargando gli occhi scuri, appena vista una sporgenza nella roccia che creava un ambiente sicuramente piú caldo e privo di neve.
«Visto? Abbiamo trovato un posto in cui fare la nanna.»
Raccolse dei rami secchi e li radunò al centro della piccola grotta con del muschio, sotto l'attento sguardo di Firminia.
Si posizionò davanti alla piccola catasta, in ginocchio.
Sfregó le mani, pronta a farla ardere. Firminia emise un grugnito indispettito.
«Non guardarmi a quella maniera, pollo. So che non si dovrebbe fare, ma a meno che tu non abbia un acciarino o non voglia passare la notte a congelarti le chiappe, questo é l'unico modo.»
Il sauro scosse la testa, per poi tornare acciambellato come un felino.
La Strega fece schioccare le dita e il legno prese ad ardere come fosse di pino.
Sorrise soddisfatta.
«Sai, Firminia ... forse sto padroneggiando meglio la mia paura del fuoco.» Rimase a scaldarsi le mani, mentre la bestia si avvicinava per godersi meglio il calduccio.
Entrambi gli stomaci brontolarono all'unisono.
La Strega rise, battendosi il palmo destro sulla pancia.
«Meglio che vada a cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Tu non far spegnere il fuoco.» Disse, per poi alzarsi.
Raccattó la faretra e si mise l'arco sotto braccio.
Controllò velocemente la zona intorno. Non voleva perdersi come una cretina nel bosco.
Sarebbe stato difficile trovare un coniglio, figurarsi piú di uno.
Uccidere uccellini non avrebbe sfamato Firminia, e trovare un cervo sarebbe stato semplicemente impossibile.
La neve ancora intoccata e perfettamente liscia, brillava come una distesa di diamanti.
Un punto, in particolare, dava fastidio alla vista, perché la neve era smossa e non piatta.
Erano orme.
La Strega si avvicinó correndo, senza produrre alcun rumore e tenendo il baricentro basso.
Erano impronte di scarpe.
«O le lepri hanno iniziato a mettersi gli stivali, oppure qui ci é passato qualcuno. Qualcuno che si muove a piedi. Quindi abita nelle vicinanze.»
L'erba umida sotto la neve era appiattita, ma non del tutto schiacciata, l'orma era grande.
Non poteva trattarsi di un bambino.
Piú avanti, una macchia cremisi, spiccava sulla neve bianca come inchiostro su carta.
La donna gli si avvicinò e si accovacciò accanto alla macchia, osservandola piú da vicino.
Sangue fresco.
Qualsiasi cosa fosse successa, era accaduta da poco, in piú il colore rosso acceso suggeriva che non fosse di animale, o di uno di loro, ma di umano.
Non aveva scelto un luogo pacifico in cui soggiornare.
Le tracce nella neve si facevano sempre meno distinte, fino a diventare un'unica scia consumata che a tratti si mischiava ad altro sangue.
La Strega si maledisse: non aveva portato una spada. Non poteva difendersi con arco e frecce da una banda di briganti o di démoni.
E se fossero stati ribelli? Avrebbero riconosciuto lo stemma dal medaglione della corte di Vly e non le avrebbero reso la vita facile.
Stava per convincersi a tornare indietro, quando un grido soffocato la fece sobbalzare.
Prese una freccia dalla faretra appesa al fianco e la incoccó velocemente.
Tese la corda dell'arco, tenendolo sempre puntato verso il basso, avvicinandosi alla fonte del rumore.
Dietro una catasta di legna, c'era rannicchiato qualcuno, coperto da un mantello, che da solo non sembrava bastare a portare calore.
«Chi va là?» Chiese Pier, mirando ora verso la catasta, davanti a sé, con la mano stretta intorno alla freccia a tendere l'arco e il pollice incastrato sotto lo zigomo.
La ragazza nascosta sotto al mantello, fece capolino.
Il viso rigato dalle lacrime, i capelli scuri in disordine e una smorfia di dolore stampata in faccia.
«Non fatemi del male, per favore!»
Mugugnó, coprendosi il viso con le mani.
Voleva rannicchiarsi, ma qualcosa le impediva il movimento.
«Sei tu che hai lasciato quelle orme impregnate di sangue?»
Chiese la Strega, abbassando la guardia, ma con la freccia sempre pronta alla corda.
La ragazza annuí. Si tolse il mantello di dosso e scoprí la caviglia destra intrappolata in una tagliola.
«Ahi ...» mormoró la Strega, lasciando andare la freccia.
Si accovacció, guardando da vicino la ferita.
«Sei fortunata. È una tagliola per conigli, piccoli animali. Se fosse andata diversamente, avresti lasciato il piede dieci metri piú in là.»
La ragazza riprese a singhiozzare.
Cercava di distogliere lo sguardo dalla gamba ferita, ma ogni movimento gli mandava una fitta micidiale al cervello.
«Perché ti sei trascinata fin qui? Hai peggiorato la situazione.»
«Sei qui per aiutarmi o per prendermi in giro?» Rispose l'umana, in uno scatto di rabbia.
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Frammenti dell'Anello
FantasiLa storia non è una storia! Solo frammenti, della stessa storia, che mi va di scrivere in cerca di ispirazione varia ed eventuale. Spero vi possa piacere anche se è una sorta di strano puzzle.