Burning like a cigarette

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Faccio un tiro, la sigaretta è ancora lunga, l'ho appena accesa.

Le mie dita sono fredde perché l'aria è gelida e le scale su cui sono seduta cominciano a diventare scomode.

- E' morta mia madre – Faccio un altro tiro e mi permetto di guardarlo negli occhi perché so che lui mi sta già osservando e che si aspetta che io ricambi.

Quei cazzo di occhi blu mi divorano l'anima, anche in momenti come questi e a volte vorrei solo scapparne via.

- Cazzo. – Sussurra.

Le mani in tasca e le vans nere consumate. E' seduto così vicino che potrebbe fondersi con il mio corpo e la sua felpa è leggerissima, penso che come me stia congelando. I suoi respiri si fanno più lenti e so che sta cercando qualcosa da dire, ma so anche che non ce la farà perché lui a queste cose non sa rispondere e per me va bene comunque.

Il suo indice si posa sul mio mento ed il pollice mi sfiora le labbra che immagino siano rosse e gonfie per il freddo.

Ci fissiamo ancora, in silenzio.

Non ero attaccata a mia madre, a malapena la vedevo. Era sempre in giro con qualche uomo diverso. Sempre lontana, sempre distante e sempre disinteressata a me.

Perciò ora sento un vuoto. Sono triste, non perché l'ho persa, ma perché è una tragedia in più da aggiungere alla lista delle tragedie nella mia vita.

Però mentre lo guardo mi sento come se stesse cercando di riempire quel vuoto e mi sembra di poter respirare meglio per un attimo.

Sto per fare un altro tiro, ma lui si avvicina e mi bacia. Mi bacia come se potesse alleviare tutto il mio dolore con le sue labbra sottili e screpolate. Mi bacia come se mi stesse parlando, come se anche tutte le parole del mondo non fossero abbastanza.

Tiro un sorriso con l'angolo della bocca, uno leggero, impercettibile quando torna a guardarmi. So che l'ha notato e so che sa che è il mio modo di rispondergli.

Torno ad osservarmi le scarpe, faccio un altro tiro, la sigaretta che si accorcia e gliela passo.

- Cosa facciamo ora? - Dice sfilandomela dalle mani, sfiorando le mie che poi tremano leggermente.

Mi piace come usa il plurale, come a dirmi che in questa situazione ci è fino al collo anche lui con me, nonostante non c'entri nulla, nonostante non sia sua madre.

Tiro un lungo sospiro e faccio spallucce, - Non lo so. -

Ho voglia di piangere, ma non penso lo farò davanti a lui, o almeno ci provo. Non mi piace quando la mia vulnerabilità si mostra, nonostante con Lui sia successo più di una volta.

- Non ce la faccio più – Rido, rido leggermente e mi sembra così fuori luogo che comincio a pensare che sia una risata nervosa. Comincio a pensare che le lacrime usciranno e mi spaventa un po'.

Lui torna a baciarmi, torna a mostrarmi che è lì con me tramite il contatto fisico perché le parole non sono il nostro forte.

- Non dovrebbe importarmente. Cazzo la vedevo una volta ogni chissà quanto. Quando ricordava di avere una figlia. – Comincio a sputare e lui mi ascolta senza battere ciglio, spostando lo sguardo dai miei occhi alle mie labbra.

- Ma, Dio, ci sono quei piccoli momenti, di quando non avevo più di cinque anni, in cui mi portava in giro e mi comprava un cazzo di gelato e io le volevo bene. E quei momenti non se ne vanno -

La sigaretta mi cade dalle dita e le lacrime dagli occhi. Vorrei smetterla di piangere perché fin troppe persone mi rivolgono sguardi incuriositi quando passano. E perchè Lui ha già sopportato più di quanto dovrebbe, con me che aggiungo solo problemi a quelli che ha già, con un fottuto padre violento ed una madre malata.

- Mi dispiace – Sussurro e lui mi fa cenno di no con la testa

- Mio padre continua ad essere violento nonostante io sia maggiorenne da un po', eppure continuo a pensare a quando raccontava delle barzellette idiote prima di diventare un ubriacone e mi dico che forse potrebbe tornare lo stesso uomo. -

Si ferma per guardarmi e passa un altro dito sulla mia guancia bagnata.

- Anche se lo odio, una parte di me sa che è mio padre. -

Mi lascia una scia di svariati baci sulla guancia, fino alla mascella e poi ricomincia.

Sono grata che mi rassicuri in questo modo che con stupide parole che poi si rivelano sbagliate, come "Andrà tutto bene" o "Domani starai meglio". Perchè non andrà tutto bene ed io non starò meglio. Perchè questa vita di merda rimarrà la stessa che mia madre sia viva o no ed il dolore sarà presente come sempre lo è stato.

Mi sposta i capelli di lato e lo sento fermarsi sul mio viso con le labbra poco distanti dalla mia bocca. I suoi occhi sono chiusi e respira ancora più piano di prima. Una sua mano è intrecciata con la mia e l'altra, che non tiene più lasigaretta ormai più piccola di prima, è posata sulla mia guancia con fare così delicato, come se avesse paura di toccarmi. Il suo pollice che mi accarezza.

Porto la sigaretta alle labbra e poco dopo il fumo esce bianco e chiaro nel buio della sera e della luce fioca dei lampioni.

- Non ti meriti questa merda. – Sussurra lentamente, dolcemente, così a bassa voce che forse non l'avrei sentito nemmeno io se non fosse per la sua bocca sulla mia pelle.

- Non merito nemmeno te se per questo. – Lo dico guardando la strada, con i passanti che passano ignari e le macchine che fanno da sottofondo, perché, cavolo, mi èdifficile dire queste cose. Lo penso più di quanto tenga ad ammetterlo, perché lui è fin troppo buono per me ed io non sono altro che cattive notizie.

Credo di averlo detto con il respiro spezzato perché poi i suoi pollici sono sulle mie guance e penso che delle lacrime le stiano percorrendo.

- Hei, hei, mi meriti perché sei la ragazza più bella che abbia mai visto. Anche quando piangi. – 

E la sua voce potrebbe essere ciò di più bello che io possa sentire in questo momento.

Rido.

- Devo andare all'obitorio domani, verresti con me? -

Annuisce guardandomi ancora negli occhi, i suoi blu quanto l'acqua di notte e poi poso il capo sulla sua spalla, lasciando che il freddo mi travolga, che le sue dita tornino a legarsi alle mie, accendendo l'ennesima sigaretta della serata.


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Scritta nel davvero molto lontano 2017

Ton visage.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora