Quarto giorno pt1

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Quel giovedì mattina si presentava cupo e nuvoloso.
A Rose la pioggia piaceva. Stare nel Castello, quando fuori diluviava e guardare l'acqua scendere attraverso gli spessi vetri della Sala Comune con un buon libro da leggere, era una cosa che la rilassava tantissimo.
E in quel particolare periodo della sua vita, Rose aveva molto bisogno di rilassarsi. Ma la cosa sembrava impossibile.
Quella specie di giochetto con Malfoy, il fatto che suo fratello le tenesse ancora il muso, le occhiatine maliziose che Dominique le lanciava ogni volta che usciva fuori il nome "Scorpius", aggiunte alle altre occhiate che la gente gli lanciava ovunque, avevano alzato notevolmente il livello di stress a cui la pacata e responsabile Weasley era abituata.
Quel giorno fortunatamente, avevano avuto solo tre ore di lezione, come ogni giovedì; in realtà, la sera, alle dieci, ci sarebbe dovuta essere la lezione di Astronomia, ma molto probabilmente, considerato il tempo di quella mattina, sarebbe stata rimandata.

- Penso che me ne starò a poltrire fino all'ora di pranzo, per poi tornare a poltrire fino all'ora di cena - stava dicendo Albus, mentre insieme a Rose e Dominique, attraversava il grande corridoio del terzo piano, appena dopo l'ultima ora di Storia della magia.
- Una giornata impegnativa, insomma - commentò Dominique, mentre un gruppetto di Tassorosso la fissava allibito. Lei naturalmente, sembrò non accorgersene neanche.
Rose pensava che ormai la cugina, dopo diciassette anni, si era abituata a quel tipo di attenzioni che il genere maschile le rivolgeva ogni volta che entrava in qualsiasi posto.
- Perché mi sembra di scorgere del sarcasmo nella tua voce, cuginetta? - le chiese Albus, scompigliandole i capelli, cosa che mandava Dominique in bestia.
Naturalmente, ottenne il risultato. Dominique lo fulminò con lo sguardo, rivolgendogli epiteti poco consoni ad una signorina deliziosa come lei.
- Okay, ragazzi... finitela subito! - intervenne Rose, ma i due non sembrarono ascoltarla minimamente - In qualità di Caposcuola, vi ordino di smetterla! Al, Dominique! Non costringetemi a togliervi dei punti.
Questa minaccia attirò l'attenzione dei litiganti, che si rivolsero subito verso di lei.

- Ma Rosie! E' stato lui a cominciare! - si lamentò Dominique.
- Su Dom... - la consolò Albus, abbracciandola con un sorriso furbetto stampato in faccia - Sei sempre bellissima. Anche se adesso hai i capelli simili a quelli di uno spaventapasseri.
Quest'uscita gli costò un calcio ben piazzato negli stinchi. Come al solito, la precisione di Dominique non aveva fatto una piega.
- Ahia! - gridò lui, ma rideva ancora - Rose, hai visto cosa mi ha fatto? Perché non le dici nulla, adesso?
Rose rivolse al cugino un'occhiata divertita - Perché questa te la sei cercata, Al.
Dominique rise, schioccandole un bacio sulla guancia, mentre Albus scuoteva la testa.
- Ha ragione Scopius: quando le donne si coalizzano è la cosa peggiore - borbottò Albus a mezza voce, ma il suo commento non sfuggì a Rose.
Sentir pronunciare quel nome la spiazzò. Dominique rispose alla frecciatina di Albus, ma ormai la mente di Rose era proiettata su altri universi.
Dopo quello che era successo il pomeriggio precedente, Rose pensò che l'avvertimento che aveva dato a Malfoy aveva ottenuto gli effetti sperati. Lui le era rimasto alla larga tutta la sera, e quella mattina, a lezione, non si era seduto accanto a lei, ma si era limitato a farle un occhiolino quando era entrato in aula.
Natualmente, questo a Rose non bastava. Se quell'arrogante pensava davvero che lei non gli avrebbe fatto scontare, minuto per minuto, quella scena imbarazzante (Rose arrossì al solo pensiero) a cui l'aveva praticamente costretta la sera precedente, bè... si sbagliava di grosso.
Non sapeva esattamente come, ma l'avrebbe fatto. Sicuro.

- Oh, merda... il tempo sembra peggiorare! - imprecò Albus. Evidentemente, lui e Dominique avevano smesso di litigare senza che Rose se ne fosse accorta - Speriamo che domani non piova. Merlino, fa che domani non piova!
Il giorno dopo ci sarebbe stata la partita di Quidditch. Serpeverde contro Corvonero.
Grifondoro e Tassorosso avevano già giocato il mese precedente. Questa sarebbe stata la prima partita dei Serpeverde dell'anno.
- Fossi in te, Al, troverei un incantesimo per tenere asciutta la divisa! - gli disse Dominique, con un sorriso angelico.
- Per questo c'è Rosie - la rimbeccò lui, rivolgendo un'occhiata supplice alla rossa.
- Vedremo... - rispose Rose, con finta aria pensosa - Adesso devo passare un attimo in biblioteca a riconsegnare un libro di Rune. Chi viene con me?
Due sguardi vaghi e leggermente terrorizzati le fecero intuire la risposta - D'accordo, messaggio ricevuto. Ci vediamo a pranzo.

*

La ragione per cui la biblioteca era il luogo più silenzioso dell'istituto, era fondamentalmente una: non ci andava mai nessuno. A parte Rose, ovviamente.
Ed era proprio quello il bello della biblioteca: avere la certezza di poter stare sola e in pace con i tuoi libri e con i tuoi pensieri.
Fu per questo motivo che, quando Rose mise piede nell'ampio salone pieno di scaffali, sistemati in file ordinate, qualcosa attirò la sua attenzione. E questo qualcosa era nient'altro che un chiacchiericcio soffocato tra due voci.
Ma... non fu tanto questo ad incuriosirla. Quanto il fatto che una delle voci, una voce maschile, fredda e strascicata, le ricordava quella di...
Scorpius Malfoy? In biblioteca? Lui?
Le due voci provenivano da destra: Rose si incamminò tra le file di scaffali, facendo attenzione a non fare rumore. Strinse forte il grande tono che doveva riconsegnare e andò avanti di qualche passo.
Sì, la voce era sicuramente quella di Scorpius.
Una risata cristallina squarciò il silenzio del luogo. Era evidente che il proprietario dell'altra voce fosse una ragazza.
Una sensazione di indignazione fu sostituita da vera e propria eccitazione, alla velocità della luce.
Eccola. Voleva la possibilità di vendicarsi e le era stata servita su un piatto d'argento. Beccato dalla "ragazza" mentre ci provava con un'altra, fantastico. E il bello era che lui non avrebbe potuto obiettare, perché, aglio occhi di tutti ormai, loro stavano insieme...
No, troppo facile, pensò Rose. Con la faccia tosta che si ritrovava Scorpius Malfoy, questo non sarebbe bastato a farlo sentire minimamente in imbarazzo.
A meno che...

Depositò il libro sul tavolino e si aggiustò la gonna.
Dopodichè uscì allo scoperto, sbucando proprio di fronte al tavolino a cui erano seduti Scorpius e la ragazza.
Lei era di spalle, ma per Rose non fu difficile riconoscerla: era Belinda Johnson, ultimo anno di Serpeverde. Bionda, fisico longilineo, gambe lunghissime... era praticamente una delle ragazze più ambite della scuola. Contrariamente alle altre sue socie, però, Belinda non aveva un atteggiamento altezzoso e sprezzante nei confronti delle ragazza che, al contrario di lei non facevano parte della categoria "sono una dea".
Anche per questo era una delle meno odiate; Belinda si limitava ad ignorarle e loro, Rose compresa, facevano lo stesso. In sette anni, Rose era pronta a giurare di aver scambiato con Belinda un massimo di cinque parole. Non che la cosa le dispiacesse, anzi.
Un guizzo di preoccupazione attraversò lo sguardo freddo di Scorpius quando si accorse della presenza di Rose, che nel frattempo continuava a camminare verso di loro con passo deciso.
- Rose - disse, lasciando che il solito sorrisetto strafottente si disegnasse sul suo viso.
Belinda si voltò verso di lei, spalancando i suoi occhioni azzurri, vagamente infastidita.
- Ciao Scorpius - lo salutò sorridendo - Ciao, Belinda.
Quando la bionda ricambiò il saluto, Rose riuscì a scorgere dietro l'apparente gentilezza, un tono di disappunto.
Bè... poco male. Rose non aveva nulla contro di lei; poteva fare quello che voleva con Scorpius, ma solo dopo che Rose avrebbe finito.
E non aveva ancora iniziato.

Dopo un attimo di esitazione, tornò a guardare Il ragazzo che, elegantemente scomposto, sedeva sulla sedia, come un principe sul suo trono.
Con le gambe che sembravano non volersi muovere, Rose si diresse verso di lui e tentando di apparire il più naturale possibile, si sedette sulle ginocchia del ragazzo, passandogli le braccia intorno al collo.
- Mi chiedevo dove fossi finito - disse Rose, spietata - E' da molto che ti sto cercando.
Nonostante un momento di irrigidimento, lo sguardo di Scorpius sembrò rilassarsi ("Anche troppo", pensò Rose preoccupata), mentre faceva scivolare un braccio intorno al fianco di lei.
- Ehm, ehm.
Un leggero colpo di tosse interruppe il loro scambio di sguardi. Riscuotendosi, Rose non poté fare a meno di notare l'espressione ormai quasi offesa dell'altra ragazza.
"Pazienza", pensò la rossa, stringendo la presa intorno al collo di lui. Rose non voleva certo fare dispetto a lei, figurarsi. Il suo scopo era quello di umiliare Scorpius, come lui aveva fatto con lei il pomeriggio prima. Semplice.
Metterlo in difficoltà di fronte alla ragaza più carina della scuola, niente altro.
Dopodiché, potevano fare quello che volevano, una volta finita la settimana. Ma fino ad allora, Rose aveva il coltello dalla parte del manico ed era sua intenzione sfruttarlo per quanto le sarebbe stato possibile.
- Quindi voi due...? - disse Belinda, senza scomporsi, con tono allusivo.
- Sì - replicò all'istante Rose - Sì, noi stiamo insieme - cinguettò, reprimendo l'istinto di scoppiare a ridere - Diglielo anche tu, Scorpius!

Lui la fissò per un momento, un sorrisetto divertito ad incurvargli la bocca.
- Sì, è vero. Rose è la mia ragazza - disse Scorpius, con fare naturale, disegnando dei cerchietti sul ginocchio di Rose, lasciato scoperto dalla gonna. A quel tocco, Rose si irrigidì.
- Oh - Belinda  era visibilmente dubbiosa - Pensavo che fossero solo le solite, assurde voci di corridoio-
Rose ritenne saggio puntare sull'icertezza di Belinda. Magari sarebbe stata proprio lei a tirarla fuori da quel pasticcio...
- Perché, Belinda? - chiese amabile - Non ci credi?
"Ti prego, dì di sì! Dì di sì!"
- No, certo che no - si affrettò a dire Belinda, nonostante non sembrasse minimamente convinta - Ci credo, ma... ecco, non mi sembrava che tra voi ci fosse quel tipo di feeling...
Le perfette sopracciglia bionde disegnavano un arco altrettanto perfetto mentre lo sguardo azzurro di Belinda era puntato su Scorpius. Rose capì che era da lui che voleva una risposta.
Scorpius si limitò a ridere freddamente. Quasi con noncuranza continuò a eseguire i suoi disegnini immaginari sul ginocchio di lei, spostando sempre più su.
Rose era praticamente un pezzo di legno. Non riusciva a muoversi; aveva persino smesso di respirare.
- Credimi Belinda, il feeling c'è, eccome.
Quando la mano di lui era arrivato a metà coscia, continuando ad eseguire quel gesto sfrontato che pareva non voler smettere, Rose incrociò strette le gambe, incastrendo la mano di Scorpius, in modo da bloccarlo.

Scorpius le sorrise malizioso.
Che stronzo.
- Non è vero, Rosie?
Doppiamente stronzo.
- Sì, sì è vero.
"Merda. Mi sta incastrando. Un'altra volta."
Non poteva dargliela vinta di nuovo. Eppure stava succedendo, ancora. Doveva farsi venire un'idea, alla svelta...
- Sai, Belinda - riprese all'istante - Anche io pensavo che non ci potesse essere alcun feeling, come dici tu. Ma poi... - sospirò, sotto gli sguardi incuriositi dell'una, preoccupati dell'altro - Oh, Scorpius è così dolce! - continuò, zuccherosa - Dovresti vederlo... è come... un gattino!
- Un gattino? - chiese Belinda, confusa, guardando Scorpius.
Da parte sua, il ragazzo aveva assunto un'espressione semplicemente disgustata. Inorridita, proprio.
Rose esultò mentalmente, rincarando la dose.
- Sì. Sì un piccolo gattino cuccioloso! Sa essere davvero dolcissimo quando vuole... - continuò con un tono sognante che le stava facendo venire la nausea - E' vero, amore? E' vero che sei un gattino cuccioloso?
Puntò i suoi occhi in quelli color ghiaccio di lui.
Gattino cuccioloso. Probabilmente, il grande, forte, macho e virile Scorpius malfoy non aveva mai ricevuto un insulto peggiore. Mai.
- Tutto per il mio... amore. - rispose, ma non sembrava poi tanto convinto.
- Oh... ma che... bello! - esclamò Belinda, alzandosi elegantemente - Ragazzi, sarà meglio che vada. E' stato davvero... un piacere.

Attesero che la figura di Belinda scomparisse oltre la porta della biblioteca, prima di iniziare a parlare.
- Sempre con questi giochetti, Weasley - disse lui, facendo scoccare la lingua con fare annoiato.
- Piantala, Malfoy. Stavolta ho vinto io, ammettilo.
Lui rise - Avrai vinto una battaglia, te lo concedo. Ma non la guerra.
Lei sbuffò - Vincerò anche quella, non temere.
- Ti rimangono tre giorni, Weasley. Il tempo scorre... tic- tac, tic-tac.
Rose sapeva che lui aveva ragione. In effetti, all'inizio contava sul fatto che qualcuno si sarebbe accorto della loro finta. Ma... nessuno, oltre la sorpresa, aveva mostrato il minimo dubbio.
Davvero la fama, la reputazione di Scorpius Malfoy  erano così intoccabili che nessuno osava mettarle in dubbio?

- Tempo al tempo, Malfoy - borbottò lei - E adesso, togli all'istante la tua mano da lì, prima che io usi la mia bacchetta. E non sarebbe molto piacevole...
Scorpius rise ancora, buttando all'indietro la testa in un gesto molto attraente. Sfilò la mano dalle cosce di lei, molto lentamente, continuando a guardarla negli occhi e facendola rabbrividire.
- Come vuoi, Weasley. Ma se vogliamo essere giusti, devo farti notare che sei tu quella agguantata al mio collo. Non che la cosa mi dispiaccia, ovvio.
Rose avvampò. In effetti aveva ragione Scorpius: erano rimasti abbracciati come prima.
- Io non sto agguantata! - disse indignata, sciogliando la presa e rimanendo seduta sulle sue ginocchia - E poi, non hai voluto tu che mi comportassi da fidanzatina? - chiese - Mi pare di sì. E questo mi dà tutto il diritto, in quanto tua ragazza, di fare queste cose.
Come logica, non faceva una piega. Però, Rose si era fatta sfuggire un piccolo particolare...
Lo sguardo di Scorpius si assottigliò pericolosamente - Fammi capire. Siccome stiamo fingendo di stare insieme, tu, in quanto fidanzata, hai il diritto di fare determinate cose, giusto?
- Giusto. L'hai voluto tu, Malfoy, ricordatelo.
- Non me lo scordo, Weasley. Non me lo scordo - disse, sogghignando.
Rose lo guardò attentamente. Sentiva che qualcosa le stava sfuggendo... perché Scorpius aveva quell'espressione così vittoriosa?
Perché la scrutava in quella maniera?
Prima che potesse chiedere qualsiasi cosa, percepì la pressione della mano di lui sulla sua nuca.
Comprese quali fossero le intenzioni di lui poco prima che le labbra di Scorpius sfiorarono, con poca delicatezza le sue.

Avendola presa alla sprovvista, Scorpius non impiegò molto ad approfondire il bacio. La teneva stretta; per lei era impossibile divincolarsi. Nonostante un accenno di protesta, Rose si sentiva combattuta: da una parte voleva che lui la smettesse, ma dall'altra...
Fu un bacio violento. La titubanza di lei sembrava colmata dalla iena sicurezza di lui...
Rose sentì che stava definitivamente perdendo il controllo quando Scorpius affondò una mano nei capelli boccolosi di lei...
- Fermo!
Rose lo allontanò con tutta la forza che era riuscita a trovare.
- Che c'è? - fu la risposta sorpresa di lui.
Lei lo fissò scioccata - Come sarebbe a dire "che c'è"?.
- Cosa dovrei dire, Weasley? "Che compiti abbiamo per domani"?
Lei scattò in piedi. Arrabbiata. Anzi, no. Incazzata nera.
- Tu... tu non puoi! - sbottò - Non puoi fare certe cose e poi fare finta di niente!
Scorpius la guardò dal basso - Ti riferisci al bacio?
- Ovvio che mi riferisco a quello! - gridò lei - Tu...non puoi!
- E allora' - rispose lui, divertito - L'hai detto tu, no? Ufficialmente siamo fidanzati. Se tu hai il diritto di avvinghiarti a me... io posso baciarti. Il principio è lo stesso.

Continuò a fissarla, con espressione di sfida. Rose strinse i pugni forte, tanto che le nocche divennero bianche per lo sforzo.
Quel presuntuoso, arrogante.
Ma come si permetteva di trattarla così? Era offesa, indignata, arrabbiata.
Arrabbiata, ecco; era arrabbiata con lui perché era riuscito ancora una volta a prenderla in giro, ma era arrabbiata anche con se stessa, perché nonostante tutto, nonostante fosse sbagliato e assurdo, nonostante fosse solo uno stupido giochetto... quel bacio l'aveva travolta totalmente.
Con un moto di indignazione si allontanò da lui, ancora - Sei proprio... - sibilò - Ti odio.
Prima di voltargli le spalle, non poté fare a meno di notare lo sguardo seriamente colpito di lui, quasi preso alla sprovvista. Come se quel suo insulto avesse fatto centro.
Ma figurarsi...
A passo spedito si diresse verso la porta; i capelli ramati che ondeggiavano da una parte all'altra...
- Aspetta un momento, Weasley -  Rose percepì la stretta intorno al polso destro, stretta che la costrinse a voltarsi.
- Che diavolo ti prende? - sbottò Malfoy. Rose trattenne il respiro quando si trovò faccia a faccia con lui, che la guardava intensamente, bello e imponente come sempre.
- Lasciami stare - inutile tentativo di divincolarsi.
- Prima mi dici che hai fatto - inisistette lui, senza accennare a lasciarla andare.
Rose si morse le labbra, cercando una risposta pungente da dargli. Ma la sua mente sembrava momentaneamente in sciopero.
- Non ho fatto niente, contento? - disse lei, dura - Adesso, se non ti dispiace...
- Mi dispiace eccome, invece! - la interruppe lui - Devi almeno dirmi...
- Io non devo dirti proprio niente, Malfoy! - gridò lei. Con una forte scrollata liberò il suo polso, sotto lo sguardo sorpreso di lui - Ti do una notizia: io non sono come le tue bamboline, chiaro? Io non obbediscono ai tuoi ordini come fanno tutte quelle oche che ti vengono dietro!

Respirò affannosamente, rendendosi conto troppo tardi di aver urlato.
Da un momento all'altro sarebbe arrivata anche la bibliotecaria e li avrebbe sbattuti fuori. Ci mancava anche questa.
Scorpius invece, sembrava non curarsene minimamente.
- E' vero, Weasley - disse tagliente - Tu non sei come le altre.
Rose ingoiò il vuoto - Bè... lo prendo come un complimento.
- Non ho detto che lo sia.
- Non ho detto che voglio complimenti da te, Malfoy! - si inasprì di nuovo lei, notando lo sguardo freddo e distaccato di lui - Anzi sai che ti dico? Perché non li fai a Belinda i tuoi stupidi complimenti? Lei apprezzerebbe questo... ed altro.
Lui sembrò sul punto di ribattere qualcosa, ma si limitò ad afferrare il mantello posato sulla sedia poco distante da loro, senza guardarla.
- Lo farò sicuramente, Weasley -  disse, con il solito tono freddo e strascicato, molto diverso da quello coinvolto ed espressivo che aveva utilizzato fino a poco prima - Anzi, non vedo perché perdere altro tempo.
E detto questo, aprì la porta ed uscì, lasciando Rose confusa e arrabbiata, ma soprattutto completamente, fastidiosamente e inspiegabilmente afflitta.

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