"Caro Icary,
Ho scritto così tante lettere da riempire una stanza.
Ci pensavo l'altro giorno, sai?
E lo pensavo scherzando tra me e me, ma credo proprio sia vero ormai.
Se mettessimo insieme alle mie, anche tutte le tue lettere, potremmo davvero far scoppiare un palazzo.
Quanti anni sono passati dalla prima?
Non lo ricordo con precisione, ti dirò la verità. Anche perché non posso conservarle.
Se le trovassero chissà cosa arriverebbero a farmi, pur di scoprire di più su di noi.
Spero che tu le abbia ancora tutte. E mi chiedo, nel mio tempo libero, dove tu le conservi.
Come sta il nostro piccolo Niahl?
Non lo vedo da così tanto tempo che ora sarà ben più alto di me.
Crescendo sarà di certo diventato un bellissimo giovane uomo. E scommetto anche che sia diventato intelligente, sensibile, buono e gentile come te.
Per quanto riguarda ciò che mi hai chiesto, dubito che riuscirò a trovare un modo efficace tanto quanto l'ultimo per scappare.
Se mi dovessero trovare di nuovo nell'intento di fuggire dal palazzo, certamente finirò di nuovo nella cella, o peggio, con il collo sul ceppo.
E ti mentirei se dicessi che non ci ho pensato più volte.
Che importa se muoio?
Non ho più nulla da perdere, se non la speranza di rivedere il mio amore.
Tuttavia l'idea che potrebbero in qualche modo scoprire di noi, di Nihal e Zehava, mi da il tormento.
Ti sembra giusto, amore mio, che l'unica cosa che mi tiene davvero in vita, è la paura di dovervi incontrare dall'altra parte?
Ne morirei una seconda volta.
Mi strazierei il petto a mani nude fino alla morte solo all'idea di aver causato ciò.
In un certo senso l'ho davvero causato io questo guaio.
Ed ecco il secondo motivo che mi spinge a rimanere in vita: Devo prendermi le mie responsabilità.
Non solo perché sono stata io a convincerti a sposarci, cercando di convincerti allo stesso modo ad ignorare il pericolo che portava con me questa unione.
Di quello, in fondo, mi consolo, poiché tu volevi unirti a me allo stesso modo in cui lo volevo io.
No, io sono colpevole di un'altra macchia sulla mia coscienza.
Si espande ogni notte di più. Si espande mentre dormo e non posso sorvegliarla con il lume della ragione che viene quando si fa giorno.
Io sono colpevole di ciò che piaga le menti dei nostri figli.
Sono colpevole del tormento di Nihal nel non riuscire a ricordare nulla, della scomparsa di Zehava; E scommetto che lo stesso tormento perseguita anche la piccola Phyllis.
Cielo, oramai anche lei si sarà fatta una donna adulta.
A proposito, di Annie hai una qualche notizia?
Non può davvero essersi volatilizzata nel nulla dopo quella notte.
Il pensiero mi dà il tormento.
Il pensiero che possano magari essere rimaste uccise. Non mi dà pace.
E proprio ora mi sovviene un'altra terza colpa di cui mi sono fatta carico: Quella dell'affamarti.
A questo proposito, stai bene? La fame ha preso il sopravvento?
Non avrei dovuto chiederti di bere il mio sangue quel giorno e mi detesto per questo.
Mi odio con tutta me stessa.
E odio anche te, ti odio.
Perché tu hai lasciato che accadesse, accecato dall'amore e dal sentimento come sei, come tuo solito.
Spero che tu abbia trovato un modo adatto per alimentarti.
Avrei tante altre cose da dirti, ma purtroppo l'inchiostro sta per finire e non potrò chiederne altro fino alla prossima settimana, o cominceranno a sospettare.
Almeno abbiamo dei messaggeri affidabili.
Se dovessi spedirle tramite il tempio controllerebbero di certo la corrispondenza e ci scoprirebbero.
Al solo pensiero sto così male da vomitare.
Sto male per quello e per ciò che mi hanno costretta a fare.
Questo mese la donna di cui ti ho già parlato, la direttrice del piano, mi ha scoperta in qualche modo mentre mi ero presa del tempo per me stessa.
Ha detto che ciò che faccio non è puro, non è casto come l'ordine che dovrei rappresentare.
Ora mi costringono ad indossare una stupidissima cintura di castità che mi fa odiare anche il corpo che abito.
E' uno stupidissimo e merdosissimo discorso da Angeli, o sono io a sbagliarmi?
O forse è che a vivere con te mi ero abituata a vedere la vita come un demone.
Mi dispiace poterti finalmente scriverti, ma poterti parlare solo di cose negative. Tu leggi di queste vicende, ma ignorale, te ne prego.
Ansi, parlami di quante cose belle ti accadono. Raccontami delle piccole cose della tua vita, perché mi manca la sensazione che si prova ad essere lì e assistere di prima persona.
Mi manca vederti leggere seduto davanti al fuoco.
Mi manca vederti lavorare.
Mi manca vederti parlare.
Mi manca vederti crescere i nostri figli.
Ho paura forse di aver dimenticato il suono della tua voce.
Ho paura di non poter vedere più i cambiamenti che il tempo porta sul tuo bel viso.
Ho paura che tu un giorno smetta di mancarmi.
Tuttavia ricordo molto bene cosa si prova a cadere nel tuo abbraccio.
E devo ammettere che è la cosa che più, tra tutte, mi manca; e che non scorderò mai.
Per sempre tua,
Elisabeth."
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Frammenti dell'Anello
FantasíaLa storia non è una storia! Solo frammenti, della stessa storia, che mi va di scrivere in cerca di ispirazione varia ed eventuale. Spero vi possa piacere anche se è una sorta di strano puzzle.