Rogo

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Questo capitolo non è collegato agli altri. Personaggi, trame e timelines potrebbero tornare in futuro, ma non è necessario aver letto altre fonti per comprendere ciò che è scritto qui di seguito.
Tutto ciò che è scritto in questa storia, è da prendere totalmente fuori contesto.
Enjoy :3 !



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Arielle sentiva i polsi compressi nelle catene che gli costringevano le braccia.
Da quel punto poteva vedere la pira a cui presto lo avrebbero legato.

I capelli appiccicati alla fronte, a causa dell'umidità della cella in cui era stato rinchiuso fino a quel momento, gli incorniciavano il viso.
I capelli biondi che aveva tanto amato e curato, che aveva ereditato da sua madre, di lì a poco sarebbero stati tagliati con una cesoia e avrebbero incontrato il suolo.
Almeno quei fili di seta color grano non sarebbero bruciati con lui. In qualche modo questo lo consolava.

Il ragazzo guardò il cielo un'ultima volta, mentre una benda grezza, ma che lasciava comunque trasparire le sagome intorno a lui, gli veniva posata sugli occhi e legata dietro la nuca.
Almeno quei fili di seta color grano non sarebbero bruciati con lui. In qualche modo questo lo consolava.
  «Cammina, essere.» Ordinò una voce dietro di lui. Perciò avanzò, un piede nudo dopo l'altro, incerto a causa della vista impedita e del terreno scivoloso.

Le ali di folla ai lati prese a gridare ingiurie verso di lui e la sua famiglia ormai inesistente.
Era l'unico erede maschio insieme al suo fratello più piccolo.
Il pensiero di cosa avessero fatto a Jed, il suo fratellino, lo divorava.
Solo una bestia senza cuore avrebbe potuto uccidere un bambino ancora in fasce, dopo averlo strappato dalle braccia della nutrice.

Le caviglie deboli lo fecero cedere.
Cadde in ginocchio nel fango, senza possibilità di rimettersi in piedi. Quelle catene gli avevano piagato la pelle e rendevano impossibili gran parte dei movimenti.
In più, il lugubre suono che producevano ad ogni passo, facevano sprofondare il giovane principe nel terrore, man mano che il rogo si avvicinava.

Venne grevemente afferrato e spinto in avanti.
  «Muoviti, non prendere tempo, animale.»
Arielle trattenne un singhiozzo.
Mentre sentiva che le voci intorno a lui si facevano più vivide: aveva raggiunto la pira.
Sentì un timbro più alto degli altri.
Una donna, probabilmente, che gridava alla folla qualcosa che lui non poteva capire.

In piedi accanto al boia, c'era un uomo robusto, un umano, dai lunghi capelli rossi e ricci. Proprio per questa caratteristica così bizzarra, spiccava notevolmente, in quel tempo così grigio e cupo. L'uomo rosso, osservò l'esile ragazzo salire le scalette in legno, quasi studiandolo con lo sguardo. Sguardo che, Arielle, si sentì scivolare addosso come una viscida lumaca.

Era terrorizzato, camminava con le spalle curve e la testa bassa, come se avesse paura che qualcuno potesse picchiarlo.
Distolse lo sguardo verso la folla.
La donna riprese a berciare una lista di parole nella sua lingua.
Un uomo pelato in divisa, accanto a lei, reggeva la torcia.

Arielle arrivò alla pira spenta, percependo con terrore il calore della torcia tra le mani dell'uomo in divisa.
Si sentì quasi svenire, ma non poteva permettersi di farsi vedere debole.
L'uomo dai capelli rossi sembrò percepire il ragazzo cedere.
Quasi d'impulso, lo afferrò per le spalle sorreggendolo.

  «Legalo.» Ordinò secca e perentoria la donna, accennando al tronco in mezzo alla pira.
L'uomo dai capelli rossi, che dalla divisa sembrava un Lord, sembrò esitare, ma lo sguardo della donna non sembrò ammettere repliche.
  «Eseguo ...» rispose con tono militare.

Arielle tornò in piedi. Si fece guidare docilmente, immobilizzato dal terrore della morte incombente, e si lasciò legare al palo.
Dei soldati semplici gli legavano i polsi, gli avambracci e le caviglie alla pira, mentre il Lord umano lo teneva per le spalle, nonostante il Principe non stava dando segni di voler tentare la fuga.

Lo stesso Lord, alle sue spalle notò la voglia sulla base del collo che avevano anche gli altri membri della sua famiglia.
  «Mi taglierete i capelli?» mormorò terrorizzato il ragazzo, avendo riconosciuto la voce dei soldati: Gli unici ad avergli mostrato un minimo di riguardo e gentilezza, nonostante ora lo stessero legando alla sua imminente.

  «Tra poco, mio signore.» Rispose il Lord alle sue spalle.
Arielle dapprima sussultò spaventato dalla risposta, per poi prendere un profondo respiro e rispondere:  «Vi prego, fatelo subito. Poi gettateli lontano. Non voglio che brucino.»
La fine della frase venne incrinata dal pianto in il ragazzo scivolò subito dopo.

Il Lord abbassò la testa, quasi appoggiando il mento sulla spalla del ragazzo, aggiustandogli le corde che gli comprimevano le spalle al palo di legno.
La barba sul collo dell'uomo passò sulla pelle del ragazzo come carta vetrata.  
 «Potete ancora confessare ciò che Lavanda vuole sentirsi dire. Potete abiurare.»
Disse il Lord, indicando la donna.
Dunque si chiamava così. Lavanda.

Arielle alzò la testa, una folata di vento improvvisa gli scompigliò i capelli. Gli occhi pieni di lacrime inquadrarono Lavanda da dietro la benda.
Dal poco che riusciva a definire di lei, sembrava una donna molto forte. Le spalle e il petto muscolosi stretti in una cotta di maglia e subito sopra delle placche di ferro poste a difendere le giunture.
Arielle poteva vederle bene perché una nuvola si era spostata e il sole aveva fatto capolino, facendo sbattere i suoi raggi sull'armatura dei soldati, ma soprattutto della donna.

Il sole, da sempre stato simbolo della sua famiglia, sembrava voler allontanare quella gente dal Principe, come una madre che spinge via degli uomini pericolosi con le sue decine di braccia di luce gialla.

Arielle avrebbe dunque potuto salvarsi abiurando, come diceva lo strano uomo dai capelli rossi.
In quel momento la benda cadde e venne portata lontano da un secondo rifolo di vento, sta volta più forte.
Ora anche lui stava gridando, con i suoi lugubri ululati, di lasciar andare il ragazzo.
Le correnti usavano i porticati cavi della corte desolata intorno alla pira come una cassa armonica, per rendere la loro voce ventosa ancora più forte, ma nessuno dei soldati si spostò.

Il principe poté osservare la folla, facendo scorrere lo sguardo su di essa, da sinistra a destra.
Molti erano cortigiani, altri erano semplici popolani, ma la maggior parte erano volti conosciuti. che fino a qualche giorno prima sorridevano e si inchinavano al suo passaggio.
  "Traditori. Siete solo degli sporchi traditori." Pensò il ragazzo digrignando i denti.
Ma il suo buon cuore lo ammonì immediatamente, perfino in punto di morte.
  "Io forse mi sarei comportato come loro. Se non peggio." Pensò, con un sospiro tremolante di paura.
Suo padre era stato un Re crudele, una persona orribile.
Si era sempre detto che avrebbe provato a risolvere le cose, magari aiutando chi, come lui, era nato con il marchio della Volontà impresso sul corpo. 
Ma il destino gli aveva tirato uno scherzo crudele e ora, proprio quel marchio, lo aveva portato su quella pira.
Tuttavia non poteva rinnegarlo. 
Sarebbe stato fedele alla sua natura di Strega fino alla fine, nonostante tutto.

Alzò i freddi occhi azzurri sulla donna, Lavanda. Le lacrime erano defluite via e rimanevano solo le cornee un po' arrossate.
  «Non intendo abiurare.» Rispose seccamente il ragazzo.
Aveva pianto, la voce rotta dal terrore di morire, ma quella frase era suonata come un ordine marziale, tanto che il Lord umano accanto a lui fece un passo indietro.
Forse spaventato dal suo essere una Strega.

  «La vostra famiglia non c'è più, ma vostro fratello ...» Cercò di convincerlo l'uomo, ma la sua frase venne interrotta dal Principe:
  «Jed! Dov'è il mio fratellino?» Arielle si voltò e piantò le iridi in quelle scure del Lord.

Come se Lavanda non avesse aspettato altro, felice di quel macabro tempismo, prese tra le braccia un fagotto di stoffa, passatole da un soldato semplice.
Il fagottino si agitava, si muoveva e piangeva. Era Jed, suo fratello.
La folla continuava a gridare in una lingua che Arielle non comprendeva, ma alcune frasi erano chiare:
  "Bruciate la Strega."

Arielle sentiva la testa girare a causa di quel trambusto. Pensò al suo polso sinistro marchiato da quel simbolo che aveva rovinato la vita alla sua intera famiglia.
Avrebbe voluto strapparsi la mano a morsi solo per non rivederlo più.
Sarebbe comunque rimasto una Strega. Allora fu quasi felice di morire bruciato. Avrebbe reso giustizia ai familiari che avevano sofferto per colpa sua. Alle sue sorelle, che avrebbe dovuto proteggere.
Scosse la testa, dandosi dello stupido.
Lavanda e quegli strani soldati insieme a lei, stavano prendendo il suo essere una strega come una scusa.
Venivano dal regno accanto e avevano fatto scempio della sua famiglia e della corte solo per ottenere quelle terre.

Lavanda fece cadere a terra la coperta che avvolgeva il neonato, mostrando Jed alla folla.
Arielle sgranò gli occhi.
  «La Strega legata alla pira è la reincarnazione del male spirituale in questo mondo, ma questo infante, anche se così piccolo e ai nostri occhi indifeso, rappresenta il vostro oppressore, colui che ha spinto il suo piede sul vostro petto per troppo tempo.»
Jed prese a piangere spaventato da tutti quei rumori e dalle grida della folla che incitavano il boia ad accendere la pira e farla finita.

  «Se non rinuncerete al vostro nome, vostro fratello verrà ucciso.» Incalzò il Lord dai capelli rossi all'orecchio del condannato.
Arielle cercò di muovere i polsi, dimenandosi come se avesse una vera possibilità di liberarsi e fuggire salvando Jed.
Non poteva. La sua famiglia era già dall'altra parte. Chi era lui per fuggire dalla morte?

Meritava anche lui la morte.
  «Io non posso ...» Rispose Arielle, terrorizzato.
  «Non potete? Preferite il vostro onore alla vita di vostro fratello?»

Come osava, quello sciocco Lord, insinuare una cosa simile? Cosa poteva saperne lui, nella sua posizione di vantaggio?

Lavanda alzò al cielo un paio di cesoie.
  «Cosa sta facendo?» Chiese spaventato il Principe, con il collo protratto verso il fratello indifeso.
  «Con quelle vi taglierà i capelli, dopo averle usate per uccidere il bambino.» Spiegò il Lord.
  «Non può. E' un bambino.» Mormorò scioccato l'uomo pelato in alta uniforme accanto a loro.
  «Voi potete salvarlo, ma dovete giurare l'abiura.» Incalzò il Lord.
Il ragazzo sembrò crollare.

Non aveva potuto proteggere nessuno. Poteva davvero farlo ora.

  «Abiuro! Abiuro!» Gridò Arielle, così forte e all'improvviso, tanto che le labbra sembrarono schiudersi a forza.

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