Il momento in cui tutto è cambiato (Lloyd x tu)

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Il corridoio ovest del liceo puzzava di vernice fresca e detersivo al limone. Odiavo passare di lì tra una lezione e l'altra, ma era la scorciatoia più rapida per arrivare all'armadietto prima che suonasse la campanella.
Stavo già pensando al compito di fisica , forze e vettori, quando sentii le voci. Quel tipo di voci che ti fanno rallentare il passo, anche se la testa ti urla di farti gli affari tuoi.
"Ehi, Garmadon."
Il cognome venne sputato fuori come un insulto. E in effetti, a Ninjago City, lo era.
Mi fermai dietro l'angolo, stringendo le cinghie dello zaino.
"Che c'è, non rispondi? Tuo padre ti ha insegnato solo a distruggere città o anche le buone maniere?"
Una risata. Tre, forse quattro persone.
Sbirciai oltre il muro.
Lloyd Garmadon con i capelli biondi spettinati e una felpa verde scuro con cui girava sempre, era con le spalle contro gli armadietti con lo sguardo fisso a terra.
Brad Chen e la sua banda di idioti gli stavano davanti.
Lloyd non si muoveva.
Non piangeva, non supplicava, non reagiva. Sembrava... vuoto.
Come se avesse imparato a disconnettersi, a non sentire in momenti come quello.
"Scommetto che il Ninja Verde dovrebbe venire a salvare anche te, eh? Oh, aspetta - i ninja non perdono tempo con la progenie dei cattivi-"
Brad lo spinse forte e lui non cercò nemmeno di difendersi.
La testa di Lloyd sbatté contro il metallo dell'armadietto con un rumore sordo.
E qualcosa dentro di me si ruppe.
Non ricordo di aver deciso di muovermi.
Un secondo ero dietro l'angolo, il secondo dopo ero tra Brad e Lloyd, e il mio cuore batteva così forte che mi sembrava di sentirlo nelle orecchie.
"Spostati," ringhiò Brad.
"No."
La parola uscì più ferma di quanto mi aspettassi.
Le mani mi tremavano, nascoste dietro la schiena, ma la voce no.
Brad rise, incredulo.
"Scusa, chi saresti tu?"
"Qualcuno che ha cose migliori da fare che guardare quattro imbecilli comportarsi come se il bullismo fosse uno sport."
Il silenzio che seguì fu assordante. Uno dei ragazzi dietro Brad di nome Jake, credo fece un passo indietro. Brad invece si avvicinò, e da vicino era ancora più grande di quanto sembrasse.
"Stai attenta a come parli."
"O cosa? Spingerai contro un armadietto anche me?"
Inclinai la testa, cercando di sembrare annoiata anche se il cuore mi martellava nel petto.
"Senti, so che ti piace sentirti importante, ma prendertela con qualcuno per il cognome che porta è patetico. Lloyd non ha scelto suo padre. Tu invece stai scegliendo di essere uno stronzo, e quella è una decisione tutta tua."
Brad serrò la mascella. Per un secondo terrificante pensai che mi avrebbe colpita davvero.
Ma poi Jake tirò Brad per la manica. "Lascia perdere, andiamo."
"Sta zitta-"
"Brad. Dai."
Qualcosa passò tra loro. Forse Jake aveva notato il professore che girava l'angolo in fondo al corridoio, o forse semplicemente non voleva guai.
Brad mi lanciò un'ultima occhiata carica di veleno, poi si voltò.
"Questo non finisce qui."
Che originale, pensai, ma fui abbastanza intelligente da non dirlo ad alta voce.
Li guardai andarsene. Solo quando scomparvero dietro l'angolo mi resi conto che avevo trattenuto il respiro.
Mi voltai verso Lloyd.
Lui era ancora contro l'armadietto, ma adesso mi guardava. E i suoi occhi... era come se mi vedesse davvero per la prima volta, come se stesse cercando di capire qualcosa che non aveva senso.
"Stai bene?" chiesi, e la mia voce suonò troppo gentile dopo tutta l'adrenalina.
Lloyd sbatté le palpebre. "Io... sì. Credo."
Non si mosse.
"Sicuro? Hai sbattuto la testa piuttosto forte."
"È... non è niente."
Un'ombra passò sul suo viso, ci è abituato, lo fa sembrare niente perché è sempre così e qualcosa mi si strinse nello stomaco.
"Non dovrebbe essere 'niente'" dissi piano.
"Quello che fanno non è okay. E non è colpa tua."
Lloyd mi fissò. Per un lungo momento non disse nulla, e io iniziai a sentirmi stupida. Forse non voleva essere difeso. Forse ho solo peggiorato le cose. Forse-
"Perché l'hai fatto?"
La domanda mi colse di sorpresa. "Cosa?"
"Perché..." Lloyd si passò una mano tra i capelli, frustrato.
"Tutti sanno chi sono. Chi è mio padre. Chiunque altro avrebbe... guardato da un'altra parte. O avrebbe fatto finta di non vedere. Perché tu no?"
Perché mi sembrava ingiusto. Perché nessuno dovrebbe essere trattato in quel modo. Perché quando ti ho guardato ho pensato che sembrassi così stanco di tutto, e quello mi ha fatto arrabbiare più di qualsiasi altra cosa.
Ma non dissi niente di tutto ciò.
Invece scrollai le spalle, cercando di sembrare disinvolta.
"Non lo so. Forse perché odio Brad Chen?"
Lloyd sbuffò. Non proprio una risata, ma ci andava vicino.
"Quello è un buon motivo, in effetti."
"Vedi? Motivazione puramente egoistica."
Questa volta rise davvero. Solo un suono breve, sorpreso, come se non fosse abituato a farlo. Ma per un secondo il suo viso si illuminò.
"Y/N" dissi, prima che il silenzio diventasse strano.
"Mi chiamo Y/N, comunque. Siamo nella stessa classe di storia, credo?"
"Sì. Sì, lo so."
Lloyd arrossì leggermente.
"Cioè - ti ho notata. Non in modo strano. Solo... siediti in terza fila, vicino alla finestra, e a volte disegni sui margini dei quaderni quando il professor Wilkins diventa noioso."
Mi ha notata.
Cercai di non sorridere come un'idiota, ma fallii miseramente.
"È sempre noioso."
"Vero." Lloyd si staccò finalmente dall'armadietto, raddrizzandosi.
Era più alto di quanto sembrasse da rannicchiato così.
"Senti, Y/N... grazie. Per... sì. Grazie."
Le parole sembravano costargli fatica, come se non le dicesse spesso.
"Non c'è di che."
Rimanemmo lì, nel corridoio vuoto, mentre il sole del pomeriggio filtrava attraverso le finestre e disegnava strisce dorate sul pavimento. Avrei dovuto andare, l'armadietto, la campanella, le lezioni, ma non volevo muovermi.
E nemmeno lui, a quanto pareva.
"Sai.. " disse Lloyd, e c'era qualcosa di strano nella sua voce, qualcosa di caldo e incerto.
"nessuno mi ha mai difeso prima. Mai."
"Allora il mondo ha un sacco di gente codarda."
La campanella suonò.
Nessuno dei due si mosse.
"Dovrei andare" dissi, senza convinzione.
"Sì" concordò Lloyd.
Anche lui non si muoveva.
"Senti... potremmo... cioè, se ti va..."
Si morse il labbro, visibilmente nervoso.
"C'è un bar a due isolati da scuola. Chen's Noodles. Servono un tè verde che non è male. Se mai volessi... dopo le lezioni, tipo..."
Mi sta invitando fuori?
"Come un appuntamento?" mi sfuggì, e perché l'ho detto ad alta voce.
Lloyd diventò rosso fino alle orecchie. "No! Cioè - non - volevo dire - solo come ringraziamento, ma se volessi che fosse - cioè, non che io stia- non che tu-"
"Lloyd."
Lui si fermò a metà balbettio.
"Mi piacerebbe."
Gli sorrisi.
"E se fosse un appuntamento, non mi dispiacrebbe."
Per un secondo lui rimase perfettamente immobile. Poi qualcosa cambiò nel suo sguardo, la sorpresa si trasformò in qualcosa di più caldo e luminoso.
"Okay," disse e la parola suonava come una promessa.
"Okay. Allora... dopo le lezioni. Ti aspetto all'ingresso?"
"Ci sarò."
Mi girai per andare finalmente al mio armadietto. Avevo fatto forse tre passi quando la sua voce mi raggiunse.
"Y/N?"
Mi voltai.
Lloyd era ancora lì, nel corridoio illuminato dal sole, e mi guardava come se fosse la prima cosa bella che avesse visto in molto tempo.
"Grazie," disse di nuovo. "Sul serio."
E io sapevo che non stava solo parlando di Brad Chen.
Arrivai in classe con cinque minuti di ritardo, senza libri perché non ero mai passata dall'armadietto, e con un sorriso stupido che non riuscivo a controllare.
Il professor Wilkins mi lanciò un'occhiataccia. Io non ci feci nemmeno caso.
Perché da qualche parte in questa città i ninja proteggevano Ninjago dai cattivi e dai mostri. Ma oggi, in quel corridoio, ero stata io a salvare qualcuno.
E quel qualcuno aveva gli occhi verdi e un sorriso che mi aveva appena cambiato la giornata.
Forse tutta la vita.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Jun 11 ⏰

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