Quando arrivo a casa tua è tua madre a farmi entrare, un sorriso sulle labbra e gli occhi dolci.
In aria c'è un profumo di pancakes, un odore perennemente presente da te perché tua madre li prepara sempre.
Tuo padre non c'è, fortunatamente, che io non gli piaccio così tanto. Anzi direi che non gli piaccio proprio.
L'ho salutata tua madre, ovviamente, prima di dirigermi verso la tua stanza dove ti trovo a petto nudo, con la chitarra acustica in grembo e l'aria infinitamente concentrata in quelle due o tre note che continui a ripetere.
Prima di arrivare da te ho salutato tuo fratello con un cenno, che se ne stava sdraiato in camera sua, la porta aperta e la musica un po' troppo alta. Forse è per questo che non hai fatto caso a me.
E' bello vederti con la chitarra tra le mani, che sono ormai dei secoli che non la usi più. Sorrido guardandonti, assorta in te come tu sei assorto in essa, con il capo inclinato, che oscilli lievemente a destra e sinistra cercando di ricordarti una canzone, una vecchia canzone di Eminem che chissà perché provi a suonare.
- Non è più lunga quella parte? - dico socchiudendo gli occhi cercando di ricordare e tu sussulti leggermente nel sentire la mia voce.
Mi fai ridere un po' e ridi con me in un modo che è così dolce ed infantile.
- Non lo so, ci sto provando da un'ora più o meno, non riesco proprio a suonarla, - posi la chitarra al suolo, delicatamente, come se potesse farsi male, come facevi all'epoca quando suonavi nei bar.
Mi chiedo se ti manca, quella sensazione di celebrità, quel sentimento di eccitazione che risentivi ogni volta. Che mi ricordo ti piaceva più di qualsiasi altra cosa, ti piace ancora. Tra l'altro è per quello che giochi a football, che sei il capitano della squadra. Ti piace stare al centro dell'attenzione, quella di tutti e spero soprattutto la mia.
Ti passi una mano tra i capelli, le ciocche che si incastrano tra le dita lunghe, - Penso che dovrò cercare gli spartiti su internet – dici ed io annuisco d'accordo.
Mi siedo sul tuo letto, quello in cui ho dormito così tante volte che ora odora quasi e solo di me.
- Come mai stai suonando? - ti chiedo mentre ti metti accanto a me, mi lasci un bacio sulla guancia, uno sulla mascella ed uno sul collo, proprio sotto l'orecchio. Il tuo solito percorso, tre baci che si susseguono.
Fai spallucce, - Ti aspettavo, ascoltavo Eminem, appunto – sorridi - e la chitarra era lì sembrava chiamarmi, non lo so. -
- Mi piaci quando suoni – mi mordo il labbro - Mi sei sempre piaciuto -.
Tu ridi di nuovo ed io ho quasi i brividi, con te mi sembra sempre la prima volta. Ogni volta che sorridi mi sembra la prima.
- Lo so. - Ti avviccini, il tuo profumo di menta e limone che mi riempie le narici – all'inizio pensavo fosse l'unica cosa che ti piacesse. – E ti fermi poco distante dalle mie labbra che bramano le tue disperate.
Annuisco divertita, - mhh forse – ti bacio piano, lenta – ma sei stato bravo a farmi piacere te. -
- Ahà, lo so. - Sussurri di nuovo, questa volta sei tu che dirigi il bacio e lo fai con più passione.
Avvicini il tuo corpo al mio fino a farmi sdraiare delicatamente sul materasso e a posizionarti sopra di me.
Le tue dita che mi solleticano il ventre con dolci carezze, che mi fanno sorridere contro le tue labbra.
- Dobbiamo studiare, prima di uscire – ti ricordo, tra un bacio e l'altro, - non abbiamo tempo. - Rido mentre le tue dita salgono sul mio stomaco solleticandomi.
