Urlai, alzandomi di scatto dal letto.
Era come riemergere dopo un tempo indefinito dall' apnea e riprendere una bella boccata d'aria. La sensazione era la stessa.
Ero accaldata, aveva sudato, mi toccai la fronte, tolsi il panno bagnato che vi era poggiato e lo lasciai sulla sedia che era accantonata al giaciglio su cui ero stesa.
"un brutto sogno" pensai, non mi ricordavo cosa avessi sognato.
Mi sdraiai nuovamente sul letto, presa da un leggero senso di nausea, regolarizzai il respiro e mi concentrai sulla stanza che stavo occupando in quel momento, una sorta di sensazione diceva che non era di mia proprietà. In essa aleggiava un profumo misto fra il tabacco e disinfettante, i mobili che riuscivo a vedere erano quelli che si affacciavano alla finestra, erano di un colore scuro, molto vicini al nero, rivestiti da una superficie di quarzo rosa, in mezzo, uno specchio gigantesco, erano posizionati di lato dal mio punto di vista.
Una parete a forma di L nascondeva il letto matrimoniale e il bagno. In cui solo allora, concentrandomi, udì il flebile suono di una doccia accesa.
In quel momento mille domande mi passarono per la testa: dove mi trovo? Chi è la? Quando sono arrivata qui? Perché non ricordo più nulla? Il panico mi fece tremare le mani, cercai di calmarmi facendo il punto della situazione:
Ho perso la memoria, probabilmente. Mi trovo in un posto a me sconosciuto con persone sconosciute, forse. Mi sento male e mi fa male dappertutto, la situazione non mi piace, non so che intenzione hanno e non so come comportarmi in questo caso, amici o nemici? Secondo l'idea più pessimista che mi viene in mente mi vogliono morta, magari no visto che sono qua, forse mi vogliono ancora viva perché vogliono torturarmi e poi uccidermi, probabilmente secondo loro so qualcosa di utile, qualcosa che io non so però, forse mi scuoieranno viva e mi daranno da mangiare agli squali, forse sono stupratori, questa cosa non mi piace per niente.
Ho dimenticato tutto quello che riguarda me stessa, com'è possibile? Questa amnesia è provvisoria? Spero di sì.
L'idea che mi dà un po' di speranza invece è quella che magari io mi stia sbagliando e sono capitata da delle persone di buon cuore e con nessuna intenzione a qualche sacrilegio satanico o quant'altro, forse sono da qualche conoscente, puo' essere che ho sbattuto la testa dopo una festa e sono da un familiare o un'amica.
Nel frattempo dal bagno uscì avvolta in un accappatoio rosa e con in testa un asciugamano arrotolato dello stesso colore, una ragazza, quando mi vide spalancò i suoi enormi occhi da cerbiatto color nocciola.
« Oh, ti sei svegliata! » si agitò, per poi correre dietro il muro a L, per vestirsi.
« Stai tranquilla, ora arrivo e parliamo ».
« Metti ansia » mormorai.
Una risata acuta echeggiò nella stanza « perdonami, come ti senti? ».
« Non lo so » sospirai, non conosco quella persona, credo, non so come comportarmi in questo momento.
Passo minuti buoni a rimuginare sulla presente situazione.
« Sono Sabrina » mi disse dolcemente porgendomi la mano, sussultai a quel gesto, non mi ero accorta che si era avvicinata poiché ero assorta completamente nei miei pensieri. Portava dei capelli chiari che li arrivavano ai gomiti, erano molto lunghi e altrettanto belli, indossava un paio di jeans chiari e una semplice camicia bianca molto carina.
« E tu? »
« Non ci conosciamo? » chiesi, escludendo delusa l'idea di un possibile amico o familiare.
« Non credo proprio, no... ti ricordi il tuo nome almeno? » chiese gentilmente, sedendosi sulla sedia accanto al letto, spostando il panno. Cercai di mettermi seduta anch'io, così da parlare faccia a faccia, ma una fitta alla schiena mi lasciò senza respiro.
« Non muoverti, rimani sdraiata e non muoverti » mi ammonì un po' agitata.
« Cosa mi è successo? » domandai ansiosa.
« Ora ti dico tutto quello che so, non ti preoccupare, solo, fammi controllare la tua situazione, ti va di collaborare? Capisco che sei piena di dubbi e hai mille incomprensioni, forse e probabilmente non ti fidi e hai paura, ma giuro che voglio aiutarti e non ho cattive intenzioni, okay? »
Annuì, non avendo altra scelta.
« Va bene, allora, partiamo dal principio. Sai come ti chiami?»
« No » sussurrai.
« Va bene, ti ricordi quanti anni hai? »
« No » ripetei.
« Sai dove siamo? »
« In una stanza, probabilmente la tua. »
Le comparve un dolce sorriso sul volto « Sì, ora ci arriviamo anche a quello. Su che pianeta siamo? »
« Terra » dissi decisa, quello lo sapevo.
« Bene, quindi hai perso la memoria solo sulla tua persona, a quanto pare su quella l'ipotesi era corretta » sospirò.
« Puoi dirmi ora come sono finita qua? » le chiesi con dolcezza, sperando su qualche chiarimento.
« Certamente » rispose lei mantenendo il sorriso dolce.
« Ti ha trovato Adam, un ragazzo che abita qua con noi, quel giorno c'era un acquazzone e ti ha portato qua dicendo che ti aveva soccorso dalla pioggia e che eri svenuta per strada, deliravi, parlavi in una strana lingua e ti lamentavi di continuo, abbiamo deciso di tenerti da noi finché non fossi migliorata, molti dicevano che probabilmente avevi perso la memoria o non avresti più parlato per via di un possibile trauma, perché Adam ti aveva vista cadere e hai sbattuto forte la testa, ma non avevi ferite » sospirò, « sono contenta che ti sei svegliata »
« Non sei l'unica qua? » chiesi cercando di capirci di più.
« No, siamo un gruppo esteso di persone che vanno e vengono, non posso dirti molto, magari più tardi ti presento quelli che abitano qua, ma ora dobbiamo pensare a te ».
« Sei stata tu a cambiarmi? » chiedo dando vita ad una delle tante domande guardando la maglietta e i pantaloncini corti che stavo indossando in quel momento.
« Sì, era il minimo che potessi fare, i tuoi vestiti sono in lavanderia e la giacca è attaccata all'attaccapanni » disse indicando con la testa l'armadio dietro di sè, poi il suo sguardo si fece più serio.
« Probabilmente te lo chiedo inutilmente, ma ti ricordi magari qualcosa se ti accenno ad un tatuaggio sulla schiena? »
« Sulla mia? In questo momento ho solo molto male, ma non mi ricordo di nessun tatuaggio, mi dispiace » sospirai.
« Dovresti vedere la tua schiena allora » disse preoccupata tirando fuori il telefono.
Mi mostrò l'immagine di me sdraiata sul letto a pancia in giù senza la maglietta, la schiena era coperta di lividi neri e segni simili a vene, che coprivano la schiena e una parte del bacino, dove di solito si dovrebbero vedere le ossa della spina dorsale vi erano delle macchie simili a buchi neri.
« Oddio » mi lasciai scappare, coprendomi la bocca con una mano.
« Scusami se l'ho fatta mentre eri svenuta, ma la cosa è preoccupante » disse riprendendolo.
Scossi la testa, poi annuì, non c'era problema.
Spostai la coperta dalle gambe e girai la gamba, in modo da vedere la coscia, infatti una linea viola partiva da sotto i pantaloncini e si propagava come le strade viste da una mappa, come una specie di albero, faceva il giro della caviglia e si fermava al pollice del piede.
« Bene, » sospirò Sabrina
« cerchiamo di trovare un identità alla misteriosa ragazza! Hai idee? » mi chiese poggiando le mani sui fianchi.
Mi ributtai sul letto a peso morto.Chi sono io?
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Gangsta
Science Fiction"Prima di discutere, respira. Prima di parlare, ascolta. Prima di criticare, esaminati. Prima di scrivere, pensa. Prima di far male, senti. Prima di arrenderti, prova. Prima di morire, vivi."