Aletheia

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Silenzi terrestri, malati e disfacenti.

Silenzi latenti, freddi e diffidenti.

Silenzi derivanti dall'inchiostro, da firme d'uomini c'a chiamar malviventi e poco.

Silenzi coprenti, macchianti camici immacolati, bianchi.

Silenzi accomodanti, penetranti come lame di spade taglienti.

Silenzi danneggianti le memorie, che faticano, martoriate e perennemente doloranti a ricordare.

Silenzi lacrimanti, aspettanti quantomeno scuse, quantomeno scuse, p'aver procurato morte, p'aver procurato solitudine p'aver procurato figli, mogli  e amici dolenti, p'aver dato coltellate ad un anima pia che credeva d'aver trovato cure in mani brave a maneggiare sangue altrui. Invece, tutti hanno trovato solamente silenzi accondiscendenti, pendenti a definir fato scene che di silenzioso null'hanno.

Perché, in questo maledetto mondo, se gridi aiuto nessuno comprende, ma solo silenzi e codardia.

Nel frattempo i giorni passano e quei silenzi cicatrizzano male, malissimo, quei dolori di povera gente che credeva d'esser caduta in un oceano senza fondo, in un silenzioso oceano senza fondo.

Come i silenzi di questi versi che concedono sensazioni di Verghiani vinti, di chi, perdura in frustazione, affranti dall'invicibile e già decisa vita.

Verrà il giorno delle verità, ed allora i silenzi si trasformeranno in discorsi lunghi, lunghissimi che faranno fatica a giustificare quegli assordanti silenzi, tutti troveranno, tutti vedranno le parole, leggeranno le frasi e comprenderanno, perché per comprendere certi silenzi c'è bisogno del tempo che matura e rende forte anche a chi inizialmente quei silenzi hanno straziato l'anima.

E grideremo forte la frase che quei silenzi ha procurato a chi quei silenzi ha procurato.

"Stai tranquillo, tutto passa".

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