Ero nel buio più profondo.
Non avevo più la forza di gridare.
Me ne stavo ranicchiata su un pavimento nero gelido.
Cosa mi sta succedendo?
Dove sono?
È come se stessi lottando...ma contro chi?
Domande, troppe domande, ma le risposte dove sono?
A un certo punto decisi di alzarmi e esplorare questo incubo.
Camminavo all'infinito ma sembrava che non fossi mai partita.
E poi capí tutto...non dovevo camminare...dovevo risalire, andare in alto.
Un po' incredula saltai e successe una cosa inaspettata.
Volai.
Avevo un bel paio di ali bianche, sembravo un angelo, piroettavo in aria, e ridevo, ridevo di gusto come non succedeva da anni.
Ma nella mia innocenza non avevo visto i pericoli che mi attendevano.
Delle grosse cornacchie facevano da guardia all'unica uscita possibile e sembravano molto arrabbiate.
Una di loro mi colpì e per poco non caddi.
Capí che non c'era possibilità di sconfiggerle allora ritornai a terra e cercai di pensare.
Mi sembrava di stare in prigione.
Chiusi gli occhi.
Pensai al mondo là fuori, chissà se qualcuno si era preoccupato per me.
Chissà se sarei mancata a qualcuno.
Poi pensai al mio ragazzo, a mia mamma, alle mie sorelle, e a mia nonna.
Mi ricordai di tutti i bei momenti passati insieme e aprì gli occhi.
Sarei uscita da quella prigione in qualche modo.
Guardai in alto e vidi che quei brutti uccellacci si erano appisolati e approfittai di questa possibilità.
Saltai di nuovo e come prima vidi le mie belle ali, poi saettai verso l'alto.
Ero vicinissima all'uscita ma le cornacchie si stavano svegliando, cercai in tutti i modi di andare più veloce ma...una cornacchia mi si buttò addosso e il suo becco mi fece un taglio profondo sul braccio.
Per un attimo non vidi più niente dal dolore ma mi buttai in alto uscendo da quell'incubo maledetto.Caddi in un profondo buco bianco, era quel bianco lucente che se lo guardavi troppo ti faceva male agli occhi.
Atterrai su un divanetto in pelle, bianco, ma non ero sola.
Di fianco a me c'era un bambino.
Aveva gli occhi neri come la pece e i capelli biondi.
Stava cantando una canzoncina mentre giocava con una macchinina.
A un certo punto si girò verso di me e mi disse 《Ti stavo aspettando》
Io avevo paura, pur avendo una voce da bambino sembrava che avesse la conoscenza di un adulto.
Non ero sicura di dove fossi, ma soprattutto non ero sicura se questo fosse un sogno o un incubo.
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Sangue Di Demone
FantasiUna ragazza vive con sua madre, le sue sorellastre e il suo patrigno,ma ha avuto una vita difficile popolata da incubi e continue sofferenze che aumenteranno non appena scoprirà di chi è figlia... Riuscirà a capire chi è?ma sopratutto risponderà all...